August 16, 2017 Switch to English Version

L’avvocato del diavolo: Perchè stare dalla parte di Hamilton

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Lewis Hamilton…

I primi della classe sono fastidiosi, c’è poco da fare, anche quando arrivano secondi. Quando ai primi della classe viene anche appiccicata l’etichetta del bambino prodigio addosso (non importa chi sia a farlo) provare empatia per loro è pressochè impossibile. Hamilton Lewis, l’enfant prodige ha due strade a quel punto che si dipianano davanti a lui: può assumere il low profile e limitarsi a fare bene quello che il talento debordante gli impone, quasi fosse un destino ineluttabile o può utilizzare il dono datogli per diventare anche qualcos’altro: un personaggio “larger than life” direbbero dall’altra parte dell’oceano.  Il pilota della Mercedes F1, Non solo un genio della matematica, un’eccellente stilista, un visionario regista o un pilota vincente ma un’icona, un simbolo che trascende il campo in cui opera. Lewis Hamilton, il  grande pilota di F1 ha imboccato la seconda strada e lo ha fatto alla sua maniera, accellerando, senza preoccuparsi troppo del fatto che quella strada è più pericolosa, con più curve e accidentata.

Essere Lewis Hamilton ( se vuoi saperne di più Lewis Hamilton bio) significa rischiare come in pista anche davanti al microfono: significa dire cose impopolari, cose sbagliate, spavalderie che poi il revisionismo storico che arriverà post ritiro puntualmente trasformerà in “quote”, in citazioni buone per essere copiate e incollate sulle bacheche di Facebook o su qualunque diavoleria avremo tra dieci anni. Lo può testimoniare gente ritirata di recente: campioni come Kobe Bryant o Kevin Garnett mai teneri con gli avversari, spavaldi al limite dell’antipatia per chiunque non fosse dalla loro parte, almeno finchè non hanno detto basta, perchè lo sport si nutre di certi personaggi. Ne ha bisogno.

La Formula Uno di oggi non può prescindere da Lewis Hamilton anche se tra qualche anno forse sarà possibile il contrario. Un meraviglioso campione come Rosberg è paradossalmente più sostituibile in ottica mediatica. Verstappen può diventare un ottimo pilota e arrivare ad essere un campione come Rosberg ma non a creare quel buzz di cui la Formula Uno ha bisogno per richiamare l’attenzione anche di chi non riconosce “un pistone da una brugola” (giusto per citare gli 883, altri che sono in piena fase rivalutazione a colpi di link). Paradossalmente tra dieci anni potremmo avere il terzo Rosberg (visto che figli pare volerne ancora) e sarebbe accettato come la naturale conseguenza di un sistema che ha reso affascinante il nepotismo dopo essere riuscito a rendere affascinante quanto di più antitetico al concetto di velocità alla base delle corse: la sosta ai box.

Quell’oggi assolutamente fuori luogo “ha vinto dopo 18 anni”, rientra in una dialettica che, se è vero che porta con sè un cospicuo numero di nemici, finisce però anche per fruttare la stima dei sempre vigili estimatori del “dico quello che penso”.

Lewis Hamilton e Nico Rosberg

Nico Rosberg ha ricevuto un saluto in linea con il suo personaggio dal mondo sportivo e non ( leggi anche Nico Rosberg: se il campione se ne va). Un saluto misurato, elegante e veloce. Nessun eccesso nè da una parte nè da un altra. Nessuno si è strappato i capelli, nessuno ha gettato veleno sotto forma di tweet. Non c’è nulla di sbagliato in questo, intendiamoci, ma per l’essere umano Lewis Hamilton un commiato così sarebbe la più grossa sconfitta.

Poi c’è la pista e lì si entra nel campo dell’inevitabile necessità di utilizzare l’umana comprensione: Monza era colpa sua, Baku è stata forse una mossa per ricordarci la sua umana fallibilità ma la serie di rotture capitate (casualmente o no lo lascio ai complottisti decidere) solo e unicamente a lui porterebbero all’implosione anche il mite Felipe Massa (che comunque  ci mancherà forse più di Rosberg come ti mancano quei personaggi secondari messi lì per farsi voler bene: Massa è Krilin portato su una monoposto).

SOCHI, RUSSIA - OCTOBER 11: Lewis Hamilton of Great Britain and Mercedes GP celebrates on the podium after winning the Formula One Grand Prix of Russia at Sochi Autodrom on October 11, 2015 in Sochi, Russia. (Photo by Lars Baron/Getty Images)

Ecco una foto di Chris Brown con la tuta di Hamilton…ah, mi volete dire che non è un cantante R’n’B questo?

Lewis ora saluterà per le vacanze: ballerà al Capodanno di Rio con Rihanna o cambierà più colori di capelli di Cremonini periodo Lùnapop (questo articolo trasuda nostalgia anni 90) e poi tornerà. Quel giorno potrà  bearsi di un nuovo regolamento che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aiutare lo spettacolo e quindi esaltare anche lui.  Nel giorno in cui si certificava la vittoria del rivale ci siamo resi conto di quello che forse avevamo sempre sussurrato a bassa voce: la Formula Uno del futuro ha bisogno come il pane di lui, di Ricciardo e di Alonso. Gli altri, che ci piaccia o no, ad  oggi assolutamente intercambiabili come pile stilo.

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Manuel Santangelo
Nasce il 16/9/1994 a Castel di Sangro. E' nella squadra di RTR da maggio 2016 e nel tempo che gli avanza scrive in giro di sport, musica, cinema e altre cose che pensa siano cool. Crede fermamente che “Forrest Gump” sia un film sulla sua vita.

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