In Marketing Sportivo, Sponsorizzazioni Sportive

Asian Talent Cup, British Talent Cup e ora Northern Talent Cup e Qatar Motorsport Academy vanno ad affiancarsi a programmi più “tradizionali” come il FIM CEV Repsol e la Red Bull Rookies Cup per delineare la Road to MotoGP: un modo per diventare piloti MotoGP ma anche un programma con cui il Campionato del Mondo sta costruendo il proprio futuro.

Come diventare piloti MotoGP e altre domande importanti

Come si diventa piloti di MotoGP? È una domanda che interessa tanti giovani e giovanissimi amanti delle due ruote e desiderosi di emulare le gesta dei propri eroi. Ma è anche, dal punto di vista del marketing sportivo, una domanda che può facilmente nascondere altri interrogativi fondamentali per il successo e il futuro di una disciplina.

Quella del medio e lungo periodo è da sempre una delle questioni che interessano di più gli organi dirigenti delle federazioni, i manager e le alte sfere del marketing dello sport. Se il breve periodo è infatti abbastanza prevedibile, in termini di audience, geografie e traiettorie, non è altrettanto semplice dire cosa accadrà quando questo o quel campione tramonteranno, quando questo o quel circuito abbandoneranno il calendario o quando l’ennesima introduzione tecnologica e di regolamento spariglieranno le carte in tavola.

Sia chiaro, dare prevedibilità al medio o lungo periodo e trovare rimedi agli imprevisti che riserva il futuro non è certo un tema appannaggio del motorsport, e men che meno delle due ruote e la risposta, in qualunque ambito, è lungi dall’essere trovata. Tuttavia, è ormai chiaro che ci sono alcuni elementi che -messi a sistema- garantiscono una prospettiva di successo più o meno solida. Peccando di semplicità, li definiremo come segue:

  • visibilità sui media
  • partecipazione grassroot
  • presenza dell’eroe nazionale
  • competitività
  • Presenza di investitori

Visibilità sui media

Abbiamo già parlato del complesso rapporto che c’è fra la popolarità di una disciplina e la sua visibilità su televisione, giornali e mezzi di comunicazione in generale. Banalmente, difficile che sia famoso qualcosa che non si vede. Come abbiamo già scritto il tema si complica quando si iniziano ad esaminare i rapporti fra pay-per-view e tv in chiaro. Un esempio, specie in Italia, è lampante: l’età d’oro di Formula 1 e MotoGP (all’epoca ancora Motomondiale, o 500) si è vissuta quando le due discipline venivano trasmesse in chiaro nel primo pomeriggio domenicale, divenendo così quasi una tradizione della famiglia.

Partecipazione Grassroot

Perchè uno sport continui ad essere popolare è necessario che venga praticato in larga misura dalle fasce più giovani di popolazione e che sia radicato nelle tradizioni sportive del territorio (questo appunto il concetto di grassroot). L’esempio supremo è il calcio: uno sport giocato dai ragazzini di tutto il mondo e amato -appunto- da tutti.

Presenza dell’eroe nazionale

Non è un mistero che le fortune su un territori di talune discipline siano strettamente legate alla presenza di un pilota, un giocatore, una macchina o un team provenienti da quella nazione. Basti pensare all’epoca di Luna Rossa, che ha per diversi anni fatto risorgere l’attenzione per la vela in Italia, allo straordinario successo di Valentino Rossi, alla meravigliosa vicenda sportiva di Federica Pellegrini. Si potrebbe continuare, ma è evidente che avere un campione in casa fa bene -anzi, benissimo- alla popolarità di uno sport in quel paese.

Competitività

Anche del tema della competitività si è già discusso in questo blog. È un discorso che potrebbe svilupparsi parecchio, ma che possiamo riassumere con una frase: nessuno vuole guardare uno sport noioso o in cui, per utilizzare un’espressione popolare, non c’è partita. Affinché i campionati siano avvincenti è necessario che gli organizzatori garantiscano battaglie appassionanti, duelli mozzafiato e momenti memorabili. Su questo tema, probabilmente, il campionato americano del basket NBA da anni rappresenta l’eccellenza.

Presenza di investitori

Ultimo ma non ultimo, è necessario che per fare vivere un’esistenza sana e longeva ad un determinato movimento sportivo esista un sostrato e un tessuto di sponsor, partner e investitori deciso a iniettare finanze in quella determinata disciplina. È palese che quello che lega investitori e popolarità è un doppio filo, ma è altresì evidente che nulla può nascere, e crescere, dove non ci sono aziende pronte ad investire nella suddetta crescita.

Road to MotoGP: costruire il futuro delle due ruote

Il progetto Road to MotoGP, formalizzato dalla Dorna poco tempo fa ma che in realtà racchiude componenti presenti da diversi anni, è il tentativo di coniugare tutti i temi menzionati in precedenza sotto un unico profilo.

Mirato a costruire percorsi di avviamento per giovani piloti intenzionati a raggiungere la top class delle due ruote, Road to MotoGP è tanto uno strumento sportivo quanto uno strumento di marketing.

