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balotelli

Questo blog parla poco di calcio. Solitamente queste pagine trattano di MotoGP o di Formula1, il core business di questa agenzia, e raramente il pallone è preso in esame. Quando se ne parla, più che per ragioni di cronaca è per ragionamenti di più ampio raggio.

E’ di queste ore la notizia dell’ennesimo colpo di cresta, si perdoni il paragone trico-sociale, del Mario nazionale all’aeroporto di Napoli. Presentatisi all’imbarco dopo la deludente partita con l’Armenia, i quattro milanisti azzurri si sono sentiti rispondere che il loro volo per Milano era stato annullato. Poteva finire qui? Ovviamente no, poichè mentre Montolivo, Abate e Poli prendevano baracca e burattini per tornare in albergo e partire la mattina dopo, SuperMario ha piantato la grana. I presenti all’accaduto hanno dichiarato di avere visto il centravanti lasciare furibondo lo scalo partenopeo non prima di aver tenuto banco per una buona mezzora con l’immancabile pandemonio di urla e rimbrotti. E ci risiamo.

Quella aeroportuale è l’ennesima gaffe mediatica di Balotelli e va ad arricchire un’antologia di cretinate, giganteggiante per dimensioni e portata, che ha di gran lunga superato i meriti calcistici del pallonaro bresciano. Dai tweet sull’anticamorra alle squalifiche per comportamento aggressivo, dai parcheggi selvaggi in giro per Milano fino alla odierna vicenda logistica, l’intero iter di Balotelli è continuamente costellato di piccole o medie intemperanze che non solo lo rendono antipatico a buona parte dello Stivale, ma gli complicano (se ne sta accorgendo) la carriera sportiva.

Purtroppo Mario è un segno dei nostri tempi. Ed a costo di scivolare nella retorica da birreria occorre fare notare come Balotelli sia molto di più che un calciatore: è un personaggio pubblico. E’ un tema vecchio come il mondo, ma che in Italia negli ultimi anni -complici gli atteggiamenti di politici, starlette e presunti divi del JetSet de noantri- è di straordinaria modernità. L’Italia non ha bisogno che SuperMario sia un monumento di magnanimità o saggezza, pretendere questo sarebbe altrettanto errato, ma ha bisogno che non sia un modello negativo. Si badi, questi non sono moralisimi ad capocchiam: la storia dello sport è pieni di divi stravaganti, borderline ed amanti della bella vita, da James Hunt a George Best (che dichiarava di avere speso tutto il suo patrimonio in alcool e belle donne, e il resto di averlo sperperato).

Mario per certi aspetti è però diverso: non ci si stupisce per l’uso che fa del proprio denaro (è suo, ne faccia ciò che vuole, ci mancherebbe), ma dell’uso che fa della propria persona pubblica. C’è un equivoco, al giorno d’oggi, circa la divisione fra il pubblico e il privato: siamo convinti che le due cose siano antipodiche, completamente opposte e che nella seconda tutto sia concesso mentre nella prima non nulla lo sia. Senza andare a scomodare Louis Althusser, che sosteneva che poco importa se un’azione è pubblica o privata purchè sia adeguato il suo funzionamento, Balotelli dovrebbe ricordare che il suo status non giustifica alcuna azione, specie se discutibile socialmente ed eticamente.

Al contrario di quanto si pensi, Mario non è più un ragazzo: ha 22 anni. Non sono tanti ma neppure pochi, specialmente per un atleta, ovvero un individuo per il quale il tempo trascorre in maniera molto differente da un non atleta. Balotelli è un atleta, ovvero qualcuno che pratica sport a livello professionistico, ma non un campione. Si è accontentato, stranamente, di essere un personaggio, come concedono i nostri tempi.

Ed è un peccato, perchè tutto questo folklore altro non fa se non mettere in secondo piano le abilità, sportive, di SuperMario. Che è e rimane un buonissimo calciatore con ancora tanto margine di miglioramento sia a livello tecnico che a livello di atteggiamento. Purtroppo per lui, le critiche sul Mario persona fanno terra bruciata attorno al Mario calciatore condannandolo, se qualcosa non cambierà in fretta, a sprecare il suo immenso talento.

Niente di nuovo.

Emanuele VenturoliRTR Sports

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