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Al termine del gran premio del Canada, che si è disputato a Montreal domenica scorsa, le prime parole di Jenson Button subito dopo essere uscito dall’abitacolo della sua McLaren sono state le seguenti: “In tutta la mia vita non sono mai stato così felice di potere scendere da un’automobile e andare a casa. E’ una sensazione terribile“. Una dichiarazione che ha il sapore della resa incondizionata, soprattutto se proviene da un campione del mondo del calibro di Button.

CRISI SENZA VIA D’USCITA – Era dal 2004 che la McLaren non andava così piano: all’epoca, Raikkonen e Coulthard faticavano a portare le vetture al traguardo a causa della loro pessima affidabilità e solamente nelle ultime gare, quando ormai Schumacher e la Ferrari avevano chiuso i giochi, si erano riportati davanti. Ma quest’anno la crisi sembra addirittura più nera: la MP4-28 non ha il passo gara delle sue dirette rivali, ossia Ferrari, Red Bull, Lotus e Mercedes, e i piloti fanno del loro meglio. La bravura di Button non è in discussione ma chiaramente, con il passare delle gare, le motivazioni diminuiscono e lo sconforto aumenta, di conseguenza le prestazioni del pilota inglese stanno calando a vista d’occhio: in passato, con una macchina all’altezza, Jenson ha dimostrato di essere un vincente, ma se gli metti tra le mani una macchina scadente (vedi la Honda del biennio 2007-2008) sparisce completamente dalle prime posizioni e precipita nell’anonimato. [pullquote1]In tutta la mia vita non sono mai stato così felice di potere scendere da un’automobile e andare a casa. E’ una sensazione terribile[/pullquote1] Dal canto suo, Sergio Perez è un pilota molto veloce e siamo sicuri che tra qualche anno sarà in grado di vincere più di qualche gran premio, ma per adesso dovrebbe preoccuparsi soprattutto di darsi una calmata, vista la sua irruenza ritenuta fin troppo eccessiva da quasi tutti i suoi colleghi, a cominciare da Kimi Raikkonen che nel gran premio di Montecarlo se l’è visto letteralmente arrivare addosso. Con la sua foga, il messicano ha rischiato di rovinare anche le gare del suo compagno di squadra, che più di una volta lo ha redarguito in pubblico.
Purtroppo per loro, la situazione in casa McLaren è destinata a non migliorare a breve: gli aggiornamenti aerodinamici che verranno applicati nel gran premio di casa, a Silverstone, non dovrebbero comunque consentirgli di ritornare nelle posizioni di testa e a questo punto il timore è che, da qui alla fine del campionato, la scuderia di Woking rischi di rimanere a secco in termini di vittorie per la prima volta dal 1996.MOTORI – Una delle cause principali che ha portato alla crisi della McLaren è sicuramente il rapporto, ormai ridotto ai minimi termini, tra la scuderia inglese e la Mercedes, che dal 1995 fornisce i motori al team di Woking. Da qualche anno, infatti, la casa tedesca ha deciso di concentrare la maggior parte degli sforzi sul team sorto nel 2010, trascurando così i suoi storici clienti.
A complicare ulteriormente le cose ci si è messa la Honda, che di recente ha annunciato che nel 2015 tornerà in Formula 1 per fornire i propulsori turbo V6 proprio alla McLaren: di conseguenza, il dialogo tra Woking e Stoccarda si è quasi azzerato.

WHITMARSH – Non è un mistero che Martin Whitmarsh, in quanto a carisma e personalità, faccia parecchio rimpiangere Ron Dennis: il vecchio team manager della McLaren non era di certo un mostro di simpatia, ma sapeva come far rigare dritto ogni componente del team, dai meccanici ai piloti, ricavando il massimo da ciascuno di loro. Sotto la gestione Whitmarsh, la McLaren ha commesso diversi errori strategici, come per esempio far uscire Button al momento sbagliato in qualifica. Come se non bastasse, è entrato a far parte dello staff anche Sam Michael, che con la Williams aveva solo fatto danni.

Alla luce di quanto avvenuto finora, si può proprio dire che Lewis Hamilton abbia fatto bene a lasciare la squadra che lo ha lanciato nella massima categoria e approdare alla Mercedes, dove invece le prospettive (almeno per il breve termine) sono decisamente migliori.

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Josefa Idem