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F1-Monaco-2015

 

“We always need to hear both sides of the story” cantava Phil Collins nel 1993 e sebbene il buon Phil intedesse i lati di una storia d’amore, il senso della canzone può essere applicato alla Formula 1 che da questa mattina sta solcando le strade del Principato di Monaco.
Se da una parte c’è un Circus ospitato nel più glamour dei circuiti, dall’altra ci sono vicende politiche e commerciali che da giorni tengono banco nel Paddock e che riguardano il rinnovo contrattuale di alcuni circuiti alla corte di Mr.E, tra cui Monza.

Primo lato.

Il Gp di Monaco è uno dei circuiti storici ancora rimasti in calendario che, come altri tracciati d’annata, può vantare condizioni contrattuali molto favorevoli.
Infatti, l’accordo tra Ecclestone e gli organizzatori del gran premio monegasco, a differenza di tutti gli altri circuiti, non prevede tasse da pagare per ospitare il Circus.
Agli appassionati italiani può sembrare un “colpo basso”, ma dovremmo ad ogni modo ritenerci soddisfatti dato che, stando a quanto dichiarato da fonti interne, Monza pagherebbe 7 milioni di euro, così come l’Austria (Ecclestone propose un contratto copia/incolla), e meno del Canada (18 milioni).
Gran Premi come Malesia, Abu Dhabi e Singapore costano ad ognuno dei paesi ospitanti più di 60 milioni di euro.
Dopo questa breve panoramica è chiaro che, al netto di critiche da puristi, se non ci fossero i colossi del sud-est asiatico probabilmente le tasse per i circuiti storici sarebbero più alte e difficilmente affrontabili.

Secondo lato.

Per quanto i nuovi Gp siano utili finanziariamente alla CVC prima e alla F1 poi, alcuni esperti hanno sollevato dei dubbi in riguardo, primo fra tutti Zak Brown, fondatore della società Just Marketing International (JMI) e Ceo di CSM Sport and Entertainment: “Gli sponsor mi hanno espresso solo delusione per aver perso la Germania. E con l’Italia la reazione sarebbe la stessa. Alcuni dei nuovi mercati, come il Messico, sono fantastici. Alcuni degli altri, meno. Poi si parla di una possibile terza gara in Medio Oriente. Come si fa ad avere tre gare lì e nessuna in Germania? Penso che le due che hanno siano eccezionali e contribuiscano molto allo sport, ma una terza? Non penso che il mercato potrebbe supportala”.
Brown nel corso dell’intervista rilasciata, fa riferimento anche ai budget proibitivi di cui i team devono disporre, ciò porterebbe il Circus ad essere in difficoltà finanziarie e trovare come unico appiglio mete ed investitori che non vanno però ad aumentare il valore commerciale della F1.

La storia.

La verità come spesso accade sta nel mezzo.
È chiaro che ad Ecclestone sono maggiormente necessari appuntamenti come Abu Dhabi piuttosto che Monza, ma le forze in gioco sono molteplici: ci sono costruttori e sponsor che spingono verso una politica internazionale, altri costruttori e altri sponsor che temono di fare il passo più lungo della gamba.
Mettere d’accordo tutti è un’operazione da fare con il bilancino poiché quello dei circuiti è uno dei temi su cui la Formula 1 moderna si gioca la credibilità.

Monaco è sintomo di passione, la stessa che scorre ancora nelle vene di Ecclestone e che, all’interno di serrate trattative, salverà forse Monza nonostante il rincaro di circa 10 milioni chiesto da quest’ultimo.

Ad ogni modo, il Gp è alle porte, Hamilton fa primo nelle FP1 e non resta altro che godersi qualche on-board tra le strade del Principato.

 

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