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Della rissa di venerdì scorso, a porte chiuse negli spogliatoi dell’Inter, se n’è parlato per tutto il fine settimana. Il mondo del calcio e dello sport tout court, punta ancora una volta i riflettori su Antonio Cassano, protagonista, per dirla alla Capello, dell’ennesima“cassanata”.

Dopo le corna all’arbitro Rosetti, gli insulti al direttore di gara Pierpaoli e i diverbi storici con Garrone (il presidente della Samp recentemente scomparso), questa è la volta di Stramaccioni. La lite, avvenuta dopo l’allenamento di venerdì scorso, prima trapelata da indiscrezioni e poi rivelata dallo stesso coach, ha riconfermato a pieni voti l’indole insofferente del giocatore barese e la sua connaturata predisposizione al contrasto. Incrinato dunque l’idillio intessuto con lo Strama. A rischio la reputazione dell’intero team neroazzurro che, dopo l’infortunio di Milito, stava riponendo grande fiducia nei piedi di Fantantonio, oltre che nel suo discutibile self-control. A confermare poi lo scossone inferto alla squadra è stata la mancata convocazione del calciatore per il match di domenica scorsa con il Catania. Non abbassano la tensione gli innumerevoli sondaggi e scommesse lanciate dalla Gazzetta dello Sport, sulla probabile presenza o meno della punta dell’Inter agli allentamenti ad Appiano Gentile.

Una cosa è certa: nessuna scusa sembra essere arrivata alle orecchie dell’allenatore. In tutta onestà bisogna ricordare che il campione di Bari Vecchia, non è di certo il primo dedito a simili cadute di stile: il popolo del Meazza ricorda ancora le scivolate di Mario Balotelli che, sempre indossando la stessa maglia, aveva dato più volte spettacolo, esibendosi in aperti gesti di sfida. Purtroppo pare che nessuno di questi fuoriclasse abbia saputo cogliere l’esempio della forza umana, serietà e correttezza del capitano-gentiluomo: il grande Javier Zanetti. Ancora una volta nella vetrina affacciata sul mondo del calcio, sempre molto attenta ai gesti eclatanti delle star “dai tacchetti di ferro”, quasi ci si dimentica di chi invece, qualche lezione di spirito sportivo e vero amore per il calcio, prova ad impartirla. A farlo è la stessa Inter. Non si piange addosso il club di Moratti che torna a casa, dalla difficile trasferta in Sicilia, con punti fondamentali per il piazzamento in Europa. Una rimonta clamorosa quella dei neroazzurri al Massimino: dallo svantaggio di due goal nel primo tempo alle tre reti vincenti finali, messe a segno contro gli uomini di Maran.

Un modo semplice, ma efficace, per dire che un team di professionisti seri, composto da atleti che pensano a giocare nel rispetto della società e dei tifosi, non ha bisogno di prime donne per vincere. Servono invece i polmoni, le gambe e la testa di undici uomini in campo, ma soprattutto un cuore unico che batta sotto la stessa maglia.

By Eleonora Conti - RTR Sports Marketing Contributor
Nella foto: Antonio Cassano
Picture from the web

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