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Lorenzo e la maledizione della matematica al MotoGP Catalunya

A tutti i detrattori e gli invidiosi. A tutti i Team Manager da bar e Direttori Corse da edicola. A tutti quelli che non ci credono più. A tutti quelli che dicono che con moto del genere i piloti servono poco e niente. A tutti quelli che “eh ma i manici di una volta non ci sono più”. A tutti quelli che dopo Valentino il vuoto. A tutti quelli che “altra storia se ci fosse Stoner“.

Jorge Lorenzo ha firmato ieri pomeriggio l’ennesimo, straordinario capolavoro vincendo in un caldo infernale il Gran Premio di Catalunya davanti a Dani Pedrosa e Marc Marquez. Non c’è niente da dire, dopo l’ennesima gara disegnata con il compasso, curva dopo curva. Imprendibile perchè perfetto. Una macchina. No, meglio, perchè capace di migliorare sfumatura su sfumatura.

Per Lorenzo la motocicletta è matematica: una serie di impercettibili approssimazioni successive che lo fanno tendere sempre più all’infinito della gara perfetta. E quella di ieri è la gara perfetta. Cesellata sul millimetro come un bassorilievo di pregio, studiata nelle pieghe e nei ritmi come una danza, che corre con il tempo e mai contro di esso.

Jorge Lorenzo, vi piaccia o no, ha smesso tempo fa con il Motomondiale dei duelli, alla Marquez tanto per capirci. Alla rissa spalla a spalla ha preferito il perfezionamento delle traiettorie e della pulizia di guida. Ha compiuto una scelta impopolare, ovvero quella di diventare un pilota intelligente e vincente, piuttosto che spettacolare e divertente. E’ una scelta non facile, perchè non è mai bello vincere eppure non essere il beniamino di nessuno, o almeno mai quanto il ragazzino con la faccia pulita e il gomito per terra o quell’altro strano compagno di box, mai davvero tornato dal suo viaggio nella terra rossa.

La motocicletta come l’algebra, non per appassionare ma per risolvere i problemi. Lorenzo è ben consapevole di avere un problema che di nome fa M1. Già, perchè il maiorchino al terzo successo stagionale, ha un mezzo buono ma nettamente inferiore alle bestie arancioni che cercano di rosicchiargli decimi e centimetri una domenica sì e una no. Lo dimostra Rossi, non esattamente il primo capitato in sella ad una moto, che con lo stesso strumento di Jorge prende 6 secondi a gara quando va benissimo.

La maledizione della perfezione è proprio qui, in un questo singolare paradosso. Se vuole vincere ancora, Jorge deve continuare così, con questo motociclismo geometrico e che non lascia scampo. Eppure, per lo stesso paradosso, questo forse farà di lui uno dei piloti più vincenti ma meno amati di sempre dal pubblico. Un secchione delle due ruote, con voti eccellenti in pagella e pochi amici intorno.

Poco importa. Lontano dai bagni di folla, Jorge Lorenzo guarda la classifica generale. Meno sette per fare rimanere questo posto Lorenzo’s Land, la terra di Lorenzo. Ecco l’unica cosa che conta davvero.

Tutti gli altri siano avvisati.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nelle foto: Jorge Lorenzo
Pictures courtesy of Yamaha Factory Racing

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