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La malaria deve la sua etimologia alla crasi del termine “Mala aria“, ovvero aria viziata, puzzo di chiuso. Era l’odore che spesso si sentiva nelle stive delle navi da carico che traversavano i mari del Sud per portare le merci dal Sud Est Asiatico fino alle coste europee. Ci volle qualche anno per capire che la parassitosi che derivava da questi viaggi non era data dagli ambienti poco arieggiati bensì dalle zanzare salite a bordo nei porti d’origine.

Giorno d’oggi, Malesia, Circuito Internazionale di Sepang, provincia di Selangor. La zanzara in questione, quella che fa scoppiare la febbre, porta il nome di “decisione della Direzione Gara”. Il porto in cui questa zanzara si è imbarcata è quello di Aragon, Spagna, luogo dell’ultima puntata della grande saga “Marc Marquez contro il mondo”. La puntura, come sempre, sa di beffa.

Un punto di penalizzazione sulla licenza a Marc Marquez per avere urtato durante un sorpasso il compagno di Squadra Dani Pedrosa, provocandone il distacco del cavo del Traction Control e conseguente rovinosa caduta. L’equivalente di una tirata d’orecchie senza neppure la minaccia di andare a letto senza cena, poichè ancora una volta per il giovane Marc le conclusioni fattive sono equivalenti alla O fatta con un bicchiere. Zero.

Ma il caldo, si sa, e i brividi ghiacciati della febbre, giocano brutti scherzi. E deve essere più o meno successo così stamattina, nella tradizionale conferenza stampa del giovedì, che Jorge Lorenzo ha deciso di tornare sui suoi passi e invece di prendere la porta e uscire è si è ripresentato dai giornalisti.

“Sapete che c’è? A questo punto, tanto valeva regalarglielo un punto. Ma sì, sono d’accordo, preferiamo lo spettacolo alla sicurezza. In fondo, voglio dire, stiamo allevando una generazione di ragazzini che si va a schiantare contro gli altri piloti”. Ora c’è silenzio nella sala stampa. Per la prima volta la discussione fra i due spagnoli esce dai binari della diplomazia e si va a stampare a trecento all’ora contro un muro di abitudini e retorica. Volano parole grosse e sì, è la prima volta.

Sarà il ricordo di quel giorno di due anni fa, sarà un’estate di passione, sarà la brutta sensazione che a fargli le scarpe sia proprio l’ultimo arrivato, ma Jorge Lorenzo vuole togliersi tutti i sassolini dallo stivale, prima di tornare nel suo motorhome. “C’i sono stati gli incidenti in Moto2, c’è stato il sorpasso ad Jerez, poi la sua moto che a momenti finisce sui commissari perchè lui non ha visto le bandiere, poi c’è stata la sportellata a Dani e il cavo staccato. Devo continuare?” E’ un “quousque tandem” in piena regola, quello del maiorchino, ma la pazienza stavolta sembra persa sul serio, altro che Catilina.

Marquez è lì accanto e si strofina gli occhi per l’incredulità. E’ un istante, ma per la prima volta i convenevoli sono messi da parte e l’ascia di guerra è dissotterrata. E’ un pugno allo stomaco del giovane spagnolo e per un attimo, solo un attimo, fa un gran male. Poi l’attuale leader della classifica si riprende ed esplode in una gran risata.

“Darmi un punto in più? E’ una buona idea. Ci penserò su”, poi si alza, butta un occhio a Lorenzo ed esce dalla stanza.

E’ la punta di un iceberg profondissimo, mai esplorato e che per la prima volta viene esposto al grande pubblico. Come un trofeo mai visto, uno Yeti mediatico di cui si era solo fantasticato ma che mai era stato rivelato. Ora il dado è tratto e tutti i giocatori hanno messo le loro carte sul tavolo: da domani parlerà la pista, ma l’atmosfera è già da Ok Corral.

Quando la porta della sala stampa si chiude dietro l’ultimo giornalista in un attimo torna il silenzio, e il gran caldo della periferia di Kuala Lumpur invade la stanza. E’ solo allora che ti ricordi che due anni fa, a meno di cinquecento metri da qui, se ne è andato Marco. Per un attimo, eri quasi riuscito a dimenticare.

Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing.
Pictures from the web

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