In Calcio, Marketing Sportivo, Sports Marketing, Sports Partnership

Se è vero che, nello sport come nella vita, occorre toccare il fondo per risalire al massimo beh, il Borussia Dortmund ne è l’esempio più lampante. Salito alla ribalta grazie agli ottimi risultati fin qui ottenuti in Champions, vedi il pareggio che sa di vittoria ottenuto ieri sera al Bernabeu al cospetto di Mourinho, per gli addetti ai lavori è solo la punta dell’iceberg rappresentato dal progetto economico-sportivo esemplare che ha riportato i gialloneri ai fasti di metà anni 90.

Ma cerchiamo di capire le ragioni che hanno portato alla rifondazione che strategica che ha condotto a questi giorni di gloria.

Primi anni del nuovo millennio,  dopo il titolo raggiunto nel 2002, la sfortunata campagna europea in Champions da il via al collasso del team che si trova a far fronte in poco tempo con un pesante indebitamento da cui appare impossibile sfuggire vendendo soltanto i gioielli in campo. Arriva così la decisione più sofferta per l’intero ambiente: vendere quanto di più prezioso, di più intimo, la propria casa. Il WestfalenStadion, l’impianto dalla capienza e dalla media spettatori più alta di tutta la Bundesliga, teatro di sfide indimenticabili anche a livello europeo come Italia-Germania del Mondiale 2006 e scenario che niente ha da invidiare ai più famosi Old Trafford o Emirates, tanto per fare alcuni esempi.

L’onda giallonera della SudTribune, la curva calda che mediamente “arruola” tra i 20 e 25mila tifosi, capisce il momento e seppure con il cuore a pezzi, comprende che è la scelta giusta oltre che l’unica, per permettere alla squadra di sopravvivere. L’impianto passa così nelle mani di Florian Homm, uomo d’affari di fiducia che fondamentalmente attende quel lieto fine un pò a sorpresa in un ambiente di squali come il mondo del calcio.

Nel 2004 infatti la dirigenza del Borussia, sistemati i segni rossi nei libri contabili, finanziandosi con un mutuo la cui fine è inizialmente fissata per il 2017 riacquista lo stadio ma i brividi non finiscono qui: nel 2005 viene saltata una rata e quando l’orlo del baratro sembra alle porte, arriva il taglio dei tassi di interesse che concede la riorganizzazione aziendale e soprattutto l’ingresso tra gli sponsor del colosso assicurativo Signal Iduna, da cui deriva l’attuale denominazione dello stadio. Oltre ad un flusso di contante che è ossigeno puro. Per le casse societarie ma non per i successivi risultati della prima squadra che rischia più volte la retrocessione prima di trovare la stagione della svolta, 2010/2011. Conquista a sorpresa del Meisterschale, un calcio totale come non se ne vedeva dai tempi dell’Olanda del ’74 e l’esplosione di talenti come Nuri Sahin, Lucas Barrios e Shinji Kagawa. Il resto è storia dei giorni nostri, il titolo bis della stagione scorsa e una squadra di assoluto livello europeo grazie alle nuove leve Gotze, Grosskreutz, Lewandowski o Reus, già obiettivi di alcuni Top Club, grazie anche al figurone che i gialloneri stanno facendo in quello che a Settembre era sicuramente il girone di ferro della prima fase di Champions, in compagnia di City, Real e Ajax. Inutile dirvi che i ragazzi di Jurgen Klopp, guru vero della panchina, ad oggi sono in testa al girone e la qualificazione pare cosa fatta, salvo profezie Maya.

Stabilità quindi, alla base di tutto questo, che l’attuale dirigenza non vuole perdere e anzi si batte affinchè quanto vissuto dieci anni fa non capiti più. In questo senso vanno le parole del Ceo del team, Hans-Joachim Watzke, il quale recentemente si è appellato agli organi preposti per far luce su casi di sponsorizzazioni “poco limpide” come quella tra Etihad e Manchester City. In nome di un Fair Play Finanziario che se regola deve diventare, lo deve fare a tutte le latitudini e senza giochi sporchi e provvedimenti a pugno duro per coloro che cercassero di aggirarlo.

Efficienza tedesca? Efficacia, più che altro, e guai a chiamarlo luogo comune.

By Alberto Malaguti - RTR Sports Marketing
Nella foto: la celebre SudTribune - Picture from the web

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