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Non ci piace fare la parte di quelli che dicono “l’avevamo detto”.

Specie di lunedì. Però, effettivamente, l’avevamo detto. Andrea Dovizioso conquista il quarto podio in cinque gare della MotoGP, posizionandosi non solo saldamente al quarto posto nel mondiale ma candidandosi con forza ad una sella più prestigiosa di quella di una pur ottima Yamaha Tech 3. L’avevamo detto in tempi non sospetti che al Dovi bisognava dare tempo e fiducia. E i risultati non sono tardati ad arrivare. Non arrivasse Valentino Rossi, al fianco di Lorenzo potrebbe tranquillamente andarci Andrea. Provare per credere.

Una grande prestazione

L’italiano confeziona una gara di ottima fattura, senza sbavature e in cui -anzi- riesce di riffa e di raffa a tenere dietro moto ben più veloci della Yamaha di Poncharal. Riesce a superarlo solo Pedrosa sulla solita HRC fastidiosamente competitiva, cui le veloci percorrenze del Mugello giovano abbastanza.

Di Lorenzo ormai non si sa neppure più cosa dire. Il maiorchino fa gara a sè, stordisce per pulizia di guida, concentrazione, ritmo. E’ evidente che è ad un altro livello, di forma e mentale e che il divario con i pretendenti al trono, pur eccellenti, si sta disgraziatamente ampliando. Per ben una dozzina di giri il cronometro della M1 numero 99 stacca degli 1’47” mentre il resto del mondo fatica a stare sul 48 basso. Quando mancano cinque curve agli scacchi, Jorge è già lì che saluta le tribune e il pubblico che assiste dai prati al suo trionfo.

Pedrosa ci prova con tutto quello che ha, ma neppure il massimo è sufficiente contro questo Lorenzo. Dani impiega un paio di giri per superare Dovizioso e quando ci riesce, la Yamaha è già lontana. Amen. Di certo c’è che in classifica mondiale i due spagnoli han messo dietro tutti, Stoner compreso.

Ah, già, Stoner. Per Casey questo evidentemente non è il mese giusto, e manco il weekend giusto:  figuriamoci la domenica. Parte da dietro e la rimonta è lunga e difficile e, quando finalmente sembra a ridosso delle prime posizioni, un brutto errore lo costringe a placare le sua ira nella sabbia del Mugello. Torna in pista e ci riprova, ma è solo sangue agli occhi quello che l’australiano butta nella mischia, tanto che per superare Bautista gli va persino addosso, spostandolo come uno straccio vecchio dal centro pista. E con questa fanno due, commenta qualcuno, se consideriamo anche la spallata rifilata a Petrucci nel FP2. Per quel che mi riguarda, pur da grande tifoso di Stoner, ritengo spallate e spintoni molto divertenti solo se al di sotto dei 330 chilometri all’ora, a meno che non smettiamo di chiamarla MotoGP e non la ribattezziamo MotoScontri.

Benino Rossi. Benino. E’ il massimo che riesco a dire per qualcuno che qui ci ha vinto sette volte sette. Sull’asciutto il pesarese fa una delle migliori prestazioni di quest’anno, quinto, ma va anche detto che Stefan Bradl gli appoggia un secondo di distacco a libro paga, in groppa ad una moto che non è certo MazingaZ ma anzi la Honda di Lucio Cecchinello.

Ritratto del Mugello ai tempi della crisi. Il circus anche per quest’anno lascia le colline toscane e si avvia verso le due tappe a stelle e strisce. Dall’Italia il verdetto è unico: al momento sulla strada di Lorenzo c’è solo Lorenzo.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nella foto: il podio del Mugello
Pic courtesy of Yamaha Factory Racing

 

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