In MotoGP, Motomondiale, Motorshow, Motorsport

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In un’inedita ora da aperitivo serale di un’altrettanta inedita domenica italiana (un poker di Papi, ma quando mai s’era visto?), Marc Marquez cala il proprio personalissimo tris di vittorie nel MotoMondiale: 75 punti in tre apparizioni, punteggio pieno e incetta di pole position, giri veloci, record polverizzati.

Storia inedita di una MotoGP come non si vedeva dai tempi di Agostini, manco a dirlo, un paragone che -al netto del talento e dei tempi che corrono- non fa più tanta paura. Inedita pure la pista, quella Termas de Rio Hondo, che finalmente dopo anni di Tilkiane cattedrali nel deserto e polipi del sudest asiatico fa vedere più d’un tratto impegnativo e un buon numero di posti in cui i piloti possono fare i piloti. Sempre sia lodato.

I Diari della Motocicletta, giunti alla tappa numero tre, dicono che i “se” e i “ma” sono finiti: Marquez fa un altro campionato, a dispetto di tutto e tutti. Anche ieri, quando nè Lorenzo,Rossi,Pedrosa hanno sbagliato niente di niente. Anche ieri, in una pista talmente nuova che neppure la Bridgestone sapeva che gomme portare. A 21 anni appena, lo spagnolo impressiona non solo per risultati e consistenza, ma per la devastante capacità di gettare sul MotoMondiale un velo di onnipotenza ad oggi incontrastato e incontrastabile.

Gli altri, quelli che una domenica sì e una domenica no devono vedere recitare lo stesso copione della numero 93 che passa per prima sotto la bandiera a scacchi, lo hanno già capito da un pezzo: o succede l’impossibile o questo Campionato sarà già certamente finito a metà giugno. Lo hanno capito non solo in Qatar e in Texas, ma anche e sopratutto sabato, quando il Campione del Mondo buttava giù i tempi di un secondo al giro fino ad un incredibile 1’37:683. Ad essere lì, verrebbe voglia di buttar via il casco e andare a far la doccia a metà sessione.

Salire oggi sul carro del vincitore sarebbe sin troppo semplice: è evidente che sia per la qualità di guida espressa che per la dotazione tecnologica a disposizione non esistono contendenti. Guardare la MotoGP di Marquez oggi è come guardare il Real Madrid contro la Polisportiva San Lazzaro di Savena: il risultato non è neppure nella colonna delle variabili.

Quello che invece è interessante chiedersi, in questa domenica inedita, è se Marc saprà traghettare insieme a lui tutto il Motomondiale verso una nuova era e un rinnovato interesse globale o se, come accadde con Stoner, non si tratterà solo di un lampo, un baleno di tre/quattro anni che lascia attorno solo un mucchio di cenere bruciata. Il ragazzo, ora uomo, di Cervera, non è infatti il primo (nè sarà l’ultimo) atleta dal talento tanto smisurato da surclassare i suoi avversari: occorrerà vedere se avrà il carisma, la costanza e l’intelligenza per portarsi appresso tutto il carrozzone e dare a tutto il movimento nuova linfa e nuovi stimoli.

Ecco perchè i Diari della Motocicletta sono tutto fuorchè finiti. E perchè questa inedita domenica ha molti più valori di un semplice ordine d’arrivo.

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