In Calcio

By Giovanni Perlngieri

Asta-fantacalcioLa settimana del vero fantacalcista inizia al mercoledì. Dal punto di vista di una persona normale (perché diciamoci la verità, il Fantacalcista con la F maiuscola non è una persona normale) potrebbe risultare alquanto strano o perlomeno discutibile.

Dopo un weekend di assist e ammonizioni, un lunedì di somme e sottrazioni e un martedì di riposo cerebrale, al mercoledì il Fantacalcista si collega ad internet e incomincia a spulciare tra suoi siti di fiducia, alla ricerca di sicure informazioni sulle condizioni fisiche dei propri campioni. Valuta così possibili recuperi in extremis  e si accorge che il terzino del suo prossimo avversario puntualmente da un pestone al suo centrocampista in allenamento. Il tutto gli porterà via un paio d’ore che distribuirà saggiamente durante l’arco delle otto ore lavorative.

Il giovedì lo dedica alle statistiche. Rileva cifre, incrocia dati, stila classifiche di rendimento. Se il suo capo riuscisse a convincerlo ad utilizzare queste sue capacità per il lavoro d’ufficio, l’azienda avrebbe un aumento di produttività non indifferente. Ma il suo impegno è esclusivamente dedicato alla sua formazione. Non bada a sentimentalismi. Si dimentica dei suoi passati da tifoso, dei colori della sua (ex) squadra del cuore. Il vero Fantacalcista non ha un cuore: ha un calcolatore. Non tifa per una squadra del campionato. Tifa per la sua Fantasquadra. E basta.

Dopo aver dedicato (rubato) altre due ore all’ufficio, salva le sue statistiche in un foglio di Excel e rimanda a domani la conclusione del lavoro. Il venerdì è la giornata più importante: le testate giornalistiche pubblicano le prime probabili formazioni. Dedica le prime quattro ore lavorative a quello che è il suo effettivo e remunerativo lavoro. Il pomeriggio invece, quello è tutto incentrato sulla formazione da schierare nel weekend. Senza distrazioni per quattro ore lavora per il fantacalcio. Per questo vi sembra che al venerdì pomeriggio non ci sia nessuno in qualsiasi ufficio proviate a chiamare.  Il Fantacalcista prende nota dei titolari ipotizzati dai differenti giornali (li legge tutti, dalla Gazzetta al giornalino dell’oratorio) incrocia i dati con il lavoro del mercoledì e del giovedì e dopo quattro ore di incertezze, titubanti decisioni, nomi e numeri, compila l’undici titolare.

Il sabato è dedicato alla supervisione generale del lavoro svolto. Si ricontrollano le probabili formazioni, si maledice il terzino del nostro avversario che ha infortunato di nuovo il nostro centrocampista, e si attende fino all’ultimo minuto per inviare la formazione, sempre con l’orecchio teso all’ultima notizia sui convocati e scelte dei tecnici di Serie A. Poi si inizia.

Il Fantacalcista entra in trance. Taccuino alla mano prende nota di falli, tiri, cross, dribbling e tutto ciò che influisce sul voto finale dei suoi e dei giocatori del suo avversario. Passa il fine settimana facendo congetture sull’assegnazione o meno di un assist. Accompagna il partner a fare un giro in centro, va a mangiare la pizza con gli amici, gli capita pure di andare al cinema, ma la sua attenzione è sempre allo smartphone che lo aggiorna costantemente sui risultati.

Finalmente arriva il lunedì. Sì, finalmente. L’ho detto che il Fantacalcista non è una persona normale. Una persona normale odia il lunedì. Lui lo ama. Ci sono le pagelle. La maggior parte dei colleghi sonnecchia davanti alla macchinetta del caffè. Lui è piegato sulla scrivania a fare conti. Passa le prime ore in ufficio calcolatrice alla mano. Tanto che il suo capo, passando davanti all’ufficio e vedendolo operativo di buon ora valuta seriamente un aumento. Lavora sodo per elaborare i punteggi da distribuire agli altri Fantacalcisti della sua lega (di solito il vero Fantacalcista è anche il presidente della sua lega). Dopo un minuzioso e accurato lavoro spedisce i risultati via mail.

Il martedì si riposa. È presto per le statistiche, le probabili formazioni e tutto il resto. Si dedica al lavoro e alla famiglia. Torna ad essere una persona normale in attesa che arrivi il mercoledì e inizi un’altra settimana. A meno che non ci sia il turno infrasettimanale…

By Giovanni Perlngieri

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