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motogp-2019Mentre sono in corso proprio in queste ore i primi test della Stagione MotoGP 2019 è giusto dare un’occhiata alla vera storia che ci racconta la classifica 2018.

Se è vero infatti che Marc Marquez ha conquistato il suo settimo sigillo mondiale con diverse gare di anticipo sulla concorrenza, è anche vero che la seconda Honda meglio posizionata, quella di Crutchlow, ha conquistato meno della metà dei punti dello spagnolo.

È legittimo -e sotto tutti i punti di vista corretto- argomentare che il pilota di casa LCR ha dovuto gettare l’asciugamano a metà del trittico asiatico per colpa di un infortunio, ma è altrettanto vero che non possono non saltare all’occhio ben tre Yamaha (una moto che per buona parte dell’anno è stata accusata di essere in forte crisi) nelle prime sei posizioni. Al contrario, Pedrosa, Nakagami, Morbidelli e il resto della compagnia dell’ala non stanno nei primi dieci: un dettaglio interessante per un manufacturer che ha vinto il titolo costruttori con quaranta punti di vantaggio sulla seconda casa classificata.

Un mondiale molto equilibrato?

In un mondiale di moto abbastanza equiparabili in termini di performance (forse era la rossa di Borgo Panigale ad avere un leggero edge tecnico sulle colleghe), è stato proprio il ragazzo di Cervera a fare una clamorosa differenza. Marquez ha impressionato per velocità, certo, ma anche per consistenza, intelligenza e dedizione. Le tre cadute con una spalla slogata di Valencia, un gran premio che contava come il due di coppa con briscola a bastone, la dicono lunga sul livello di ossessione e di ferocia con cui lo spagnolo affronta ogni singola uscita su una motocicletta.

Proprio per questi motivi Marquez ha fatto apparire questo campionato e questo settimo titolo molto più semplici di quanto essi non siano in realtà stati. È vero che di “se” e di “ma” son pieni i fossi, ma basta togliere il numero 93 da questa classifica per vedere quanto avrebbe potuto essere combattuta e tirata la lotta per il titolo 2018.

Merito, ad onor del vero, anche di regole che hanno favorito la competitività e promosso la vicinanza fra le case, sia ufficiali che satelliti. Sembra scontato, a guardare oggi la faccenda, ma non sono molte le serie in cui gli Zarco, il già citato Crutchlow, Petrucci e compagnia se la giocano con i primi a bordo di moto non ufficiali. Dorna è stata lungimirante ed intelligente nel soppesare le introduzioni tecnologiche, ha gestito bene i rapporti fra i vari campionati (e il debutto della MotoE ne è ulteriore conferma) ed ora gode giustamente i frutti di quello che -ad opinione di molti- è certamente il più interessante campionato motoristico del mondo. 4 ruote comprese.

A neanche 48 ore dall’ultimo GP della stagione, i test arrivano con la promessa di alzare ancora l’asticella e chiudere ancora il gap fra i contendenti. Lorenzo che approda al colosso Repsol Honda, Yamaha che porta un pacchetto (e in parte uno staff) tutto nuovo e Ducati in cerca della definitiva conferma sono solo alcuni degli ingredienti di una stagione che parte già esplosiva. E che è appena cominciata.

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