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1. Mirco, tutti ti chiedono quando hai iniziato, noi vogliamo farti una domanda un po’ diversa: cosa ti spinge a continuare? Cosa c’è dentro questo lavoro che ti dà la forza e la voglia per stare 192 notti all’anno lontano da casa?

ML: L’emozione, l’adrenalina che provo ogni volta che mi riesce uno scatto come lo avevo pensato. O anche la delusione quando non avviene e che però mi da lo stimolo per riprovarci e riuscire. Cercare scatti nuovi, di interpretare ogni volta una pista giá conosciuta come fosse una mai vista. O, ultimo ma non ultimo, rendere partecipi della vita del paddock anche chi non ha la fortuna o l’opportunitá di esserci…

2. Da giovane ti pagavi il biglietto del prato per fotografare le corse, oggi sei dentro i Box e sulla griglia. Durante questo percorso, Mirco Lazzari è cambiato?

ML: Sì e no. Sì, perchè ho oltre 25 anni in più, di vita ma anche di esperienza; no, perché chi mi conosce dice che sono un eterno Peter Pan che ha la fortuna di fare del suo sogno la sua professione con lo stesso spirito, entusiasmo ed incoscienza di anni fa…

3. MotoGP e Formula 1: da fotografo che differenza fa?

ML: Mondi completamente diversi, con pro e contro da entrambe le parti: sono entrambe l’apice delle rispettive serie. Entrambe richiedono una conoscenza specifica del tipo di gare: traiettorie, velocitá, tempi e zone di staccata prima delle curve, tempi di reazione di millesimi di secondo per entrambe e peró diversi. La Formula 1 richiede una tecnica leggermente diversa sui tempi di scatto, sui cambiamenti di direzione; la MotoGP lenti più lunghe, diversi punti di scatto in quanto hai più possibilitá per raccontare lo stile di guida di un pilota rispetto all’altro mentre nelle monoposto si é più limitati sotto questo aspetto. Poi se ne potrebbe scriverne un libro: di rapporti soprattutto…

4. Sei nel paddock da molti anni, sportivamente parlando, come la vedi questa stagione MotoGP 2013? Valentino in Yamaha, Stoner fuori, Marquez lanciatissimo. Vuoi fare pronostici?

ML: Pronostici? Sono una frana, lasciamo stare. Tutti i piloti hanno la mia stima, sono tutti dei grandi: se li vedeste arrivare in fondo ai rettilinei o nelle curve veloci da bordo pista capireste cosa intendo! Dico che conosco da un po’ di anni Marc (Marquez) e… fidatevi, ha un passo da campione: arriverá ed anche in fretta!

5. Hai sempre cercato immagini “difficili”, lontane dal concetto commerciale di foto. Questo tuo stile oggi ti identifica ma in passato ti ha mai creato problemi con giornali e simili?

ML: No, i giornali sono sempre stati il mio carburante, sono stati quelli che magari pubblicando foto “ardite” mi hanno stimolato a cercarne altre ed a crescere. Ed anche a esagerare. Più difficile con gli sponsor che a volte prediligono la scritta alla foto artistica…

6. Se non fotografassi lo sport, dove rivolgeresti l’obiettivo della tua macchina?

ML: All’altro mio sogno: i viaggi. Raccontare il mondo e la gente che lo vive, il vecchio ed il nuovo, i contrasti e tutto quello che ci circonda può essere ispirazione per foto che colpiscono l’immaginazione di ognuno di noi, sicuramente la mia! Il mondo è tutto uno stimolo. E tu devi solo sentirli, vederli, scinderli dal resto, isolarli con la tua camera e fotografarli: coglierli e trasmetterli

7. Una curiosità: tu fotografi ancora per piacere? Intendo, Mirco Lazzari le ha le foto delle vacanze e quelle dei compleanni degli amici?

ML: Le vacanze sono fonte enorme di foto, i compleanni degli amici… di solito sono in giro e così gli auguri li faccio per telefono!

8. Domanda tecnica. Photoshop, il ritocco e la “post” in generale: come ti poni rispetto a tutto quello che c’è dopo lo scatto?

