In Marketing Sportivo, Sponsorizzazioni Sportive
Di Alessio Carcaiso - Football Contributor for RTR Sports Marketing

Sembra ieri vero? Eravamo un gruppetto di amici nel quale ognuno aveva il proprio ruolo: c’era chi doveva pensare agli snack, chi alle birre, chi spargeva la voce, chi metteva a disposizione la casa, chi organizzava la giornata e chi passava ore tra prese SCART, Smart Card, Gold Box e collegamenti vari. Questo in sostanza per la maggior parte delle persone era il viversi una corsa di Formula 1 su Tele+, un derby di Roma su Stream TV o una serata di Coppa Campioni non coperta dalle reti in chiaro e tutta da gustare grazie alla magia della tv satellitare.

Non c’era niente di pratico o semplice rispetto alle tecnologie di oggi, ma c’era forse più “magia” appunto.  Oggi infatti vuoi per la crisi che nella stragrande maggioranza dei casi costringe a centellinare le spese, vuoi per il fatto che l’obbiettivo principale delle nuove tecnologie sia l’ottenere tutto e subito perdendo col tempo il valore e il piacere delle piccole cose, tutto ciò è cambiato e queste vecchie usanze sono solo piacevoli ma del tutto opachi ricordi di un mondo che non tornerà. Ma questo non vuole assolutamente essere un pezzo nostalgico in memoria dei tempi andati, né una predica per il presente né tantomeno una sorta di consiglio per gli acquisti su quale pay tv scegliere.

Non serve la nostalgia per celebrare vecchie seppur piacevoli abitudini. Sarebbero inutili critiche personali o prediche relative alla situazione odierna sulla tv a pagamento, c’è già fin troppa gente che parla a sproposito quindi come sempre cercheremo solo di analizzare i dati di fatto. Mentre per quanto riguarda i consigli per gli acquisti.. Beh, il rapporto tra “domanda” e “offerta” è quanto di più semplice e complesso al tempo stesso esista sulla faccia della terra. E come ogni cosa contorta e affascinante, regala sempre sorprese nonostante previsioni quasi certe.

Quella che si vuole proporre oggi è solo una storia. Una storia raccontata come si raccontano le favole a  i bambini prima della buonanotte… Dunque, messi in chiaro questi fondamentali punti possiamo anche iniziare con il racconto. C’erano una volta due regni confinanti e rivali tra loro. I loro “sovrani” si chiamavano “Tele+” e “Stream TV”.  Tele+ offriva il meglio dei film, storie epiche e prime visioni in esclusiva oltre a grandi eventi sportivi. Ma non era abbastanza. I suoi “sudditi” pretendevano sempre di più e congiuravano alle spalle del sovrano (vi dice niente la falsificazione di Smart Card, causa principale del fallimento della piattaforma satellitare?), ritenendo eccessivo il  “costo della vita” (leggasi abbonamento) da esso propostogli.

Stream era più semplice, offriva eventi che Telepiù non aveva ma questo non bastava ai suoi sudditi. Ad essi non bastava differenziarsi da quelli di Telepiù, volevano il massimo. Fu così che i due grandi sovrani non ressero e decisero di sedare ogni malcontento e problema unendo le forze con un “matrimonio combinato” che generò Sky Italia.

Questo è il momento chiave della nostra storia. Sky Italia era la rappresentazione di tutto ciò che la gente aveva sognato negli anni della “guerra fredda” tra i due vecchi titani. Finalmente gli esigenti e mai paghi sudditi potevano avere il meglio del meglio, senza più convivere con quella “fastidiosa sensazione” che non permette di godersi appieno una passione sapendo che si potrebbe viverla in maniera ancor migliore.

Qualche anno dopo però, un terzo personaggio entrò nella storia. Mediaset Premium, questo il suo nome, era la soluzione ideale ed economica per quelli che erano stanchi di sentirsi “vincolati al re” (con questa nuova piattaforma infatti bastava acquistare di volta in volta, ricaricando la scheda come si fa per un cellulare sia nel caso si volesse vedere un film che per un evento sportivo senza nessun obbligo o vincolo). “Re” Sky era profondamente geloso dei suoi sudditi, tanto da ricoprirli d’oro (sconti fino al 50%!) non appena questi minacciassero di lasciare il regno (si stima che le cosiddette “finte disdette” fatte per ottenere sconti dal 2004 al dicembre scorso siano quasi superiori al numero effettivo di abbonati).

