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Sempre così. Prima ci sono le strette di mano, gli abbracci, gli entusiasmi facili, oh, quelli sempre. Di quelli che si consumano a salsicce e birre e serate a tirar tardi, ebbri di “diremo” e “faremo”. Una costante. Ci sono le promesse, oneste ma grosse, come diceva un celebre emiliano. Poi, quando tutto finisce, i sorrisi si tramutano in mezze parole, le strette di mano in dubbi senza scampo. E se nessuno sbatte la porta quando esce, questa volta è solo per educazione. Dietro le visiere chissà che rimane.

Il dopo Rossi

Chi arriva dopo ha un’eredità scomoda e ingombrante. Si trova una casa mezza arredata, da cui i precedenti inquilini hanno tolto solo quel che gli serviva e compagni di viaggio con il cuore gonfio di ricordi che stanno andando a male. Muri tinteggiati e chiodi senza quadri alle pareti. Si può buttare giù tutto, e ricominciare da zero, o costruire con pazienza salvando il buono che ancora s’è salvato.

E’ una metafora ardita, questo è chiaro, ma questo secondo matrimonio all’italiana, quello fra Andrea Dovizioso e la Ducati MotoGP, s’ha da fare con astuzia e pazienza. E sopratutto con i giusti tempi.

Il pilota di Forlimpopoli si troverà l’anno prossimo su una sella tanto desiderata, quella di una moto ufficiale, quanto scomoda, poichè arrivata dopo il burrascoso rapporto con Valentino Rossi e il sostanzioso “maquillage” tecnico imposto alla più bella rossa di tutta Bologna. Della GP12 il Dovi dovrà innanzitutto decidere cosa cambiare e cosa tenere: il gap è ampio perchè fra la moto con cui Stoner vinse il Mondiale e quella con cui Rossi affronterà la seconda metà della stagione c’è un universo tecnico e tecnologico che forse nemmeno a Borgo Panigale sono riusciti ad interpretare con successo.

A mente fredda, per la scuderia di Preziosi e per la casa di Del Torchio, l’arrivo di Dovizioso potrebbe essere una manna dal cielo. Certo, Andrea non ha e non avrà mai il richiamo mediatico di Valentino, nè il magnetismo o il carisma -nel bene e nel male- del Dottore. Però il romagnolo è un eccellente collaudatore, un pilota paziente e pulito, un ragazzo serio e taciturno che parla poco ma a segno. Tutte caratteristiche queste che adesso come mai possono fare comodo a Ducati, che dovrà governare bene non solo la planata del dopo Valentino, ma anche quella della nuova dirigenza Audi.

Faccendieri, blogger ed ingegneri da Bar stanno già montando un gran castello, domandandosi se davvero quel puledro imbizzarrito e potentissimo della Ducati potrà davvero essere domato da un cowboy cheto e solitario come Dovizioso. E’ una buona domanda, anche se prematura, ma l’avventura è certamente affascinante e merita di essere seguita con passione fin dai test di quest’inverno.

Chissà che questo secondo matrimonio non sia meglio del primo.

By Emanuele Venturoli  RTR Sports Marketing.

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