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lucio cecchinello intervista

Ciao Lucio, siamo alla vigilia dell’ultimo appuntamento della Stagione. La domanda di rito è: siete al 100% per Valencia?

Diciamo al 98. Impossibile essere al 100% dopo un infortunio del genere e dopo un intervento chirurgico. Purtroppo non sono cose che si riassorbono completamente in 2-3 settimane. Un peccato.

Un peccato perchè la stagione di Bradl è stata solida…

Nella seconda parte di stagione il nostro obiettivo era quello di acciuffare il quinto posto in classifica generale di Crutchlow. Dopo la conferma del passaggio in Ducati, Cal ha avuto un calo di forma dovuto anche a problemi fisici agli avambracci e potevamo giocarcela: era un obiettivo ambizioso ma non impossibile. Poi, certo, siamo stati anche sfortunati: durante la caduta di Stefan, il piede si è incastrato nell’erba sintetica che si era sollevata e si sono generate le condizioni per la frattura. Come detto, peccato.

Per pura curiosità, su chi punti per il gran finale?

Dico Marquez. 13 punti di vantaggio sono comunque una dote importante che credo Marc riuscirà a gestire. Non ha la pressione di dovere vincere, sa che può arrivare secondo o terzo e vincere comunque. Non è cosa di poco conto.

Marquez, Bradl, Espargaro. Con questi ragazzi la MotoGP sta cambiando: sono piloti giovani, entusiasti, freschi, amati dal pubblico e capaci di generare nuovi appassionati. E’ l’alba di una nuova era?

[pullquote1]”Valentino è un fenomeno, ma è fisiologico che arrivino volti nuovi. Marquez incarna la MotoGP del futuro”[/pullquote1]Per puro caso leggevo qualche giorno fa una rivista che, parlando di questa stagione MotoGP, titolava “Rinascimento”. Penso che “rinascimento” sia la parola giusta e sì, credo che sia l’alba di una nuova era. Sia chiaro, Valentino è stato un faro, un fenomeno assoluto e il Motomondiale ha fatto bene a puntare su di lui e fa bene a continuare a farlo. È però umano e fisiologico che arrivino nuovi volti, freschi, simpatici. Marquez, ad esempio, incarna quelle che sono le caratteristiche della MotoGP del futuro. Inoltre, e non è una cosa da sottovalutare, con questi ragazzi si lavora benissimo.

Per rimanere in tema: quale è la ricetta del Motomondiale del futuro per Lucio Cecchinello?

Non è facile rispondere, ovviamente. Io sono nel paddock da più di 20 anni e ho visto passarmi davanti epoche importanti: sono passato dalle 2 alle 4 tempi, ho visto la 500 cedere il passo alle MotoGP. Insomma, è normale che tutto sia sempre in evoluzione. Se poi si aggiunge anche il contesto mondiale, quello di una difficile situazione economica, si crea un paesaggio molto incerto. La mia opinione è che in questa incertezza si siano introdotti forse troppi cambi di regolamento in tempi brevi, generando una situazione un po’ confusa. Pensiamo alle modifiche di cilindrata, alla durata e alla collocazione delle prove libere, all’introduzione delle CRT poi sostituite dalle Production Racer. Non ho una ricetta precisa, nessuno credo l’abbia, ma penso si debba affrontare il futuro con una pianificazione più strutturata.

In tema di Production Racer di che opinione sei?

È una buona cosa, si creano maggiori possibilità per permettere a piloti giovani di mettersi in luce con moto competitive. Non c’è dubbio che siano ottime basi di partenza, specialmente per quei piloti che si affacciano alla MotoGP.

Sappiamo che sei molto attento al tema della sostenibilità, sia essa ambientale che economica, e alla sicurezza dei piloti. La MotoGP si sta dunque adattando al mondo che cambia?