Premium così sfruttando questa “morbosa gelosia” si fece un nome, colpendo di fatto nell’unico punto debole di Sky continuando a proporre accordi semplici e senza vincoli. Ma come un avido giocatore di Blackjack non fa molto per evitare di superare il ventuno, Premium nel giro di poco tempo si mise sullo stesso piano di Sky con miniabbonamenti prima ed effettivi contratti poi (rinominati sagacemente “Easy Pay”).  Premium non appena acquisito il consenso di base necessario da parte dei suoi nuovi sudditi, rese praticamente impossibile la vita a quelli vecchi (non ha senso oggi acquistare una singola partita a €15 se con €29 al mese se ne possono vedere quasi un centinaio). Nel frattempo l’altro sovrano Sky fu colpito da vari malanni (eccessive spese per i diritti tv con conseguenti perdite di eventi e logica diminuzione dell’offerta, che con l’aumento dei prezzi ha portato a corpose perdite di abbonati) che cancellarono o quantomeno sbiadirono l’idea di “perfezione” che i più gli affibbiarono ai primi tempi.

Eccoci quindi arrivati al presente. Un presente nel quale una persona nella media si tormenta con la scelta “Sky o Premium?” equiparandola quasi all’eterno dilemma americano “meglio la Pepsi o la Coca?”. Appassionati di sport, cinema ed eventi che si improvvisano commercialisti e lavoratori nel settore della comunicazione. Tutti armati di calcolatrice e brochure per capire quale sia il miglior rapporto qualità/prezzo. Perché analizzando come detto in partenza solo i dati di fatto, possiamo facilmente intuire come Sky sia un’azienda che punta sulla differenziazione del prodotto al contrario di Premium che ha nel contenimento dei prezzi il suo punto di forza. Ma quindi  finisce cosi la nostra storia? Iniziata con due sovrani portati all’autodistruzione (Tele+ e Stream) e finita alla stessa maniera ma con soggetti diversi? No. Perché vedete in questo viaggio fatto poc’anzi , un viaggio decisamente fantasioso, scherzoso, ma con un chiaro fondo di realtà, Tele+, Stream, Sky e Premium, ecc.. sono stati sempre chiamati tutti “personaggi”.

Ma in una storia c’è soprattutto il praotagonista, e in questa storia il suddetto ruolo è ricoperto proprio dal telespettatore! E molti appassionati del settore o semplice gente alla ricerca di nuove emozioni e conoscenze, scruta all’orizzonte ombre e particolari giochi di luce che puntano in direzione del Qatar. Il Qatar mai come in quest’ultimo decennio sta acquisendo un’importanza vitale per l’economia di un qualsiasi settore, compreso quello televisivo.

Il caso più clamoroso e vicino a noi è quello che si è verificato da quest’anno in Francia con BeIN Sport BeIN è una piattaforma televisiva riconducibile al gruppo di Al Jazeera. E’ presente in Arabia, negli Stati Uniti, in Francia dalla scorsa estate e dalla prossima sarà anche in Russia. Prendendo a riferimento la versione francese della piattaforma, BeIN offre il meglio del calcio europeo con partite di Liga BBVA, FA Cup, Serie A, Bundesliga, Champions League, Europa League e ovviamente la Ligue 1 e Ligue 2. Per non parlare degli altri grandi eventi sportivi come l’NBA, la Boxe o il Giro d’Italia. Il tutto a €11 al mese.

Dietro a ciò si cela un uomo che i più informati potrebbero ricordare come un ex tennista professionista, ma del quale sicuramente tutti (specialmente i tifosi del Milan) hanno sentito parlare la scorsa estate. Il suo nome è Nasser Al-Khelaifi, uomo d’affari qatariota definito fin troppo semplicemente “sceicco”. Egli è meglio conosciuto come il presidente del Paris Saint-Germain o, per tornare in tema, come l’uomo che partendo da zero ha portato in Francia un modello di tv rivoluzionario che in meno di un anno di attività conta più di un milione di abbonati in territorio transalpino. Rapportando l’offerta e il prezzo ai competitor italiani le differenze ci saltano subito agli occhi. BeIN propone il meglio del meglio a €11 al mese.

Prezzo di lancio? Magari in parte. Fregatura? Forse. O molto più probabilmente è semplicemente la voglia di investire e lavorare con passione da parte di gente che potrebbe permettersi ogni cosa ma non è mai sazia ed ha bisogno di sentirsi ed essere protagonista. La voglia di offrire un qualcosa di diverso e rivoluzionario. La voglia di essere innovatori e di alimentare al meglio la fiamma della passione che arde dentro a milioni di sportivi e amanti dello sport. E tra le altre cose, qualche mese fa circolava insistente una voce che vedeva vicino l’ingresso di BeIN nel mercato italiano, chissà. Al momento però, così si conclude la nostra storia di “re caduti”, intrighi, “nuovi sovrani”, vecchi problemi, nuove speranze e sguardi al futuro…

Alla prossima puntata, sperando un giorno di ritrovare un po’ di quella magia che il vacuo mondo di “affari senza cuore” (ricollegandoci allo scorso reportage sui Rangers) ci ha sottratto in nome del Dio Denaro e a discapito della pura passione.

Di Alessio Carcaiso - Football Contributor for RTR Sports Marketing
Nella foto: Nasser Al-Khelaifi
Picture from the Web 

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