In Formula 1

Nella notte del Sud Est asiatico i flash dei fotografi sono tutti per Sebastian Vettel. In piedi sul muso della sua Red Bull, il tedesco torna al successo dopo più di cinque mesi. Le braccia spalancate e levate al cielo. La visiera del casco sollevata per sentire dritto sul viso i venticinque gradi della  città-stato a Sud della Malesia. Lo avevamo dato per spacciato e invece eccolo qui, a 29 punti dalla vetta. Se il calcio è imprevedibile dovreste vedere questa Formula1, roba da non credere.

Nel Parc Fermé intanto Fernando Alonso ha negli occhi lucidi di fatica il riflesso della pista illuminata dai fari. Un tracciato di nuova generazione, cittadino, pensato per i tifosi e non per i piloti, per lo spettacolo e non per la corsa. Se Spa e Monza si snodano morbide nei campi e fra i saliscendi delle colline brianzole, Singapore si spezzetta fra le vie, gli incroci, le piazze. 5.000 cambi di marcia a Gran Premio, cordoli altissimi e taglienti, curve secche e asfalti non omogenei. Qui non si corre, qui si compie il miracolo ad ogni giro. A Silverstone se sbagli una curva finisci nella sabbia. A Singapore finsici contro un Hotel. O una banca.

Contraddizioni e spunti di una Formula 1 che cresce ma che ancora non sa bene dove vuole andare. Pregi e difetti di un campionato dispettoso, in cui ci sono Kers e DRS ma in cui poi si corre di notte nei viali delle città. In cui i piloti sono eroi finchè vincono e mezze cartucce da saloon quando arrivano quinti, o settimi. Gioie e dolori di un mondiale che -chissà perchè- è sempre e comunque ostaggio compiaciuto degli pneumatici. Quelli che una volta si chiamavano solo “gomme” e che oggi fanno il bello e il cattivo tempo di questa F1, tanto che ieri una Force India con le coperture più nuove di soli 4 giri andava quanto una Ferrari. Anzi, più forte. Una Force India.

1.600 proiettori e 67 miglia di cavi elettrici, questo è il Marina Bay Circuit, ricavato dalle strade della città con la maggior densità di ricchi al mondo. Qui neanche le bandiere dei commissari sono normali: si usano le DigiFlag, tabelloni elettronici che si comandano con un telecomando. Volendo, la gara la puoi vedere anche dalla apposita ruota panoramica, il Singapore Flyer, 167 metri di altezza e prezzi, per un giro durante la gara, con cui in Italia ci puoi comprare una Panda ben accessoriata. E del colore che vuoi.

E’ una Formula 1 strana in cui ogni tanto ci si dimentica di chi corre. Venerdì, quando alle squadre sono state consegnate le timetable degli orari delle prove libere, qualcuno ha timidamente alzato la mano e fatto notare che in quegli orari c’era ancora luce naturale. E quindi? Beh, abbiate pazienza, ma qui si corre di sera. Ah, già. Va beh, spostiamo tutto un po’ in avanti allora. Grazie mille. Si figuri, non c’è di che.

Fernando Alonso è in testa a questo mondiale di contraddizioni. Per la testa gli passano tante domande, moltissimi dubbi, poche soluzioni. Se prima c’era Hamilton, che ieri a Singapore ci ha lasciato il cambio,ora c’è Vettel a incalzare da dietro. Fernando non vince, ma fa punti. Non è molto, ma per il momento è abbastanza. A Maranello sanno che ora bisogna fare di più, perchè la Rossa è affidabile ma lenta. Tutto il contrario di ciò per cui siamo conosciuti noi italiani, in buona sostanza.

Ma non è tutto. Perchè la bagarre mondiale, oltre ai suoi re (Alonso, Vettel, Hamilton) ha sul tappeto verde anche un sacco di Jack, capaci di sparigliare tutto e di rimescolare ben bene le carte. Raikkonen, per esempio (che ora è terzo in classifica mondiale), Button (che ieri è arrivato secondo) o lo stesso Webber. Schegge impazzite senza nulla da perdere, seduti su macchine velocissime, questi tre piloti rischiano di dare grattacapi seri e rubare punti preziosi ai primi della classe, con buona pace di tifosi e bookmaker.

Il 7 ottobre si va in Giappone, a Suzuka. Un circuito completamente diverso da Singapore. Al posto delle ruote panoramiche han messo i rettilinei, quelli veri. Al posto del Club degli Ufficiali ci han messo le vie di fuga. Buffi, questi giapponesi, davvero non san più cosa inventarsi.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nella foto: Sebastian Vettel
Picture via: bbc.co.uk

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