ML: La accetto ma non la amo alla follia. Mi piace molto l’idea di poter rendere più accattivante una foto ma non di stravolgerla. Il limite é proprio qui: sapersi fermare in tempo. E poi, a dire la veritá, quante foto un poco estreme sono state battezzate come postprodotte e così considerate. A chi conosco rispondo: volete vedere il nef/raw? Quello non lo si puó cambiare, é il file grezzo. Però per uno che ha l’opportunitá di chiedermelo ed io di rispondergli non so quanti lo pensano e la domanda non possono farmela

9. Oggi con le tecnologie digitali si sentono tutti un po’ fotografi. Da un lato è un bene, dall’altro un grande problema, perchè forse abbiamo perso il senso di cosa sia davvero una bella immagine. Tu ci vedi del buono in questa rivoluzione del visivo?

ML: La vita va avanti, tutto si evolve, tutto cambia. Quando il mio “maestro” Angelo Orsi tornando da un gran premio mi disse: “Mirco, ho provato una macchina digitale: la nostra professione é agli sgoccioli” forse non capii fino in fondo a cosa si riferiva. Oggi sí ed ha avuto in parte ragione, anzi più che in parte. Però, come in tutte le cose, dopo il primo momento in cui la novitá assume un valore assoluto, in seguito tornano a formarsi le vecchie scale dei valori e… una bella foto torna ad essere una bella foto e che é diversa da una… foto! Dopo i momenti in cui bastava fare clic, dove tutti sapevano fare fotografie perchè bastava inquadrare ed era fatta, (e che hanno decimato il numero dei fotografi professionisti) ora si ricomincia ad apprezzare il punto di vista di chi questo lavoro lo sa fare. Ora la differenza la fanno le sfumature e il coefficiente di difficoltá per essere al vertice é aumentato enormemente. Il livello della foto media, quella dove la macchina fondamentalmente arriverebbe anche da sola, è aumentato enormemente. Oggi questo livello, con queste tecnologie che abbiamo a disposizione, é alto. Poi c’é l’anima. Ecco, l’anima della foto è sempre stata, ed oggi ancor di più, quella che fa la differenza. Per contro, tornando alla rivoluzione di cui parlavi,  si sono create diverse figure che prima non c’erano nel settore fotografico legate alla distribuzione ed alla postproduzione e sono scomparse altre legate a stampa e sviluppo. Ripeto: tutto si evolve e tutto cambia…

10.Se tu dovessi citare tre fotografi, per farci innamorare di nuovo di quest’arte, quali sarebbero?

ML: Facile dire Steve McCurry, David Burnett e Herb Ritts! Rimanendo al settore motorsport oggi direi Bernard Asset e Darren Heat

11. Il dubbio del novizio: tu hai scelto Nikon e ne sei diventato uno dei protagonisti (NPS). Ma quale è il segreto per scegliere la propria macchina fotografica? Insomma, fra Canon e Nikon, che si fa?

ML: BMW o Mercedes, Ferrari o Mclaren? Bella domanda, se poi fatta a me é un po’ di parte. Nel senso che io appena dopo gli inizi passai a Nikon e da lì non sono più tornato indietro. La macchina fotografica deve avere certe caratteristiche, devi sempre calcolare che foto vuoi fare, che colori vuoi avere, di giorno, di notte, azione o posato, dimensione del file… Marca ma soprattutto modello, caratteristiche. Per me la macchina deve essere come un guanto, calzare a pennello; devi conoscerla a memoria, non devi ragionare ma agire quando devi cambiarne un settaggio. Per parlare bene una lingua straniera devi ragionare in quella lingua. E così deve essere il rapporto con la macchina fotografica, di qualunque marca sia… E qui della qualitá Nikon macchina e lenti non ho dubbi!

12. Facciamo un gioco: un ragazzo sta per andare a fotografare la sua prima gara importante. Mirco Lazzari gli deve dare tre consigli, quali sono?

