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Alla fine anche il più forte dice basta. Lance Armstrong rinuncia di presentarsi al processo che l’USADA (la commissione antidoping americana) ha voluto per le accuse di doping e, così facendo, lascia che la commissione lo privi di tutte le sue vittorie e lo squalifichi a vita. E’ la fine, l’ultimo capitolo, la parola conclusiva su una fiaba, quella dell’uomo invincibile, che non ha lieto fine e che lascia ombre lunghe e tanta confusione.

Dare giudizi è impossibile, impensabile, in una vicenda così lunga, così complicata e con così tanti protagonisti. A chiuderla, una volta per tutte, è lo stesso Armstrong con una nota stampa pubblicata sul suo sito che comincia con “There comes a point in every man’s life when he has to say, Enough is enough“. Nella nota  stampa il 7 volte campione del Tour de France spiega con chiarezza perchè non si presenterà in aula, rinunciando alla difesa: troppo lunga questa vicenda, troppo stancante e -soprattutto- impossibile da vincere.

A difesa di Armstrong ci sono le centinaia, migliaia di test antidoping che il campione americano ha dovuto sostenere, tutti con esito negativo. Mai, nel corso della sua carriera, un campione di sangue o urina di Lance ha presentato evidenze di sostanze non consentite.

“Nonostante ciò che sostiene l’USADA -si legge nella nota sul sito lancearmstrong.com – non esistono prove delle loro infami e miserabili accuse. L’unica evidenza fisica è quella di centinaia di controlli, che ho sempre passato senza problemi. Mi sono sempre prestato a tali controlli a qualunque ora e in qualunque luogo, durante le gare, nei periodi di riposo. Sangue. Urine. Qualsiasi cosa mi abbiano chiesto, glielo ho fatto avere. A cosa servono questi test se poi chi decide non ne tiene conto?”.

Eppure la caccia alle streghe dell’USADA, capitanata da Travis Tygart, continua da ben 17 anni. Alla base del giro di accuse, l’idea che Armstrong potesse assumere sostanze dopanti normalmente non consentite dal regolamento ma accettate come parte del mix di farmaci utile a curare il cancro di cui il campione americano ha sofferto.

Già, il cancro. La malattia è stata parte integrante della storia, sportiva e non, di Armstrong. L’americano l’ha combattuto e l’ha vinto, sulle strade e negli ospedali. Contro il cancro Armstrong ha costruito una fondazione, che al momento in cui si scrive ha raggiunto quasi 500 Milioni di dollari da investire in ricerca. Contro il cancro Armostrong lotta da 15 anni, ben prima di vincere il suo primo tour de France. E, infine, per il cancro Armstrong si è ritirato, scegliendo di lavorare per la ricerca e per la prevenzione piuttosto che correre in bicicletta. Prima di discutere se sia legale o no il cocktail di farmaci assunto dal ciclista della Postal Service, occorre chiedersi se è etico, e morale, continuare ad accanirsi contro qualcuno che ha già annunciato il suo ritiro, che non ha fatto alcun male allo sport ma tanto bene alla gente.

Sia ben chiaro, e ci teniamo a ribadirlo con forza: non esiste pratica più detestabile ed odiosa del doping. E’ una risorsa meschina che tutto sporca, che priva del gusto della vittoria e che svilisce chi ne fa uso e lo sport che ne è affetto. Ma non bisogna confondere la battaglia al doping (che è sacrosanta, e deve essere combattuta con forza) con l’ossessione.

È un giorno triste per chi ama lo sport e gli atleti-mito – ha detto Travis Tygart, responsabile dell’USADA – questo è un esempio di come la cultura della vittoria a ogni costo, se lasciata senza controllo, prenda il sopravvento sulla competizione vera, onesta e sana. Ma per gli atleti puliti è un rassicurante messaggio che c’è un futuro per le nuove generazioni, si potrà competere a un certo livello senza l’uso di sostanze che incrementino le prestazioni.

Con queste parole ad Armstrong vengono tolti non solo i sette tour de France vinti, ma anche tutte le vittorie in competizioni ufficiali e la possibilità di partecipare a qualsivoglia gara a due ruote, dalla strada alla pista alla mountain bike. Viene cancellato dalla storia uno degli sportivi più vittoriosi che la nostra generazione possa ricordare. E viene cancellato nel modo peggiore, in un tribunale, con una nota sul giornale, facendolo passare per un furfantello qualunque trovato a rubare la marmellata dalla credenza.Non è così. Per chi l’ha visto correre e per chi ama il ciclismo, Armstrong rimarrà sempre il fulmine in maglia gialla che semina avversari per le strade della Francia.

E’ un giorno triste per lo sport. Su questo, almeno,  ha ragione Tygart.

Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nella foto: Lance Armstrong
www.twitter.com/emanueleRTR

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