In Hockey

Di Luca Alberti

Teemu+Selanne+Anaheim+Ducks+v+Colorado+AvalancheSolitamente, quando mi prefiggo di tracciare un profilo di un giocatore, tendo a voler evitare di prendere in considerazione i supercampioni di livello assoluto, perché di essi si parla in ogni dove e si è già scritto di tutto e di più. Mi piace parlare di personaggi più “nascosti”, “secondari”, per mettere in risalto le loro storie, quello che sono stati e quello che sarebbero potuti essere. Così ad esempio sul mio blog personale ho scelto di parlare di Kevin Stevens, e ho fatto già un’eccezione a questa mia “regola” (ma sarebbe meglio parlare di “linea guida”) raccontando del grandissimo Ray Bourque. Ma quando un campionissimo si ritira, quando la carriera di uno dei più grandi personaggi hockeistici dei nostri tempi arriva al termine, allora è doveroso rendervi omaggio; soprattutto se a parlarne è un grandissimo suo estimatore quale il sottoscritto, in campo e fuori dal campo.

 Signore e signori, ecco a voi Teemu Selänne, classe 1970, da Helsinki, Finlandia.

Da piccolo Selänne giocava sia a calcio, sia a hockey, ma alla fine (e per fortuna) decise di concentrarsi su quest’ultimo. Entrò a far parte delle giovanili dello Jokerit Helsinki, dove subito mise in mostra il suo grandissimo talento offensivo. Tutto ciò gli valse la chiamata al Draft NHL del 1988, dove venne selezionato come 10˚ assoluto dai Winnipeg Jets. A soli 18 anni e con ancora l’obbligo del servizio militare da assolvere, Selänne rimase in patria. I Jets non ebbero fretta di portarlo in NHL, permettendo a Teemu di acquisire esperienza nel massimo campionato finnico e di affinare il proprio gioco, finché, nell’estate 1992, non arrivò il momento di trasferirsi in NHL. Dato il tempo trascorso dalla selezione al Draft, Selänne era considerato un “restricted free agent”: poteva trattare con qualunque squadra, ma se avesse firmato un offer sheet con un’altra squadra (una lettera di intenti con offerta ufficiale), i Jets avrebbero avuto una settimana di tempo per pareggiare l’offerta e trattenerlo. E così capitò: i Calgary Flames tentarono di ingaggiarlo, ma i Jets decisero di correre il rischio pareggiando un’offerta molto più alta della propria iniziale. A carte viste, fu un’ottima decisione.

Esordì in NHL, quindi, nella stagione 1992-93, e dire che lo fece con il botto sembra quasi un eufemismo. Mise a segno un hat-trick già nella quinta partita e 5 punti nell’undicesima, dopo la quale il suo bottino consisteva già di 11 reti e 19 punti totali. Era già quindi ben avviato verso il record di reti per un rookie, detenuto da Mike Bossy con 53, e si intuì subito che, se fosse rimasto lontano dagli infortuni, ce l’avrebbe fatta comodamente.

Il 2 marzo 1993 i Jets ospitarono i Québec Nordiques. Selänne, che cominciò la partita a quota 51 goal in stagione, realizzò una hat-trick, la sua quarta, e superò Bossy con la sua rete numero 54. Alla segnatura seguì un festeggiamento frenetico, con Teemu che lanciò in aria un guanto e imbracciò la stecca a mo’ di mitra, sparando una raffica virtuale contro il guanto, in un’immagine che ormai è parte della storia NHL.

Ma Selänne non si fermò qui: tre settimane dopo superò anche il record di punti per un rookie, precedentemente detenuto da Peter Štastný. Segnò 14 reti nell’arco delle 9 partite della seconda metà di marzo e andò a punti in ognuna delle ultime 17 partite della stagione. Chiuse l’annata con ben 76 reti e 132 punti, entrambi record per un rookie tuttora vigenti (e, vista l’evoluzione del gioco, probabilmente che mai saranno battuti); fu il miglior goleador a pari merito con Alex Mogilny e quinto in classifica marcatori. La sua performance stagionale gli valse il Calder Memorial Trophy come rookie dell’anno. I suoi Jets però non fecero tanta strada nei playoff, dove furono eliminati al primo turno in sei partite dai Vancouver Canucks. Selänne si tolse però lo sfizio di realizzare un’ulteriore hat-trick, in gara 4. Selänne diventò immediatamente una superstar e un idolo dei tifosi di Winnipeg (nonché nella sua natia Finlandia); se quelli erano i numeri del suo primo anno, chissà cos’avrebbe mostrato negli anni a venire, pensavano gli addetti ai lavori. In realtà i numeri statistici del suo anno da rookie si sarebbero rivelati poi il suo massimo stagionale in carriera, e con un buon margine rispetto al suo secondo miglior risultato (52 reti nella stagione 1997-98, 109 punti l’anno precedente). Ma questo non gli impedì certamente di incamminarsi sul sentiero diretto verso la Hall of Fame.

