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Il più grande appunto che gli è stato fatto è stato: “Eh, ma è juventino”. La fede bianconera in passato sbandierata non farà piacere ai tifosi rossoneri ma probabilmente alla lunga potrebbero passarci sopra. D’altronde se è vero che Silvio Berlusconi prima di virare sul Milan vagliò l’acquisto dei cugini nerazzurri perchè Rocco Commisso non può abiurare la sua fede bianconera e portarsi a casa il Milan? Non è poi il caso di fare gli schizzinosi: il breve interregno cinese nella Milano rossonera pare volgere al termine dopo aver lasciato dietro di sè promesse non mantenute e un infinito senso di precarietà. Qualora dovesse compiersi il passaggio di consegne da Yongong Li e Rocco Commisso probabilmente verrebbe vissuto da più parti come un upgrade. Quello che molti non sanno è che il magnate di origini calabresi ha già una storia come proprietario di squadra di calcio, oltre a una società valutata svariiati milioni da Forbes.
La storia di Commisso come patron di una società calcistica nasce infatti a gennaio 2017 e la situazione, in quel caso, era ben più tragica di quella in cui versa il Milan per certi versi. I New York Cosmos erano stati il volano, negli anni settanta, del rilancio del soccer negli Stati Uniti. In breve la squadra era diventata la più riconoscibile della neonata lega statunitense annoverando nelle proprie fila testimonial come Giorgio Chinaglia, Cruyff e addirittura Pelè. Quello statunitense è però un pubblico capace di grandi entusiasmi destinati a spegnersi presto. L’amore degli USA per il calcio si dimostrò un fuoco fatuo e per anni gli Stati Uniti rinunciarono a investire su quello sport troppo veloce, senza pause e timeout. Uno sport dove si rischiava di esultare una o due volte in novanta minuti o addirittura di non esultare affatto non faceva per gli americani.
Tutti i ricordi di quella epoca furono cancellati e anche dei Cosmos, fino all’arrivo di Commisso, era rimasto solo un allure nostalgico ed un logo ben congegnato.


Quando quello che oggi abbiamo iniziato a chiamare “Mister Milan” decise di investire su questo marchio lo fece subito pesantemente: In breve acwuisì uno stadio in quella Brooklyn che sempre più andava gentrificandosi, richiamando pesanti investimenti (basti pensare all’arrivo qualche anno prima dei Nets nell’altrettanto avvenieristico Barclays Center).
Il grosso degli investimenti però fu dirottato in un marketing aggressivo nei primi tre mesi (dall’acquisto fino all’esordio in campo). I Cosmos erano dovunque: sui bus, nella metro e in Tv. Nessuno vuole perdersi la nascita di qualcosa di nuovo a New York se è ben pubblicizzato, anche se si tratta di una squadra di serie b statunitense, questo Comisso lo sapeva.
Lo stadio a Coney island dava sul luna park che faceva da set a “I Guerrieri della Notte” e si poteva vedere vip e icone come Spongebob passeggiare per il campo. Commisso però poteva cambiare una squadra non un sistema: la sua volontà di costruire un campionato competitivo con retrocessioni e promozioni sul modello europeo non si è mai concretizzata in qualcosa di reale per il fatto di essere antitetica alla maniera con cui si pensa allo sport negli Usa. Da qui nasce il desiderio di investire nel Milan per lasciare un segno tangibile in uno sport dal cui centro è stato troppo tempo lontano. Qualora si concretizzasse la possibilità di acquistare il Milan non è da escludere uno stadio di proprietà e una strategia di marketing multicanale da subito per catturare tifosi su scala mondiale. Un po’ la strada seguita già da anni dalla Juventus. Probabilmente l’unico retaggio di bianconero che i tifosi lascerebbero al loro nuovo condottiero, d’altronde nelle storie d’amore bisogna venirsi incontro.

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