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davide valsecchi

In un gran bel corsivo sul nostro quotidiano sportivo per eccellenza, Andrea Cremonesi fa oggi notare come il “No” a Davide Valsecchi sia uno schiaffo per tutto l’automobilismo italiano. Cremonesi, che ha il gran pregio di dire in 50 righe quello che molti pensano da anni, solleva questioni importanti e cui si dovrà -prima o dopo- dare risposta. A che serve il terzo pilota? Perchè non si impongono regole all’avvicendarsi dei piloti? Perchè i nostri poteri sportivi -italiani, intendo- non hanno fatto quadrato per salvare il buon Davide?

Volendo aggiungere una riflessione, e partendo dal problema originale, alle domande sopra citate  mi sento di aggiungerne una: come mai Boullier, Lopez e compagnia cantante hanno scelto di non impiegare Valsecchi ma preferirgli Kovalainen? La dirigenza Lotus gioca la carta dell’esperienza: Heikki è driver esperto che può portare punti al campionato costruttori. E’ poco credibile, come minimo. Il finlandese, che è soggetto simpatico e molto divertente, è un pilota mediocre che ha mal figurato ai tempi McLaren e che oggi guida la Caterham al venerdì. A volte. Non è precisamente un top driver. Al contrario Valsecchi ha fatto vedere buone cose ai test di Silverstone, ha vinto la GP2 e certamente ha fame e voglia di farsi vedere. Insomma, se non ora, quando?

La risposta più ovvia è che Kovalainen porti con sè una buona dote: caratteristica importante nell’attuale bonaccia delle finanze Lotus. Se così fosse, occorrerebbe fare due ragionamenti distinti. Da un lato, come fa Cremonesi, occorre domandare come mai qualcuno nel Belpaese non abbia imbottito una borsa di danari e l’abbia messa alla cintura del buon Valsecchi. Dall’altro, commentiamo noi, è importante capire strategicamente cosa Lotus stesse pensando in quel momento.

Chiariamo. L’Italia è una delle culle del motorsport. L’amore per Formula 1, MotoGP e sostanzialmente tutto ciò che è dotato di un motore e qualche ruota è incondizionato e trasversale. Eppure, noi che abbiamo regalato al mondo i grandi nomi e i grandi marchi dei motori, da anni non abbiamo un pilota italiano nella massima serie delle ruote scoperte. Siamo un popolo di tifosi senza nessuno da tifare (Ferrari a parte). Se Lotus avesse dato il volante a Valsecchi, le attenzioni e la passione degli italiani si sarebbero subito riversate sulla scuderia nero-oro. Se poi fosse trapelato che Davide era effettivamente, dopo le ultime due gare, in corsa anche per il sedile 2014, il Team di Lopez sarebbe diventato the “great Big Hope” dell’automobilismo italiano. Questa, anche in termini economici, è una faccenda da tenere in considerazione: potere contare su un bacino di tifosi immenso, consapevole ed appassionato è una delle carte fondamentali da giocarsi con sponsor e partner assortiti.

Insomma, sia in termini di interesse che di moneta, Valsecchi era da tenere più che in considerazione. Da cosa sia maturata la decisione di Lotus non è chiaro, ma una ragione -e immagino ottima- ci sarà. Rimane il rammarico di un’assenza importante, quella di un pilota italiano in F1, e di un’occasione buttata al vento per tutto il circus. Questo sì, uno schiaffo all’automobilismo, non solo italiano.

Peccato.

Emanuele Venturoli
RTR Sports Marketing
Pictures from the web

La Sponsorizzazione Nello Sport from RTR Sports Marketing on Vimeo.

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