La Dorna, lungimirante come sempre, sa bene che non potrà sempre contare sulla trazione, economica e di popolarità, di Spagna e Italia. Da questi due paesi, negli ultimi quindici-venti anni, sono arrivati non solo la maggior parte dei campioni del Mondo, ma anche la maggior parte degli introiti televisivi e di sponsorizzazione. “It’s an italian-spanish paddock, this one“, ci disse una volta una collega anglosassone, sottolineando con una sola espressione lo strapotere di queste due nazioni.

Eppure, e ciò è evidente a tutti gli addetti ai lavori, queste due nazioni hanno probabilmente già toccato l’apice della loro potenzialità, sia sportiva che economica e sono destinate o ad una stazionarietà o, per chi vede il bicchiere mezzo vuoto, ad una leggera ma costante flessione.

La Road to MotoGP rappresenta la campagna di espansione delle due ruote del futuro: un’esplorazione ragionata e coordinata per trovare nuovi territori, nuovi campioni, nuovi investimenti e nuova linfa.

Asian Talent Cup, British Talent Cup, Northern Talent Cup e Qatar Motorsport Academy

La Dorna sa bene che, come detto in precedenza, non ci può essere popolarità e futuro in nazioni in cui il motociclismo è poco praticato e non produce eroi locali. Asian Talent Cup, British Talent Cup e le neonate Northern Talent Cup e Qatar Motorsport Academy sono tentativi geolocalizzati e strutturati di far crescere il movimento in nazioni economicamente solide e potenzialmente interessanti per il futuro del Motorsport. Si vanno ad affiancare a programmi già esistenti, come il Repsol FIM CEV e la Red Bull Rookies Cup.

Se Asian, British e Northern si propongono di lavorare su territori in cui la motocicletta non è un oggetto sconosciuto (ma in cui occorre far crescere il profilo sportivo), il discorso è diverso per la Qatar Motorsport Academy.

Forte di un’economia solidissima e di un nutrito gruppo di investitori, il Qatar è un paese appetibile (come dimostrano i prossimi mondiali di calcio) per qualsiasi profilo sportivo. Il tentativo di espansione in questi territori è iniziato per la MotoGP nel 2004, con il Gran Premio di Losail che oggi segna l’apertura del Calendario Mondiale. Tuttavia, l’assenza di un movimento grassroot e  l’assenza sostanziale di cultura motociclistica, impediscono il decollo della disciplina.

La Qatar Motorsport Academy, che si svolge in parte in territorio spagnolo a causa delle severe condizioni climatiche del Qatar, ha selezionato 200 ragazzi da cui sono stati scelti 8 partecipanti alle ultime fasi del progetto. Tappa finale sarà il Gran Premio di Aragona, dove l’Academy parteciperà ai lavori dentro i garage di un team del Motomondiale.

Northern Talent Cup: il centro europa alla ribalta

Un punto del mappamondo che ha sempre rappresentato un’incognita per la Dorna è il centro del vecchio continente. L’area Mitteleuropea (composta fra le altre da Austria, Svizzera, Germania, Polonia, Repubblica Ceca) nonostante la presenza di diversi Gran Premi (Brno, Red Bull Ring, Sachsenring) e da importanti costruttori dell’industria del Motorrad (BMW, Kalex e KTM su tutte), e coadiuvata da un’importante tradizione motoristica, non ha però negli ultimi anni saputo esprimere significativi risultati sportivi.

Se infatti tantissimi sono, ad esempio, i piloti di successo provenienti da queste zone in Formula 1 e nei principali campionati a quattro ruote -Schumacher, Vettel, Hulkenberg, Wehrlein, ma l’elenco potrebbe continuare- sono poche le soddisfazioni a due ruote.

Supportato da copiosi investimenti di KTM, il programma della Northern Talent Cup mira a rimettere ordine nella faccenda, alla ricerca del prossimo Stefan Bradl o, ancora meglio, di un pilota austriaco che possa riportare in auge le sorti della casa di Mattighofen.

Ampliare le geografie, aiutare sponsor e sponsorizzazioni nella MotoGP

È infine necessario ricordare che l’intento della Dorna non è unicamente quello di promuovere uno schema di successo per alcuni territori, quanto piuttosto di ampliare il bacino d’utenza della MotoGP fino a farla divenire uno sport davvero globale per pubblico, addetti ai lavori e sponsor.

Sponsorizzare una disciplina che va forte in Italia come in Australia, in Qatar come negli Stati Uniti, in Giappone come nel Regno Unito significa dotarsi di uno strumento di marketing di assoluta efficacia per quelle aziende con interessi internazionali e distribuzione super-continentale. Essere partner di un team o di un atleta popolarissimi in una nazione ma sconosciuti nel resto del mondo (l’esempio del Lacrosse è calzante) è una vittoria solo a metà.

In questo senso la Dorna sa che deve offrire ai suoi sponsor e agli sponsor delle squadre del motomondiale un argomento di comunicazione unico, trasversale ed efficace se vuole mantenere altissimo il livello dei partner della MotoGP.

Ampliare i confini dello sport significa ampliare il palmares degli sponsor e dotare questi ultimi di una piattaforma di comunicazione più efficace. 

Anche da qui, in fondo, passa il futuro.

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Road to MotoGP: marketing reach e il futuro dello sport
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