Il suo gioco fu rallentato da un brutto infortuno al tendine d’achille capitatogli durante il suo secondo anno, ma nel complesso la qualità delle sue prestazioni, seppur con numeri più bassi (ma comunque più che rispettabili), non calò. Selänne diventò subito un leader in campo e si guadagnò presto la stima di tutti, compagni e addetti ai lavori.

Nel corso della stagione 1995-96, la sua quarta in NHL, Selänne fu ceduto. I Jets si trovavano in forte difficoltà finanziaria e l’estate precedente avevano riconfermato il capitano Keith Tkachuk pareggiando un astronomico offer sheet che aveva firmato con i Chicago Blackhawks. Il GM John Paddock riteneva la propria squadra (a ragione) molto carente sulla linea blu, e cercava di acquisire un difensore di alto livello. Dei suoi tre migliori attaccanti (Tkachuk, Aleksej Žamnov e Selänne), Teemu era considerato quello sacrificabile, visto il suo declino rispetto all’anno da rookie. Nonostante una telefonata (apparentemente) rassicurante da parte di Paddock sull’intenzione di tenerlo in squadra, Selänne fu ceduto ai Mighty Ducks of Anaheim, con Marc Chouinard, in cambio di Oleg Tverdovskij e Chad Kilger. Allora Kilger, 19 anni, era considerato un top prospect, mentre Tverdovskij, 20, talentuoso difensore e seconda scelta assoluta nel draft 1994, era addirittura visto come il Bobby Orr russo.

Sulla carta, quindi, lo scambio poteva avere un senso. A carte viste, fu un autentico latrocinio da parte dei Ducks: Kilger diventò poco più che un comprimario, Tverdovskij mostrò qualità a sprazzi ma non diventò mai una vera superstar (partecipò, però, a un All-Star Game, nel 1997), mentre Selänne rifiorì, e in coppia con Paul Kariya, formò un tandem d’attacco davvero atomico. Nelle sue prime tre stagioni intere ai Ducks totalizzò nell’ordine 50, 52 e 47 reti. Nella stagione 1996-97 I due condussero i giovani Ducks ai loro primi playoff di sempre, superando i Coyotes in 7 partite prima di cedere ai futuri campioni Red Wings.

La stagione 1997-98 fu particolarmente memorabile per Teemu: con 52 reti fu il miglior goleador della NHL a pari merito con Peter Bondra; segnò una hat-trick nell’All-Star Game e fu il primo giocatore europeo a venir nominato MVP dell’incontro; finì terzo nella votazione per il Hart Trophy (MVP della stagione) e secondo in quella per il Lady Byng Trophy (segno che oltre che bravo, era anche molto sportivo). L’anno seguente, con 47 reti, si portò a casa il Rocket Richard Trophy, fresco di istituzione.

Pian piano i numeri di Selänne si abbassarono, ma fu in primis una naturale conseguenza dell’evoluzione del gioco, che all’avvicinarsi del nuovo millennio stava divetando più difensivo e chiuso rispetto a prima. In secundis, però, c’era anche qualche infortunio (principalmente al ginocchio) che a intervalli regolari minava il suo stato di forma. I Ducks non ebbero successo nella post-season, quelle poche volte che si qualificarono. Il GM Pierre Gauthier decise quindi di ringiovanire la squadra, che navigava nei bassifondi della Western Conference, spedendo Selänne ai San Jose Sharks in cambio di Jeff Friesen, Steve Shields e una seconda scelta al draft. Friesen aveva 24 anni, contro i 30 di Teemu, e navigava da quattro stagioni costantemente intorno ai 25 goal e 60 punti, mentre Shields era un portiere abbastanza affermato. Lo scambio sul subito andò male per i Ducks, visto che le statistiche di Friesen si inabissarono, e con l’esplosione di Jean-Sebastien Giguère in porta, si trovarono in pratica con due elementi inutili. Riuscirono a monetizzare però scambiando il diritto di scelta acquisito con quello degli Stars del 2003, con il quale presero Corey Perry.

Teemu rimase due stagioni agli Sharks, con numeri dignitosi, quindi decise di firmare per gli Avalanche, dove ritrovò Paul Kariya. I risultati non furono quelli sperati: la squadra non fece molta strada nei playoff, e la produzione offensiva di Selänne toccò i suoi minimi storici (16 reti e 32 punti totali), venendo relegato talvolta in quarta linea e, per un paio di partite dei playoff, addirittura in tribuna. Oltretutto, era anche tormentato dagli infortuni, per cui la sua carriera sembrava avviata prematuramente (aveva 34 anni) verso la fine.

