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Tra Phillip Island e Motegi ci sono più o meno 6.705 miglia. Sono 10.791 km, se preferite il sistema metrico decimale, quasi tutte di mare, ça va sans dire. Con un aeroplano decente sono 10 ore e 23 minuti di volo, condizioni atmosferiche permettendo, ma non è stagione di turbolenze questa. A meno che non vi chiamiate Marc Marquez.

Molte di quelle 10 ore e 23 minuti, Marc probabilmente le ha passate chiedendosi come sbrogliare questa singolare faccenda del Karma, che prima gli offre su un piatto d’argento gli infortuni di Lorenzo e Pedrosa e poi gli mostra beffardo la bandiera nera in Australia. Chissà se ora siamo finalmente pari? 18 punti, 2 gare, 10 ore, 23 minuti, 3 settimane, 1 avversario, 20 anni. Numeri. Tanti, troppi, per descrivere un finale di stagione che improvvisamente è diventato un noir psicologico, ricco di colpi di scena e profondamente intriso della vicenda umana. Un ottovolante che ribalta i ruoli e mischia le carte fino a quando dalla centrifuga esce solo il succo. L’essenza. Le persone. I nervi.

Quella di Marquez è divenuta una guerra di karma, di errori e di fortuna. Ora bisogna non farne più, sperare che ne facciano gli altri, sperare che non capiti qualcosa di incredibile di nuovo. Già, perchè Phillip Island è stato un teatro fagocitante e circense, sul cui palcoscenico sono andati in scena probabilmente alcuni dei più incredibili imprevisti mai verificatisi nella storia del Motomondiale.

Quello Bridgestone, prima di tutto, colosso dei pneumatici che finisce per fare a cazzotti col nuovo asfalto di una pista che tutti speravano più fredda e più liscia. Le gomme invece sono finite in brandelli ben prima dei 24 giri previsti dall’organizzazione, costringendo Dorna a mettere in piedi una gara Flag-to-flag. Quello di Dorna, che invece di convocare una rapida riunione fra piloti, team e direzione gara, ha preferito dispacciare le regole della nuova gara tramite foglio A4 da fare girare per i box come una circolare da liceo, senza dare spazio a domande, critiche e osservazioni. Infine, quello di Honda HRC, il cui box ha inspiegabilmente mancato di leggere correttamente la sopracitata comunicazione, che al punto 2 recitava “Ogni pilota deve necessariamente entrare ai box per il cambio della motocicletta equipaggiata di gomme nuove almeno una volta durante la gara. In circostanze normali ciò presuppone che ogni pilota possa obbligatoriamente cambiare moto alla fine del giro 9 o del giro 10“. Morale, Marquez fuori, figura barbina e partenza per il Sol Levante con un profilo che più basso non si può. Se a Marc nella terra dei canguri poteva andare male, nessuno pensava potesse andare così male.

Ora, due strade sono possibili. Nella prima, si può gridare allo sgomento, all’indignazione e lamentare l’impreparazione e la poca professionalità di tutte le aziende -multimiliardarie- coinvolte. Oppure, nella seconda, meno empatica e meno sensazionalista, si possono chiamare le cose con il loro nome: sfiga. Occorre infatti ricordare che il Motorsport, specie nelle sue eccellenze (Formula 1 e MotoGP), è un gioco ricchissimo di incastri e possibilità, in cui gran parte della bravura sta proprio nel tenere a bada la dea bendata e le sue intemperanze. Certamente, il modo in cui la stessa Dea Bendata si è palesata a Marc Marquez domenica scorsa è singolare, ma dimostra -se mai ce ne fosse bisogno- che tutto è possibile.

Non solo: Marquez non è stato punito per il contatto all’uscita del Pit con Jorge Lorenzo in quanto la sportellata è avvenuta fuori dalla corsia di immissione dai box anche a causa di un errore di Lorenzo stesso. Se così non fosse stato, il giovane spagnolo avrebbe potuto subire un’ulteriore sanzione con penalità di un punto sulla licenza, giungendo così a quattro e dovendo partire dal fondo dello schieramento in Giappone. Vero è che con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte, ma è anche indispensabile ricordare come la storia -tutte le storie- siano fatte di episodi.

Già nei giorni scorsi avevamo detto proprio su queste pagine che questo mondiale può perderlo solo Marquez: è singolare averne una dimostrazione così repentina e così d’impatto. Domenica l’uomo Honda avrà un nuovo Match Point, accompagnato dalla consapevolezza che Jorge Lorenzo non mollerà il colpo fino a quando l’ultimo motore non sarà spento.

Palla a Marquez dunque, di nuovo. Nella speranza di non sprecare.

By Emanuele Venturoli
RTR Sports Marketing
Pictures from the web

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