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Prima ancora di divenire una celebre pellicola premiata alla Festa del Cinema di Berlino, “La sottile linea rossa” era un verso tratto da “Tommy”, una poesia di guerra di Rudyard Kipling che recita: “Fra la lucidità e la follia c’è solo una sottile linea rossa, rossa come il sangue”. E’ un’immagine splendida, che ben spiega quanto minuto, eppure quanto evidente sia una volta che lo si è sorpassato, il limite fra ragione e incoscienza. Fra il trionfo e la sconfitta. Fra la gloria e l’indifferenza. Per Jorge Lorenzo ad Assen, questa linea era larga circa una decina di centimetri, e non era rossa come il sangue, ma bianca come la ghiaia in cui si è trovato a rotolare con una clavicola sbriciolata.

Quella linea, per Jorge Lorenzo, ha significato molto. Come uomo, innanzitutto, perchè nel bilancio di un’esistenza adulta diviene legittimo chiedersi se davvero sia indispensabile rischiare l’osso del collo ogni weekend. Ma anche come pilota, perchè ora il Campione del Mondo sa che la sua carriera sarà anche e soprattutto contro la paura di toccarla un’altra volta, quella linea.

Lo ha detto lui stesso, ieri, mentre la sirena dell’ambulanza costringeva al silenzio i pensieri e gli sguardi di curiosi e addetti ai lavori. Ha detto che questa sarebbe stata la sua penultima caduta nel Motomondiale: se e quando ricadrò, allora smetterò di fare questo sport. Ancora una e poi basta. Non una bandiera bianca, ovvio, ma la presa di coscienza di chi -oggi- deve fare i conti con gli Dei della Moto, che tanto danno e tanto chiedono in cambio.

Lorenzo, come chiunque abbia mai guidato una motocicletta su una lingua d’asfalto, sa bene che quella linea è un limite che va sfidato, se vuoi andare più veloce. Oltre quella linea c’è il millesimo di secondo sul quale, giro dopo giro, l’uomo di Maiorca ha vinto non uno, ma due Campionati del Mondo. Oltre quella linea c’è il rischio, certo, ma anche la vittoria, e questa è una bilancia i cui pesi vanno valutati con attenzione. La linea, quella linea bianca, non è solo quella del circuito olandese. E’ la linea bianca di tutti i circuiti in tutti i Gran Premi, e non se ne può avere paura, se si vuole andare in moto.

Ecco perchè Jorge Lorenzo si è dato un limite: ancora una, poi basta. Ed ecco perchè sta già tornando ad Assen, senza fermarsi a Barcellona, nella sua casa, con la sua famiglia, con i suoi amici. Sa che deve esorcizzare quella linea il più velocemente possibile, starle almeno vicino, essere nello stesso posto, da sopra una moto o da dentro un box.

Per Jorge, adesso, non c’è nemico più grande. E, sia ben chiaro, questa non è paura, ma consapevolezza, perchè ogni pilota in cuor suo sa che ci sono solo un tot di cartucce in questa stravagante roulette russa a 300 all’ora, e che si giocano tutte sul bordo di quella linea bianca.

E’ strano e paradossale, questo sport, poichè pretende come merce di scambio unità di misure totalmente diverse. E’ come giocarsi dieci denari e rischiare di perderne cento, forse mille. E’ spendere anni per diventare il re e millesimi di secondo per essere buttati nella sabbia. E’ giocarsela su quei dieci centimetri di linea bianca per vedersi ripagati da chilometri di folla festante.  E’ volare a trecento all’ora in una vita che tutti noi affrontiamo quasi da fermi.

Ecco perchè è così difficile mollare, togliere il casco, parcheggiare e andarsene. Ed ecco da dove nasce la voglia di affrontarla almeno un’altra volta quella linea bianca.

Ancora una e poi basta. Ancora una. E poi basta.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Pictures from the web

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