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bagnaiaFrancesco Bagnaia è campione del Mondo Moto2 per l’anno 2018. Sembra quasi scontato dirlo oggi, dopo che il sogno di Pecco si è avverato e che l’Italia delle due ruote ha colto un altro successo iridato. Sembrava meno scontato dopo il primo anno -difficile- del piemontese in Moto3, quattro anni fa, in sella alla moto di quello Sky Racing Team VR46 appena presentato al mondo delle corse. E invece.

Il ragazzo di Chivasso, sguardo da bravo ragazzo e viso pulito, ha vinto la Moto2 nell’unico modo in cui si possono vincere Campionati del genere: con costanza, regolarità e metodo. Otto vittorie (nel momento in cui si scrive), dodici podi, nessuna caduta e pochissimi passi falsi: un bottino troppo lauto anche per uno sfidante eccellente come Oliveira. Al portoghese vanno l’onore delle armi e qualche rimpianto per non avere centrato l’obiettivo grosso quando contava.

È un campionato strano, quello della Moto2, terra di mezzo fra l’esuberanza indiavolata della Moto3 e l’Olimpo tecnologico delle leggende della MotoGP. Sarà probabilmente per quel bicilindrico Honda ricavato dalla CBR600 che poco ha da dire dopo tutti questi anni, o per la presenza di quei costruttori dai nomi difficili e così lontani da quelli che il grande pubblico è abituato a sentire, ma la classe di mezzo è probabilmente la meno amata delle tre sorelle del motomondiale.

Ma proprio questo campionato strano, questo liceo delle due ruote, ha il pregio di fare maturare tanto i piloti, che da piccoli scavezzacollo divengono robusti professionisti, attenti al lavoro con i meccanici, più maniacali nello studio dei tracciati, consapevoli dell’importanza dei dati e della telemetria. È un campionato di messa a punto, di precisione di guida, di lavoro.

Francesco Bagnaia detto Pecco (è così che la onnipresente sorella Carola storpiava il suo nome da bambina) ha vinto la Classe di Mezzo poiché è un pilota che è cambiato enormemente nell’ultimo anno e mezzo, mutando non tanto il proprio stile di guida, ma il proprio atteggiamento nei confronti di questo sport strano e bellissimo, che è un po’ una passione, un po’ un lavoro, un po’ un business.

Si badi bene, non è facile vincere qualcosa. Ma soprattutto, non è facile continuare a vincere qualcosa. La vittoria, e questo nello sport è sempre vero, è un frutto agrodolce, che tutti agognano ma che in pochissimi riescono a maneggiare. Vincere mette pressione, impone degli obblighi e cambia il panorama dei visi e l’orizzonte delle aspettative. Tutti vogliono vincere, ma in pochi sanno cosa succede dopo.

Bagnaia l’ha imparato a sue spese dopo che, in seguito alla vittoria del Qatar, è improvvisamente diventato il predestinato a vincere questo titolo mondiale. Vincere questo mondiale non era più, per usare una frase celebre, una cosa importante, ma semplicemente l’unica che contasse. Pecco ha tenuto fede all’impegno, correndo un mondiale pressoché perfetto e levandosi la soddisfazione con una gara d’anticipo.

È una vittoria dalle tante facce.

Una vittoria prima di tutto di Francesco, della sua famiglia e del suo gruppo di lavoro, che in questo sogno mondiale hanno investito da ben prima delle copertine dei magazine. È impossibile spiegare l’impegno, il sacrificio e l’ostinazione necessari ad arrivare sul tetto del mondo in una disciplina.

In secondo luogo, è una vittoria del progetto Sky VR46. L’Academy, che all’apertura a fine 2013 aveva fatto alzare più di un sopracciglio si sta dimostrando un vivaio solido e una scuola di prim’ordine. Lo dimostrano il trionfo di Bagnaia, ma anche il percorso di Morbidelli, la vittoria di Marini e tante altre tappe di crescita importanti. La storia recente dimostra che senza uno sforzo grassroot, senza una tradizione dal basso è impossibile emergere e trovare spazio in un sistema così impegnativo e dispendioso come quello imposto dal motorsport. Il gruppo costruito dal network televisivo e da Rossi sta facendo crescere forte una generazione di ragazzi interessante e che si rapporta con intelligenza e serietà al mondo del professionismo. E non è cosa da sottovalutare.

Infine, è una vittoria dell’Italia a due ruote, che per il secondo anno consecutivo porta a casa il titolo Moto2 -dimostrando che il nostro movimento è tutto tranne che finito- e che mette un altro pilota nostrano nella più importante classe motociclistica mondiale per l’anno prossimo. È un segnale confortante per il presente, ma soprattutto un ottimo biglietto per il futuro.

 

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