In Formula 1

Monza i giorni dopo torna ad essere un operoso comune brianzolo. Arrotolata fra il Duomo, la Villa Reale e l’Arengario, Munscia è già tornata al suo silenzio. Il circo se ne è andato, sui suoi camion e con i suoi colori, portandosi via tutto e tutti, dai leoni agli stallieri. E’ bello il Gran Premio, qui. Le macchine le senti fin dalla pianura lontana e già il venerdì qualcuno in piazza tende l’orecchio e dice “sono arrivati”. Monza la aspettano tutti: piloti, costruttori, proprietari e fan, quella splendida festa rossa che i giornali anglosassoni chiamano semplicemente “the tifosi”. E’ bello il Gran Premio, qui.

Monza nei giorni dopo lascia agli appassionati e agli addetti ai lavori sempre qualche consapevolezza in più. Perchè Monza fa corsa a sè, storia a sè, e guarda dall’alto in basso il resto della stagione. Dall’alto della sua storia, della sua tradizione e dei suoi rettilinei, quei tre allunghi dove in pista devi buttare coraggio, perchè a trecentocinquanta all’ora la pista è larga poco più di un filo di lana rossa, e tanti soldi, perchè il pacchetto aerodinamico che serve qui non si può riutilizzare da nessun’altra parte.

Da Monza la Ferrari se ne va con un mezzo sorriso, uno di quelli i cui angoli calano di più ogni secondo che passa. Alonso ha rifatto la magia, partito decimo e arrivato terzo, confermando quel che si dice di lui, ovvero che “finchè avrà un volante per le mani sarà sempre pericoloso“. Ma, ancora una volta, Nando ha dovuto guidare impiccato, rasentando la perfezione assoluta della guida, costretto decimo dalla rottura in qualifica di un particolare tecnico il cui costo in ferramenta si aggira intorno ai dodici euro. Sfiga, già, si chiama così anche a Maranello.

A Maranello, altro ridente comune del Nord Italia, pregano per l’affidabilità e Domenicali in tal senso officia la funzione, segnando sul calendario i giorni che mancano alla fine di questa stagione che ha dell’incredibile.  I piloti del cavallino sono in stato di grazia, compreso Felipe Massa, che ha fatto egregiamente il suo arrivando quarto dopo avere fatto passare avanti lo spagnolo che neanche con la fidanzata al ristorante. A Felipe, prima o poi, qualcuno dovrà anche dire cosa fare l’anno prossimo, se rimanere con la Rossa o se cercar casa da altre parti, portando con se bagagli, burattini e la consapevolezza di essere un ottimo pilota cui la storia però ha riservato unicamente posti in seconda fila.

Da Monza a Maranello la strada è breve: neanche 200 chilometri e tredici euro di casello. Vedere i camion rosso fuoco sull’autostrada fa sempre una sensazione strana: si snodano pigri e quasi senza sforzo mentre riattraversano l’Emilia. Su quei camion Alonso ha caricato i 37 punti di vantaggio che lo separano da Hamilton, una dote preziosa che va assottigliandosi di gran Premio in Gran Premio e che per il momento dà ragione allo spagnolo su chi fosse davvero l’avversario più temibile.

Già, Hamilton. Il suo contratto è uno dei tanti grattacapo che hanno in questo momento a Woking, quartier generale della McLaren: lo rinnoviamo o no? Davvero è meglio farlo andare in Mercedes, incassando un sacco di soldi ma perdendo uno dei talenti più straordinari della F1 degli ultimi 10 anni? O conviene tenerselo, pregando che l’inglesino faccia il miracolo e riporti il Mondiale in argento? Bah. E’ solo una fra le tante domande, che -potete starne sicuri- comprendono anche la Ferrari e il suo strano destino, da peggior automobile del campionato a testa della classifica e ufficialmente auto da battere.

Nella ricetta originale di questa Formula 1 2012 c’erano anche le Red Bull, che a Monza hanno lasciato punti (tutti), morale (a terra), sportellate (Vettel ad Alonso) e speranze (perchè non è da tutti fracassare due alternatori due in un weekend). A Milton Keynes qualcuno sta passando delle pessime, pessime giornate, c’è da starne certi.

Adesso mancano 10 giorni a Singapore, un tracciato storicamente non favorevole alle modenesi, e far pronostici è difficile. Sul podio del Gran Premio d’Italia son saliti tre piloti che in Belgio una settimana prima erano stati buttati fuori alla curva numero uno grazie ad un Grosjean da etiilometro vero. Attendiamo con ansia.

Intanto a Monza il rumore se ne è andato e il weekend del villaggio pare già lontano. Gente concreta, questi lombardi. Come era la storia di quel progetto di illuminazione in Piazza Trento e Trieste?

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nella foto: Fernando Alonso e il Podio di Monza
Picture from the web

 

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