In MotoGP

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Nessun pazzo è pazzo, se ci si adatta alle sue ragioni“, diceva Gabriel Garcia Marquez in una delle sue opere più celebri, Dell’amore e di altri demoni. E’ una frase che ben si adatta alle ultime, concitate settimane di trattative MotoGp il cui culmine si è avuto con grossa probabilità, nelle ultime 24 ore.

Con l’ufficialità del passaggio di Cructhlow in Ducati Corse e dell’arrivo di Pol Espargarò in Yamaha Tech3, il roster delle squadre più altolocate del campionato si è quasi interamente delineato, con Bradl che starà probabilmente dove è adesso, ovvero in LCR.

L’arrivo di Cal Cruthclow in Ducati è certamente una delle mosse più importanti del mercato piloti di tutto il Motorsport degli ultimi tempi e va a completare un team che si è totalmente rivoluzionato negli ultimi due anni. La rossa di Borgo Panigale, dal 201o, ha cambiato piloti illustri tra cui tre campioni del mondo (Stoner, Hayden, Rossi), proprietà, guida tecnica e persino motocicletta. Cambiamenti non da poco, a seguito dei quali molti hanno speculato che la factory bolognese avesse perso mordente e orizzonti.

Sia chiaro: Ducati non è una moto come un’altra. Pur nell’Olimpo del motociclismo quale è il MotoGP, la sella di una Ducati ufficiale ha un gusto e un prestigio unico e prezioso. Ducati è un simbolo, uno stereotipo nel senso greco di “stereos” e “typos” ovvero “immagine rigida”: la moto per eccellenza. Un cavallo potente e indomabile, ben lontano dalla forza missilistica e chirurgica del motore Honda o dalla perfezione geometrica del telaio Yamaha. L’amore per questa casa, da sempre, trascende le ragioni, sia per i comuni mortali che per i piloti.

Di amore e di altri demoni si deve parlare quando si commenta la scelta di Crutchlow e il mutamento conseguente del panorama del MotoGP. L’inglese avrebbe potuto rimanere in Tech3, prendere una somma di danaro cospicua e ottenere anche -in cambio del sacrificio di rimanere in un team satellite- la possibilità di puntare i piedi chiedendo ed ottenendo il medesimo pacchetto di Lorenzo e Rossi. Fosse rimasto, avrebbe guadagnato più soldi e avrebbe avuto una moto migliore da subito, questo è certo.

Eppure l’inglese è un orgoglioso, un combattente. E allora via, verso Borgo Panigale e quella rossa che negli ultimi anni nemmeno Valentino Rossi ha saputo domare. Una sella ufficiale, un compagno di squadra -Dovizioso- non troppo ingombrante ma neppure reticente, una nuova avventura. Il fascino di questa scelta è percepibile fin da qui, se ne possono assaporare i profumi e i sogni di gloria.

Tuttavia, se anche di demoni bisogna parlare, la mossa di Crutchlow ha anche un altro lato della medaglia, più oscuro e meno celebrato.

La scelta del britannico è stata, prima di tutto, una scelta di Yamaha. Crutchlow aveva chiesto un posto in Yamaha Factory Racing, ma la risposta è stata “picche“. Jarvis ha già nel garage il pilota più forte del mondo (Lorenzo) e la leggenda del motociclismo (Rossi): di Crutchlow c’era ben poco bisogno, specie adesso che pace fra gli antichi contendenti sembra fatta. Cructhlow, a 27 anni, non è forte come Lorenzo, non ha il carisma e l’esperienza di Rossi, non è veloce come Pedrosa e non è talentuoso e potenziale come Marquez. Messa giù così, dura e cruda, è una verità non facile da digerire.

A Cal viene affidata una moto difficile, con tanti problemi, in un team cui adesso mancano risultati ma sopratutto fiducia e direzioni certe. La difficoltà principale risiede nel fatto che Ducati non ha un solo grosso problema, ma ne ha molti di media entità. Fermando il tempo ad oggi, Crutchlow è potenzialmente seduto su una moto con tanti problemi sull’anteriore e sulla frenata, sulla percorrenza di curva e sul mettere per terra la potenza in maniera efficace. Inoltre, come se non bastasse, è una moto diversissima dalla Yamaha di adesso, così guidabile, così precisa. Sì, sarà dura, ma è chiaro che proprio nella sfida sta il bello.

Intanto, chi saluta è Nicky Hayden. L’americano aveva già detto a Laguna che non sarebbe stato della partita per il 2014. Bagagli fatti, insomma, e destinazione ignota. Potrebbe essere Honda, una moto satellite, o Superbike, chi lo sa. Di certo la casa emiliana perde un elemento importante dal punto di vista dell’immagine, del peso a livello umano, del significato a livello di vendite. Come già detto in questo blog, Hayden ha fatto decollare le vendite di Ducati nel suo paese e rimane uno dei piloti più amati del Mondiale. Non è cosa da poco.

Se ne va da gran signore, quale è sempre stato, senza sbattere la porta e senza mostrare il ruolino di servizio che lo ha visto parte lesa in anni difficili. Già, perchè fatela voi la seconda guida dietro a Valentino Rossi in groppa a una moto che non cammina, e vediamo se non vi spazientite.

Certo è presto per tirare conclusioni, ma in poche ore tutto sembra già cambiato. Eppure c’è ancora metà stagione da correre: forse con questo gran caldo, la testa vola già all’inverno.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
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Showing 2 comments
  • Avatar
    Nicola
    Rispondi

    ” Ducati non è una moto come un’altra. Pur nell’Olimpo del motociclismo quale è il MotoGP, la sella di una Ducati ufficiale ha un gusto e un prestigio unico e prezioso. Ducati è un simbolo, unostereotipo nel senso greco di “stereos” e “typos” ovvero “immagine rigida”: la moto per eccellenza. Uncavallo potente e indomabile”
    “Già, perchè fatela voi la seconda guida dietro a Valentino Rossi in groppa a una moto che non cammina, e vediamo se non vi spazientite.”
    oh mio dio questo articolo è la faziosità

    • Emanuele
      Emanuele
      Rispondi

      Non mi pareva. Ma può darsi che fossi trasportato dall’entusiasmo del venerdì, chi lo sa.
      Ciao.
      E

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