In MotoGP

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MotoGP Valencia 2015: riflessioni sparse su Marc Marquez. “Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!” I futuristi volevano questo, distruggere il passato per imporre il loro pensiero, iniziare una nuova epoca, la loro epoca. Mi è venuta in mente questa frase ascoltando le parole di Rossi su Marc Marquez in queste ultime settimane, quasi come se il nuovo stesse cercando con ogni mezzo di imporsi sul “vecchio”, rivendicando una sorta di propria era. Marquez, cresciuto col mito di  Valentino Rossi quasi a fargli da faro, ad indicare come si diventa Campioni.
Marquez, un talento puro, incredibile, uno stile di guida tra i migliori mai visti in questo sport, un Cabrón, in pista (e fuori?).
Ha conquistato il cuore della gente appena arrivato, ancor prima di arrivare in realtà, anche di molti tifosi di Rossi, perché sembrava uno di loro, con la stessa passione, lo stesso timore reverenziale al cospetto di un mostro sacro che a 34 anni suonati rimontava in sella alla Yamaha promettendo di tornare al vertice.
Marquez cresceva, gara dopo gara e distruggeva record dopo record, superando i piloti negli stessi punti del suo idolo, anche Rossi stesso, preparando e riuscendo a replicargli uno dei sorpassi più famosi della storia, su quello sterrato a Laguna Seca, il mitico Cavatappi, la chiave di volta della stagione 2008.
Marquez vinceva e imparava, portando a casa il suo primo Mondiale proprio a Valencia, capendo anche che un terzo posto, un approccio meno istintivo e più ragionato potevano essere giusti alleati e anche quando sbagliava arrivava davanti alle telecamere con quel sorriso pulito “sono le gare”, rispondeva ai suoi rivali “quel sorpasso l’avevo già visto, lo ha fatto Rossi” a difendere ogni sua mossa contestata dagli altri.
Lo scorso anno è tornato in moto, vincendo quando e come voleva, conquistando assieme al Mondiale anche l’appellativo di “erede”, in post-Rossi, la risposta in pista alla paura che una volta sceso il 46 nessuno avrebbe potuto prendere il suo posto, sempre con quel sorriso e quella passione.
Marquez ha studiato, mostrando una dedizione e una venerazione per questo sport fin da bambino e di questo sport vuole diventare il più grande, il mito assoluto, il più vincente della storia e può farcela, ha il tempo e il talento per riuscirci.
Quello che forse non ha capito è che non solo i vincenti fanno la storia, non solo le gare vinte rendono i più grandi, se volgiamo lo sguardo a quel passato che in molti adesso gli accusano di non rispettare possiamo vedere che ci sono molte leggende di questo sport hanno vinto “poco” a livello matematico rispetto al loro talento, ma non verranno dimenticati, non li si giudicherà mai per i trofei ma per le emozioni.
Chiariamo, Marquez regala emozioni in pista, come pochi, ma questa accusa, quest’ombra sul suo nome, il sospetto che abbia voluto vendicarsi di un torto non subito o ancor peggio, di voler cancellare il suo più illustre predecessore è qualcosa alla quale dovrà rispondere, magari dimostrando a tutti che Rossi e mezzo mondo lo hanno giudicato male, che è ancora il ragazzino di prima e che quel sorriso è sempre pulito, senza ombre, senza sospetti.
Perché il futurismo è una corrente artistica affascinante, che fa però parte di quel passato che ha inutilmente cercato di cancellare, così in un futuro non molto lontano arriverà un altro ragazzino talentuoso e simpatico, amato da tutti, che andrà da lui dicendo “sei il mio idolo” e a quel punto Marquez dovrà sperare che quel sorriso che si trova davanti sia davvero sincero.
Dal canto suo il “vecchio” Rossi, che ha dimostrato di saper lottare ancora, con più coraggio di prima, potrà stare davanti al suo Popolo Giallo, sapendo che quello non lo tradirà mai.

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