In Formula 1

2013-F1-Monza-Sebastian-Vettel-Red-Bull-big

Monza è la Shutter Island di Fernando Alonso. E’ la straordinaria festa rossa in cui il torero può fare tutto, mentre dai prati e dalle tribune si levano cappelli color fuoco e stendardi solcati dal cavallino rampante. Monza è una lingua d’asfalto velocissima, sui cui la Ferrari sfreccia senza consumare gomme e nervi. Monza è la Maranello in grande, il luogo della fede e dei pianti di gioia, in cui il circus celebra il suo gioiello più prezioso.

Monza in realtà è solo un’illusione e Sebastian Vettel solo una luce lampeggiante che si allontana sui rettilinei brianzoli, irraggiungibile.  Il tedesco parte primo, arriva primo e della festa Ferrari pare gliene cali poco, in verità. Secondo Alonso, poi, ubbidienti, gli scudieri. Nella Shutter Island italica il ferrarista lotta, aggredisce, inveisce in radio e poi fotografa il pubblico, il suo pubblico. E’ un grande e variopinto gioco di ruolo, in cui facciamo finta di dimenticarci del ragazzino biondo, là davanti, alla sesta vittoria stagionale, 55 punti di vantaggio sull’asturiano. Cinquantacinque, in lettere.

Eppure, come nel film di Scorsese, fin dall’inizio gli indizi per capire come sarebbe andata a finire c’erano tutti, con le due belve dell’Energy Drink austriaco a mettere in silenzio la gioia tricolore. Non doveva essere una pista Red Bull, questa, era pista da motori urlanti e da potenza pura. Silenzio. Poi capisci che ci risiamo quando nel long run di venerdì le due monoposto di Vettel e Webber girano esattamente con tempi da qualifica anche con la benzina e che hanno un passo stellare. Anche Maranello va bene, ma per mangiucchiare qualche millesimo fra le curve del parco bisogna bestemmiare, cambiare tutto, masticare insulti per radio e rischiare ad ogni metro. Gli altri vanno forti subito, da subito, con facilità. Vettel, in testa venerdì, sabato e domenica. Difficile non levarsi il cappello.

Sia chiaro, la Ferrari fa una gran gara per davvero e prova il tutto per tutto, anche a lasciare fuori Nando con delle gomme così così pur di rosicchiare qualcosa. E una gran mano la dà anche Felipe Massa, autore di una partenza al fulmicotone e bravo e generoso a lasciare pista al prestigioso compagno di squadra per facilitargli la teutonica rincorsa. Invano. La consolazione è quella di essere, dopo Monza, la seconda forza di questa Formula 1. La delusione, dopo Monza, è quella di essere la seconda forza della Formula 1.

Nella Shutter Island di Alonso, le fila le tira il tedesco della Red Bull, gestendo la gara a mò di burattinaio, allungando ed accorciando l’elastico a suo piacimento. Il suo muretto, è evidente, gode ad alzare la tensione in mondovisione con Team Radio tanto allarmanti quanto poco credibili. Hai problemi ai freni, ci sono noie al cambio, occhio all’anteriore sinistra. Fesserie, ovviamente, poichè quando il Kaiser 2.0 decide di fare il gap mette in fila sette-otto giri incredibili per poi rilassarsi, gestirsi e guidare con il famoso braccio fuori da vetro.

Dal MonzaSogno ci si sveglia solo con i fischi del pubblico rosso a Sebastian, quelli sì, brutti, perchè ingiusti per qualcuno che ha dominato con merito il fine settimana. Lui minimizza, sorride, calma gli animi, dice che se li aspettava.

Poi però guardi la classifica. Il film è finito. Si torna a casa.

By Emanuele Venturoli
RTR Sports marketing
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