[pullquote1]”Abbiamo l’obbligo di interpretare il motomondiale non solo come un magnifico spettacolo, ma anche come una piattaforma che sappia sviluppare tecnologie sostenibili”[/pullquote1]Quello della sostenibilità è un tema molto caro e che io metto al centro del ruolo di questa disciplina. Sia chiaro: siamo partiti tutti dalla passione per i motori, per le moto, per la velocità, e queste cose non sono certo andate smarrite. Però siamo cresciuti e abbiamo l’obbligo di interpretare il motomondiale non solo come un magnifico spettacolo, ma anche come una piattaforma che sappia sviluppare tecnologie sostenibili per l’ambiente, per la sicurezza e che sappia stare attenta al portafoglio. Chi lavora in MotoGP ne è consapevole, bisogna essere coerenti con il mondo in cui si vive e la discussione è molto attiva, con Dorna, con le case e con i colleghi. Soprattutto per l’eco-friendliness sono state fatte molte cose di cui pochi si sono accorti, forse anche a causa di un gap di comunicazione. Qualche esempio? Una volta una moto della classe regina consumava 32 litri di carburante, oggi i litri sono 21, domani con le nuove regole caleranno ancora. Proseguendo, per quello che riguarda i motori a disposizione di una squadra per un anno si va verso numeri sempre più ridotti, 5 per l’anno prossimo. Significa che 10 anni fa un pistone faceva 150 chilometri e poi veniva buttato nel secchio, mentre nel 2014 lo stesso pistone di chilometri ne farà 3.000. Infine, ma si potrebbe proseguire, oggi col fornitore unico si possono usare 16 coppie di gomme a Gran Premio, con grande risparmio di produzione di CO2 e riducendo i problemi di smaltimento. Come si può vedere da questo trend, si sta andando sempre più verso un miglioramento tecnologico che permetta meno inquinamento e costi più bassi.

È la strada che sta prendendo la Formula 1?

Precisamente, fra l’altro si stanno facendo ampi passi avanti per l’introduzione del KERS (il sistema di recupero dell’energia, ndr) e quindi verso sistemi di alimentazione che stringano l’occhio all’ibrido. Il mio sogno è quello di vedere la MotoGP seguire la via tracciata dell’industria dell’automotive: cilindrate che vanno riducendosi, motori sovralimentati, più compatti ed efficienti, emissioni limitate e costi ridotti. Il mondo va in quella direzione, le tecnologie esistono, ora dobbiamo solo aspettare e seguire quella strada. Volete la mia? La MotoGP del futuro è una 500cc, turbo, con sistemi avanzatissimi per gestire la coppia.

Una provocazione: uno che ha smesso l’anno scorso dopo avere vinto 2 mondiali, in una recente intervista ha dichiarato che gli piacerebbe vedere esattamente il contrario. Niente elettronica, motori potentissimi…

Stoner ha un punto di vista che va rispettato. Lui vede la moto come strumento per la competizione, è comprensibile. Io dico che il motomondiale deve essere anche altro. Un conto è vedere la MotoGP come una battaglia, un conto è vederla come la più importante piattaforma di sviluppo per le tecnologie di serie per le due ruote. Uso una frase che mi è sempre piaciuta: l’obbligo deve essere correre per gli altri.

Quando dici “gli altri” parli anche di sicurezza dei piloti?

Deve essere una priorità. Molto è stato fatto, molto rimane da fare. Proseguendo su quanto detto sopra, iniziamo gestendo la cilidrata e limitando i pesi delle motociclette e vedrete che otteremo dei risultati.

Concludo con una curiosità personale: vedo che come LCR siete molto attivi sul web, nel marketing 2.0 e sui social network. È una scommessa o un solido investimento sul futuro?

La misura che gli altri hanno di te è data anche e sopratutto da quello che sei digitalmente, specie se sei all’apice del motorsport. Siano fans su Facebook o follower su Twitter, le dimensioni della fanbase su internet stanno assumendo un ruolo centrale in tutte le strategie di marketing e sono una delle prime cose che gli sponsor guardano. Una volta la visibilità era misurata dai centimetri quadrati di marchio sulla moto, oggi questa tendenza sta cambiando: occorre comunicare sulla rete, essere in tanti, parlare e fare parlare di sè. Chi non spinge in questa direzione rimarrà indietro, perchè il web è il metro di misura dei nostri tempi.

Emanuele Venturoli
RTR Sports Marketing
Si ringrazia Lucio Cecchinello per la disponibilità
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