Il lockout della stagione 2004-05 in un certo senso fu la sua salvezza. Selänne si prese l’anno per rimettersi in sesto e in forma, e risolvere definitivamente i problemi al ginocchio che lo affliggevano da qualche anno, lui che faceva della velocità la sua arma di punta. E quando tornò in NHL per la stagione 2005-06, il suo gioco sembrava ringiovanito di una decina d’anni. Tornato nei Ducks, con cui avrebbe firmato da allora in poi sempre contratti di un anno alla volta, trovò una seconda giovinezza. Segnò ben 40 reti nella stagione 2005-06, che salirono a 48 l’anno seguente, che culminò con la conquista della Stanley Cup nella prima (e unica) finale NHL della sua carriera. Nella stagione 2010-11 terminò ottavo assoluto in classifica marcatori con oltre un punto a partita (età: 40), e in quella seguente fu il miglior attccante dei Ducks con 66 punti (età: 41). Qualche ulteriore acciacco qua e là non gli impedì di proseguire fino a quasi 44 anni, ritirandosi al termine della stagione 2013-14 con 684 reti in carriera (undicesimo assoluto) e 1457 punti (quindicesimo) in 1451 partite. È il miglior marcatore finlandese della NHL di sempre, sia per reti sia per punti, e il terzo assoluto per reti in power play (dietro Dave Andreychuk e Brett Hull).

Anche in campo internazionale Selänne ebbe i suoi successi. Giocò in ben sei Olimpiadi, conquistando tre medaglie di bronzo e una d’argento, togliendosi anche la soddisfazione di venire nominato MVP del torneo alle recenti Olimpiadi di Sochi. È il miglior marcatore di sempre ai giochi olimpici, con 43 punti. Per quanto riguarda i mondiali, Selänne li giocò “solo” cinque volte, nelle annate in cui non era impegnato con i playoff NHL, portando a casa un argento e un bronzo.

Ma Teemu Selänne, almeno in Finlandia, è molto più di un giocatore di hockey: è un’icona nazionale. Basti pensare che nel 2013 fu girato un documentario su di lui, intitolato semplicemente Selänne, che sbancò i botteghini in patria. È opinione comune che la sua figura abbia alzato la popolarità dell’hockey in Finlandia, al di sopra di quella dello sci nordico e del rally. Come curiosità a margine, proprio il rally è uno degli hobby di Selänne, che ha partecipato a diverse gare con lo pseudonimo di “Teukka Salama” (traducibile approssimativamente come “Teddy Flash”).

Selänne ha sempre goduto di un grandissimo rispetto da parte dei fan; in particolare, Teemu è sempre rimasto nei cuori dei tifosi di Winnipeg, che hanno potuto assistere alla scrittura di una pagina significativa dei libri di storia hockeistica. Quando Selänne ritornò a Winnipeg (da avversario) in seguito alla formazione dei nuovi Jets, nel 2011, venne accolto da scoscianti applausi, e sarebbe stato sempre così anche negli anni a venire.

L’ultima partita di regular season, poi, sembrò capitare a fagiolo: i Ducks ospitarono gli Avalanche, che in porta avevano quel Jean-Sebastien Giguère che aveva trascinato letteralmente i Ducks fino a gara 7 delle finali nel 2003, giocando talmente bene da vincere il Conn Smythe Trophy pur facendo parte della squadra perdente. Al termine della partita, in cui Selänne portò sulla maglia la “C” da capitano al posto di Ryan Getzlaf, Teemu fece diversi “giri d’onore”, di cui l’ultimo insieme a Giguère, anch’egli prossimo al ritiro, per un ultimo saluto congiunto al pubblico.

E se posso chiudere con una nota personale, devo dire che mi mancherà parecchio, ma d’altronde, dopo una lunga carriera ad altissimi livelli, è giusto che si occupi a tempo pieno anche della famiglia (curiosità: i suoi quattro figli hanno tutti una doppia E nel nome, come lui) e che si goda il meritato riposo. Si sarebbe meritato di superare i 700 goal in carriera, traguardo raggiunto solo dal meglio dell’élite offensiva della NHL, ma pazienza, va bene anche così. Sportivamente credo di averlo detestato solo nei videogiochi, dove puntualmente mi seppelliva di segnature, ma vederlo giocare era un piacere; vedere giocatori del calibro di Selänne, o come anche un Nicklas Lidström, senza scomodare il grandissimo Gordie Howe, che giocano ad altissimi livelli fino oltre i 40 anni, poi, mi ha sempre fatto piacere (perché agli occhi di un tifoso i propri beniamini non invecchiano mai, si sa).

Onore quindi a Teemu Selänne, “The Finnish Flash”, per la sua lunga e illustre carriera.

Di Luca Alberti

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