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Si è arrabbiato, Andrea Dovizioso. Si è arrabbiato per davvero. E, come succede per chi ci ha già pensato già su tanto -e ha masticato e meditato prima di aprire la bocca- il responso è stato secco e deciso. Perchè c’è chi quando perde le staffe sbraita e urla e calcia le sedie, e poi c’è chi semplicemente dice le cose come stanno, con fermezza e lucidità.

All’ennesimo giornalista che gli chiedeva se fosse contento del suo terzo posto al Mugello, il quarto in cinque gare, Dovizioso ha risposto che no, non era contento. Per tre motivi. Primo, non era contento perchè non si gareggia per arrivare terzi, si gareggia per arrivare primi. Secondo, perchè ormai è ora di finirla di trattare il Dovi come un ragazzino alle prime armi che gioca nel parco dei più grandi. E terzo perchè fra tutto questo gran parlare di motomercato c’è davvero il rischio serio che nessuno metta una moto ufficiale nel garage di Andrea l’anno prossimo.

Obiettivo chiaro

E allora basta. Senza cattiveria, ma basta. “Io non corro per rimanere in MotoGP ed arrivare terzo o quarto. Io corro per vincere“, questa è la frase che riassume tutto e che contiene uno dei principi fondamentali di questa storia e di questa stagione MotoGP: senza una moto ufficiale è impossibile vincere. Parlano chiaro le vittorie di Stoner, Lorenzo e Pedrosa, in sella a Honda e Yamaha ufficiali. Chi sta su un’altra moto, per quanto talentuoso, non può fare una vita di miracoli.

Dovizioso pensa alla Superbike? Chissà, probabile. C’è già anche chi dice che persino Stoner voglia tornare lì, anche se questa pare un’assurdità totale. Certo è che il messaggio è passato forte e chiaro: Andrea vuole e si merita una moto migliore, per provare a vincere per davvero. Noi siamo con lui, ovviamente.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
 Nella Foto: Andrea Dovizioso davanti ai fotografi del Mugello
 Picture courtesy of BBC sports

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