In Formula 1

Maranello, Modena. In una stanza in penombra, al termine del Gran Premio di Germania di ieri pomeriggio,  un uomo guarda lo schermo di un computer con aria delusa. Come un mago cui il trucco, provato e riprovato nell’intimità del suo camerino,non è riuscito di fronte al grande pubblico, l’uomo mormora “Eppure…”

Ad Alonso e alla Ferrari l’azzardo tedesco non riesce. Non solo, il cavallino finisce con la medaglia di legno legata al collo, quella destinata al primo degli ultimi. Al contrario, gli allori spettano al padrone di casa, quel ragazzino biondo appena ventiseienne che infrange così il doppio tabù di non aver mai vinto nè in Luglio nè nella gara teutonica. Un bello smacco. Eppure.

Eppure gli uomini in rosso erano certi che la scommessa progettata dal calcolatore, un misto di creatività, calcoli e follia, li avrebbe visti vincitori. Dopo aver simulato migliaia e migliaia di volte lo stesso Gran Premio e aver calcolato tutte le variabili, avevano dato il volante ad Alonso e gli avevano detto “facciamo così”. E lo spagnolo aveva ubbidito, salvato gomme in qualifica e acconsentito a fermarsi ai box dopo tutti, trovando pista sgombra e gomme ancora in forze per compiere cinque, sei giri da campione e trovarsi davanti. Sulla carta, un piano perfetto,  l’unico davvero possibile.

Ma la carta nulla ha a che vedere con l’asfalto ruvido e bollente del pomeriggio tedesco, sul quale hanno dominato la classe sopraffina di Vettel e la ritrovata verve dei due in nero, Raikkonen e Grosjean. Altrochè bolliti.

Box Ferrari- Gp GermaniaNon ce ne vogliano gli innamorati (come noi, d’altronde) della Scuderia, ma quella di ieri, per la Formula 1, è una boccata d’aria fresca e sana, segno del fatto che un computer, da solo, non è ancora in grado di vincere una gara. Ce l’avesse fatta Alonso, ci sarebbe stato da preoccuparsi. Invece no, in questo sport meraviglioso contano ancora tante cose, prima di un calcolatore: contano i piloti, contano gli ingegneri, contano i nervi e il sangue freddo.

Qualunque fosse stato il responso del simulatore di Maranello, ieri non ci sarebbero state possibilità per Fernando, alla guida di una vettura inferiore e costretto a misurarsi con avversari di altissimo livello, pari addirittura a lui. Lo ha detto lui stesso, a fine corsa “non si possono correre le gare sperando che agli altri vada sempre male qualcosa”.

Peccato, dunque, per la Ferrari, ma bene per la Formula 1. Perchè ieri è stata gara vera, di piloti e di macchine, di tensione e non di chiacchiere. Ha vinto il migliore, Vettel, cui occorre oggi dare credito di essere un guidatore talentuso e in continuo miglioramento, freddo e preciso, mentre gli altri languivano nelle retrovie. Bravo, davvero bravo il tedesco, che ora ha 34 punti di vantaggio sul ferrarista e procede spedito sulla via che lo condurrebbe ad uno storico, incredibile, quarto titolo mondiale consecutivo.

Questa sconfitta, più delle altre, sia invece di monito ai nostri colori, che hanno tentato l’unico azzardo possibile, quello del calcolo informatico e sono rimasti scottati dalla dura prova della pista.

Infine, quanto successo ieri serva di lezione anche ai perenni detrattori, crticoni da bar e da divano, quelli che sostengono che questa F1 è agonizzante e inumana. È invece in grande salute, ed avvincente come non mai.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports
Picture from the web

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