Sports Marketing: Evra, il Liverpool e Standard Chartered. Quando Lo Sponsor Chiede Scusa.

Quella fra Patrice Evra, difensore senegalo-francese del Manchester United e Luis Suarez del Liverpool è una gazzarra tanto nota quanto spregevole.

Breve riassunto per i meno pratici di Premier League e calcio inglese: circa nove mesi fa, durante l’incontro fra Manchester United e Liverpool, Luis Suarez offende con pesanti epiteti razziali il giocatore dello United. La cosa non passa inosservata e la Federazione squalifica Suarez per otto giornate. Le otto giornate passano, Suarez torna in campo e dopo poco le due squadre, su campi invertiti, si incontrano nuovamente. Nonostante la punizione, Suarez rifuta di stringere la mano di Evra, con un gesto che certamente finirà fra i più brutti degli annali 2012. Triplice fischio, lo United vince 2-1 e il sudamericano, nel tunnel sotto gli spogliatoi, è anche la miccia che innesca una rissa fra le due squadre.

Questa la vicenda, raccontata rapidamente e senza troppa dovizia di particolari. Non sta a noi dare giudizi di merito nè commentare una faccenda che non abbisogna di ulteriori argomentazioni. Certo è che la piaga del razzismo è uno dei retaggi peggiori ed insopportabili che il calcio, tutto il calcio, continua a tirarsi dietro, inquinando in maniera disgustosa stadi, campi da calcio e pagine dei giornali.

Quel che maggiormente ci interessa, come sempre, è il coinvolgimento dello sponsor in situazioni di emergenza, quali queste. La gestione dei momenti di crisi è infatti un momento importante della vita di ogni partnership e va affrontato con cura.

Il giorno seguente allo spiacevole episodio fra Evra e Suarez, i vertici di Standard Chartered (da qui in avanti SC), main sponsor del Liverpool FC, ha diramato una nota ufficiale. In questa nota la dirigenza aziendale si diceva rammaricata per l’accaduto e faceva presente di avere sostenuto una “robusta conversazione” con i vertici del Liverpool.

Non solo, dunque, SC ha commentato l’accaduto ma lo ha fatto contro gli interessi di un “suo” giocatore, senza cercare scuse, senza offrire interpretazioni alternative della questione, come invece sarebbe potuto balenare per la mente di altri.

Inoltre, e non è da meno, lo sponsor fa sapere pubblicamente di avere avuto una conversazione con la proprietà riguardo all’accaduto, lasciando trapelare ulteriormente di non avere gradito il gesto di Suarez.

Il comportamento di SC è encomiabile quindi per diversi motivi:

  • è tempestivo: a poche ore dall’avvenuto la nota pubblica era già stata rilasciata. in questo modo l’azienda dimostra di essere vicina e al corrente di quanto accade sul campo. La sponsorizzazione, in questo senso, non è intesa come un’operazione di marketing “one shot” ma come un’attività vera di partnership prolungata e continua, che impegna tanto il club quanto l’azienda in un continuo monitoraggio.
  • è ricco di contenuto:  dissociandosi dall’atteggiamento di un giocatore in particolare, e offrendo le scuse, SC ribadisce i suoi valori di onestà, di eguaglianza e di rispetto del prossimo. Paradossalmente, pur in un avvenimento negativo, l’azienda ci guadagna in termini di brand heritage e di sistema valoriale.
  • è autoritario: uno sponsor non è un semplice marchio su una maglietta o una firma su un contratto. SC con la nota ribadisce la propria volontà e il proprio esistere a prescindere dall’opinione del Liverpool e -anzi- comunica pubblicamente di avere contattato il club per chiarire l’accaduto. A livello di percezione esterna, quindi, SC va collocandosi ad un livello di eguaglianza (se non di superiorità) con il club.
Come detto, quindi, lungi dall’aver danneggiato SC ha creato un valore aggiunto. Questo non è un risultato casuale ma, al contrario, il frutto di un’attenta ed oculata gestione della sponsorizzazione.
By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nella foto: Il Liverpool in campo ad Anfield Road prima di una gara.
Picture by: Vincent Teeuwen - Flickr

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