In Formula 1

Sebastian Vettel 2013

Alla fine lo hanno pure multato: 25.000 € per i festeggiamenti con burnout al termine del Gran Premio. E va bene, paghiamo.

Sebastian Vettel ha vinto il quarto titolo mondiale con quattro appuntamenti di anticipo e un vantaggio sontuoso su Fernando Alonso: centoquindici lunghezze di distacco. Quasi il doppio dei punti. La stagione di Vettel è stata imperiosa, la sua progressione verso il quarto alloro mondiale semplicemente strabiliante. A dispetto di chi preannunciava, ad inizio anno, una possibile flessione, il tedesco ha sfoderato la sua migliore prestazione di sempre: mai come questo anno lo strapotere di Sebastian è stato totale ed evidentissimo.

A 20,12 punti raccolti in media a gara, Vettel e la Red Bull semplicemente non hanno giocato allo stesso sport degli altri del paddock. Il loro è stato un mondiale solitario, mai davvero in discussione, fatto di tanti trionfi ed altrettante polemiche. Queste ultime, forse, sono state le vere protagoniste di questa “Silly Season”, il campionato matto, come lo chiamano gli anglosassoni: dalle gomme alle vetture irregolari, dagli ordini di scuderia ai test segreti, spesso si è parlato del contorno, piuttosto che della portata principale.E’ un peccato, senza dubbio, perchè al di là del tifo e dei campanilismi il rischio è quello di mettere in ombra la grandissima impresa di un ragazzo e di una squadra che hanno vinto 4 titoli consecutivi, come Fangio e Schumacher e che sono entrati, di diritto, nella storia di questo sport.

A bordo di una vettura straordinaria, progettata da un uomo che ha vinto 20 mondiali degli ultimi 38, Vettel ha dato prova di essere il pilota perfetto. Veloce, preciso, freddo, concentrato, ha smontato pezzo per pezzo ogni critica sportiva che gli era stata mossa negli anni scorsi, dando prova di sapere superare, gestire il vantaggio, gestire la pressione, rimontare.

La gara di ieri, corsa in un’atmosfera allucinante, densa di smog e dai colori ingrigiti, è stata l’ennesima dimostrazione di forza. Il tedesco, che ha tolto le gomme morbide al giro 3 per montare immediatamente i due set di medie, ha poi risalito le posizioni, giungendo in testa per non voltarsi più. Gli ultimi venti giri sono stati una lunga cavalcata, resa solo un po’ più tesa dai problemi all’alternatore registrati sulla vettura di Webber, costretto al ritiro.

Negli ultimi anni Vettel e la Red Bull hanno alzato talmente tanto l’asticella da fare scomparire il resto del gruppo, o da scomparire essi stessi, a seconda di come si guardano le cose. Sarà per questo che, inspiegabilmente, Vettel rimane un campione senza allori che, nonostante i traguardi, ancora non viene annoverato fra i più grandi di questo sport. Eppure alla sua età Schumacher non aveva ancora vinto un campionato e Fangio neppure correva in F1. Stranamente, forse appunto per l’enorme divario creatosi con il resto dello schieramento, Sebastian è più spesso circondato dai dubbi e dalle critiche che dai riconoscimenti, nonostante abbia vinto una gara su tre da quando ha iniziato a competere nella massima serie dell’automobilismo.

Ad opinione di chi scrive, star qui a domandarsi se Hamilton o Alonso non avrebbero conquistato lo stesso palmares fossero stati al volante della Red Bull ha poco senso. Se Schumacher non fosse stato alla guida di quella Ferrari, avrebbe forse vinto tanto? Se Button non avesse guidato una Brawn avrebbe vinto comunque? no, da ambo le parti, così come è vero che Webber, sulla stessa Red Bull, ha visto solo bastoni e mai coppe. Distinguere il pilota dalla macchina è operazione durissima ma una cosa è certa: l’uno senza l’altro non vanno da nessuna parte.

Sarà il tempo a decidere se Vettel entrerà nella leggenda, ma sicuramente il cerchio delle opzioni si sta restringendo: male che vada sarà solo uno dei più grandi di sempre.

By Emanuele Venturoli
 RTR Sports Marketing
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