In Comunicazione, Marketing

Per quest’articolo ringraziamo gli amici di ilbrand.it

Marketing E Comunicazione: Lynx, Una campagna Con Le Palle

Un vecchio adagio della comunicazione, che la mia professoressa di Pubbliche Relazioni considerava superato e anacronistico poiché legato a una concezione della comunicazione da baby boomers, dice che non esiste buona o cattiva pubblicità, l’importante è far parlare di sé.

Suppongo che gli ideatori della nuova campagna della Lynx, l’equivalente australiano del celeberrimo brand Axe, non abbiano mai frequentato le sue lezioni.

Infatti, il recente spot del noto marchio Unilever, realizzato appositamente per la rete con il chiaro intento di divenire virale in un battito di ciglia, non fa altro che giocare, per 3’ 01’’, con il doppio senso del termine “palle”.

Il video (lo potete vedere qui) mostra la celebre modella e attrice australiana Sophie Monk quale conduttrice di un Informercial (in altre parole, una di quelle trasmissioni televisive di vendita dal sapore tipicamente anglosassone) dedicata esclusivamente al nuovo prodotto lanciato sul mercato dalla Lynx, un gel doccia realizzato per la cura e l’igiene delle parti intime maschili.

Le allusioni durante lo spot, molto più che esplicite, hanno scatenato lo sdegno di una parte della popolazione, che non ha esitato a manifestare il proprio disappunto all’autorità ufficiale incaricata di regolamentare i contenuti delle pubblicità in Australia, l’Advertsing Standard Bureau (ASB).

Nonostante l’ASB abbia definito il video divertente e non abbia identificato alcuno svilimento della persona nel messaggio lanciato, come invece accusavano i detrattori dello spot, la stessa commissione non ha potuto ignorare in toto le proteste affiorate dalla frangia più conservatrice della rete.

Pertanto, è stato intimato all’agenzia Soap, creatrice della campagna, di modificare o eliminare la parte del video ritenuta offensiva nei confronti dei cittadini più attempati. Vale a dire, il momento dello spot in cui un uomo anziano entra in scena con due enormi palle mediche, chiedendo alla presentatrice se lo shower gel della Lynx sarebbe stato in grado di pulire anche le sue “vecchie palle flosce con cui nessuno giocava da anni”.

Fair enough, come direbbero proprio da quelle parti.

L’agenzia Soap, a questo punto, decide, però, di andare ben oltre le disposizioni dell’ASB, e non si limita a modificare il contenuto del video, ma lo ritira del tutto. Il passaparola, tuttavia, corre più veloce delle imposizioni, soprattutto in rete. Il tam tam è ormai incontrollabile e la pubblicità viene vista da un capo all’altro del paese nel giro di qualche giorno.

Unilever, dal canto suo, dopo un primo comunicato in cui ammette il proprio disappunto per la decisione presa dall’ASB, non rilascia più nessun annuncio ufficiale. Finché, a interrompere il silenzio della compagnia, irrompe una conferenza stampa. Finta.

Soap, infatti, trascorso qualche giorno, lancia un nuovo spot, realizzato sempre per la rete, in cui un finto responsabile della Lynx rilascia una finta conferenza stampa in cui risponde a finte domande sulla censura apposta al video precedente, continuando a fare leva sul doppio senso su cui era imperniato lo spot precedente.

Una censura reale, che era stata prevista e pianificata, e faceva parte integrante della campagna pubblicitaria. Quelli della Soap sapevano, infatti, che il video non avrebbe lasciato indifferenti le minoranze e le categorie sociali coinvolte e rappresentate mediante banali stereotipi e contavano sull’intervento deciso dei puritani australiani per aumentare la risonanza mediatica del messaggio promozionale.

Forse la mia inflessibile e preparatissima professoressa di PR questa campagna non l’avrebbe apprezzata, ma io, come direbbe Hannibal dell’A-Team accendendosi un sigaro, adoro i piani ben riusciti.

Articolo tratto da Ilbrand.it
Nella foto: alcune immagini della campagna
pictures from www.ilbrand.it

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