In Marketing Sportivo, MotoGP

Lavoro nello sport da oltre 20 anni, tanta F1 all’inizio e poi una passione sconfinata per le due ruote.

Prima per altri, poi direttamente con un’agenzia che si occupa di sport, di marketing sportivo e sponsorizzazioni. Per essere più precisi: RTR Sports Marketing Ltd. Perchè il cambio verso le motociclette? La risposta è abbastanza semplice. Più spettacolo, l’equilibrio precario, le quattro ruote che iniziano a diventare molto complicate, difficili da capire e l’ascesa di tanti campioni italiani. La Romagna, e non solo quella, che domina sulle piste della MotoGP.

E adesso che succede? Perché queste considerazioni? Per il timore che il giocattolo si smonti.

Si perché dopo aver assistito alla crescita esplosiva del motomondiale, dopo aver testimoniato lo sdoganamento delle moto anche a casa della casalinga di Voghera (che come sempre, non me ne voglia, si fa per dire), credo l’intero movimento si stia restringendo anche a causa della modalità di diffusione dello sport.

I canali specializzati, quelli a pagamento per intenderci, hanno -complice anche una interminabile crisi economica- iniziato prima ad erodere un’audience conquistata in anni di battaglie sulle piste, condite anche dalle ben note scaramucce tra Rossi e l’avversario di turno (Biaggi, Gibernau e Stoner solo per citarne qualcuno) ed in seguito a bloccare il meccanismo di reclutamento dei nuovi appassionati, i ragazzini che una volta erano esposti in automatico tra una lasagna ed un raviolo alle gesta dei nostri.

Adesso le meravigliose trasmissioni dei canali a pagamento (perchè, e questo va riconosciuto, la qualità di talune produzioni è davvero stellare) sono per pochi, per lo zoccolo duro…. Ma tra 15 o 20 anni, quando questo zoccolo sarà troppo vecchio per azionare il telecomando, saremo stati in grado di aver trovato dei sostituti? O dobbiamo aspettarci un drammatico calo di popolarità della MotoGP?

A tutto ciò si aggiunge il fenomeno delle trasmissioni piratate, certamente l’audience è più grande di quella ufficiale… ma come si può dimostrare ai clienti che gli occhi a disposizione sono molti più di quelli degli abbonati? E tutti ne subiscono un danno.

Gli sponsor, nel frattempo, se ne sono accorti. Perché, se certamente si può parlare di un target altospendente e di maggiore appeal, è anche necessario fare i conti con il restringimento della massa critica e con l’incognita sul futuro della stessa. Diventa quindi sempre più difficile finanziare l’attività per le squadre, se parlando di numeri le aziende ti dicono, “eravamo abituati a 4 milioni di telespettatori, quanti ce ne sono adesso?”

Io credo che il futuro dei campionati sportivi, per lo meno di quelli in grado di produrre l’evento a livello televisivo, sia quello di rivolgersi direttamente al cliente finale in grado magari di acquistare una singola corsa a una cifra accessibile (come ad esempio due euro), da guardare in streaming sul portatile, da proiettare sulla Smart TV, da gustarsi sul tablet sotto l’ombrellone.
Solo le grandi audience potranno riaccendere l’interesse dei grandi sponsor, e solo la possibilità di accedere a basso costo potrà far rientrare i fan facendo così  ripartire il circolo virtuoso che porta a conquistare i ragazzini.

Il modello evento–>TV–>cliente finale dovrà essere sostituito da quello Evento–>Cliente finale. Quest’ultimo, nell’era del cloud, è abituato a pagare per i servizi on demand…per quale motivo dovrebbe acquistare un pacchetto molto costoso se è interessato solo a una parte minima di quanto contenuto nello stesso?

Lo spettacolo è bellissimo: è la modalità di distribuzione che secondo me adesso va rivista. Bisogna avere il coraggio di cambiare. Oggi tutti parlano di disruptive business models: speriamo ci si arrivi rapidamente anche nel nostro mondo.

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