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juventus-2014

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Onore alla Juventus, che cala il tris di Scudetti facendo esplodere, da Nord a Sud la festa dei tanti, tantissimi tifosi bianconeri. 93 punti, un campionato trionfale ed eccellente mai davvero in discussione, in cui la lotta con la sponda giallorossa di Roma è stata più agognata che reale. 2,6 punti a giornata, segno di un dominio totale sul campionato, senza pietà né delle grandi né, men che meno, delle cosiddette piccole. Pochissimi passi falsi e una costanza straordinaria.

Onore, dunque, alla Signora. Risorta dalla ceneri meglio della Fenice, capace di mettere le mani per ben tre volte consecutive sul massimo trofeo nazionale, guidata da un eccellente allenatore e supportata da milioni di tifosi sparsi per la Penisola. Lo dicono i numeri, lo ha detto il campo: non c’è nessuno come la Juve in Italia, a livello di organico, di grinta, di voglia di vincere, di calcio giocato. 

Eppure la Juve rimane la Signora di un’Italia calcisticamente decaduta, il cui sistema pallone è irrimediabilmente in rovina per condizioni economiche, qualità e contesto. Tre fattori che vanno a braccetto e che, pur con il rischio di un’eccessiva semplificazione, sono la triplice punta di un iceberg che, semplicemente, non funziona più.

Certo, questa debacle tutta italiana non è colpa della Juve, o meglio non solo. Eppure la prima squadra di Torino, paradossalmente, è la più efficace cartina di tornasole di questa situazione: quegli stessi bianconeri che in Italia non fanno prigionieri, vengono continuamente buttati fuori dalle competizioni internazionali, quest’anno ad opera di Galatasaray e Benfica (ottime formazioni, ma che non rappresentano l’elite del calcio mondiale).

Purtroppo la mesta figura Juventina in Europa e il contemporaneo trionfo per cappotto in Italia ci dicono solo una cosa: il nostro calcio è agonizzante, assolutamente al di sotto di quello inglese, spagnolo e tedesco (e forse pure francese) e chi ad inizio anno sosteneva che non sono i Top Player a fare il campionato, ora deve tristemente ricredersi.

Lode alla Juve, dunque, perchè sia calcisticamente che a livello di business (pensiamo solo allo stadio di proprietà) sta facendo quello che in Italia nessuno ha avuto negli ultimi anni il coraggio di fare. Speriamo che quello bianconero sappia essere un traino in avanti, verso la luce, per tutto il movimento, che abbisogna di migliori manager e migliori background.

E’ inaccettabile, infatti, specie alla luce di quanto accaduto per la finale di Coppa Italia, che stadi e competizioni calcistiche vengano continuamente interpretati come i luoghi per la rissa, per lo scontro e per lo sfogo. Non è possibile, pur con tutta la sanguinosa storia che la tradizione della tifoseria organizzata si porta appresso, che ancora ci si spari con l’alibi del pallone, della squadra. Non è tifoso, non è sportivo, chi viene arrestato non una ma due volte per disordini legati ad una partita. Fino a quando non si troveranno rimedi seri e definitivi (e non palliativi all’acqua di rose) per costoro, continueremo ad avere stadi mezzi vuoti e sogni gonfi di paure.

E’ una giornata dalle due facce, questa. Da una, c’è quella sorridente e rassicurante della  Signora; dall’altra quella decadente del nostro Calcio.

Occorre riflettere.

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