ML: Perseveranza, costanza ed un treno carico di autocritica! Perseveranza: ci deve credere davvero, non smontarsi mai e spingere sempre sul gas come fanno i piloti. Trovare dentro se stesso, ancor prima che fuori, le motivazioni, gli stimoli, i traguardi da porsi per crearsi una propria identitá

Costanza nella qualitá: non occorre portare a casa una foto bensì un servizio. E tutto, se possibile, ad alto livello. Anni fa, in uno dei miei primi libri, proposi orgoglioso una foto all’editore. Editore il quale mi rispose: “S… sì, Mirco, é bella. Un giorno tutto il libro dovrá essere fatto con immagini come questa!” Gianni, l’editore, sul momento mi smontò e non poco. Peró l’anno scorso, quando gli rammentai l’episodio e gli dissi quanto mi aveva aiutato a crescere, penso fosse orgoglioso di capire quale grosso ed insospettato aiuto mi abbia dato nella mia vita professionale.

Un treno carico di autocritica: non c’é foto bella di cui non se ne possa fare una più bella: studiare dove migliorare é, secondo me, fondamentale per la crescita di ognuno di noi. Io ho l’opportunitá da alcuni anni ormai, di lavorare al fianco di Jorge Lorenzo. Le sere dopo una vittoria é ovviamente felice, carico, in fondo rilassato dopo l’adrenalina di una gara. Poi magari ci si vede la mattina dopo in aeroporto per rientrare a casa e… è ancora contento, ovviamente, però l’ottanta per cento delle cose che dice sono giá improntate verso la gara dopo, a cosa fare per migliorarsi e mantenere quella leadership appena conquistata sul campo nella gara del giorno prima. Occorre godersi le cose, apprezzarle assolutamente, ma non crogiolarsi. Studiare studiare e studiare dove migliorare. E soprattutto al rientro alla base, non in pista: se ti fermi a compiacerti su una foto che ti é riuscita guardando lo schermino delle macchine digitali, stai tranquillo che perdi una foto più bella di quella che hai appena scattato!

13. Torno al business. Tu, ragazzo giovane ed armato di macchina fotografica e tanta passione, Getty Images, agenzia americana, una cosa enorme agli occhi di tutti: avresti mai pensato che le vostre strade avrebbero potuto incrociarsi?

ML: Ovviamente ed onestamente no… A parte che Getty é molto giovane come agenzia ed all’epoca non esisteva ancora. Però fin dall’inizio ha acquisito agenzie e fotografi di primissimo livello: in quegli anni c’erano alcune agenzie ed alcuni fotografi che per me erano dei punti di riferimento: Allsport e Vandystadt su tutte; Gerard Vandystadt, Mike Cooper tra gli altri bravissimi fotografi di queste agenzie, mi hanno insegnato tanto con le loro immagini. Mi hanno dato spunti su cui ragionare, punti di vista diversi su cui riflettere e da sviluppare, tecniche per me nuove da imparare. E da Allsport partì Getty per costruire la propria struttura che voleva fosse di altissimo livello. Come avrei potuto pensare io di farne parte un giorno? L’obiettivo di arrivare, di esser li, tra i grandi, poteva anche esserci, realizzarlo era molto più complicato. Poi il motomondiale, Grazia Neri, la prima collaborazione con Allsport, l’opportunitá di entrare nella grande famiglia Getty Images… Il segreto? Non smettere mai di crederci…

14. Finisco. Sogno nel cassetto?

ML: Voglia…! Tanti anche se molti legati a libri, a raccontare, a sviluppare temi. Uno? Route 66. Per uno che ama viaggiare è un qualcosa di speciale. Negli anni precedenti ne abbiamo percorsi dei tratti, l’anno scorso la abbiamo fatta tutta d’un fiato: se ami l’America, i grandi spazi é un’esperienza unica. Non dico quante foto abbiamo scattato, tante! Selezionarle é un’impresa, raccoglierle in un libro… una sfida. Che magari stamperemo solo in digitale, magari ne esisteranno solo poche copie da mostrare agli amici nel salotto di casa, però… Come detto prima non smettere mai di crederci!

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
 Con: Mirco Lazzari
 Nelle foto: Mirco Lazzari, Jorge Lorenzo, Nicky Hayden, Valentino Rossi, meccanici Yamaha Factory Racing
Pictures by Mirco Lazzari. Tutte le immagini sono protette da Copyright

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