In MotoGP, Motomondiale

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Misano è una festa di bandiere e stendardi gialli. Una festa di tribune piena di mani levate. Una festa nella festa, l’ultimo canto della nostra riviera, tirata a lucido nell’ultimo weekend prima dell’autunno. E’ una festa di motori, ma non solo, è un’occasione, un momento per condividere. Misano è la festa di Jorge Lorenzo, che piange di gioia sul podio, che conquista San Marino per la terza volta consecutiva, che mostra a tutti che il Mondiale è tutto tranne che finito. Misano è la consacrazione di questo Rossi, leale e coraggioso, ma inamovibile quarto classificato. Infine, Misano è anche la triste sconfitta di Dani Pedrosa, che pare non averne davvero più voglia di lottare con caproni, martelli e altri personaggi mitologici.

Durante il weekend, l’umore del Campione del Mondo è variabile come il cielo sopra la Romagna: Lorenzo è dubbioso il venerdì, furibondo il sabato, fiducioso la domenica mattina e solare alle 14:45. Le tante novità Yamaha -cambio seamless su tutte, unite alla necessità di trovare un setup giusto in tempi ragionevoli, costringono gli uomini in blu a uno sforzo titanico, i cui frutti si vedono alla fine del warmup della domenica mattina. Tutto pronto. Silenzio. Poi, l’urlo dei motori.

Al verde, Lorenzo parte come una cannonata, guadagnando la prima posizione, seguito da Pedrosa, Rossi e Marquez. E’ qui che il maiorchino dipinge la prima parte del suo capolavoro: uno, due, tre giri ad una velocità spaziale, che scavano un solco fra lui e la speranza dei suoi avversari di mettergli le ruote davanti. Lorenzo impressiona per velocità, eleganza, ma sopratutto costanza. Lo ripeterà nelle interviste del dopo gara, picchiettandosi la tempia con la punta dell’indice: “è tutta concentrazione, solo quello”.

Jorge è pennello che disegna e ridisegna i contorni della pista sul mare, sempre sullo stesso solco, è goccia cinese che scava nella roccia della foga dei suoi inseguitori, è pendolo che oscilla e ipnotizza con la precisione del suo momento. I tempi sul giro sono qualcosa con cui regolare un orologio: uno trentaquattro e uno, uno trentaquattro e zero, uno trentaquattro e uno, uno trentaquattro e due, uno trentaquattro e zero. Togliete il volume dal televisore: è poesia.

Il pacchetto degli inseguitori pecca per doti contrarie: Rossi, Marquez e Pedrosa si acciuffano, poi si lasciano, sfregano carene e sgomitano nelle pieghe, abbaiano bava alla bocca fino a quando le posizioni non tornano a quelle dell’ordine naturale delle cose: Marquez, Pedrosa, Rossi. Al cabroncito questa volta il trucco non riesce. La rimonta rabbiosa e violenta fatta di traversi e sportellate non può nulla contro la classe cristallina di Lorenzo di oggi. Marquez vince una bella lotta con il compagno di Team ma il suo distacco con il rivale per il Mondiale cresce giro dopo giro, anzichè calare. Sarà onesto nel dopo gara, Marc, dicendo l’unica cosa che c’è da dire in una gara del genere “Oggi Jorge andava troppo forte”.

Dietro, ad essere onesti, succede poco, anche se è da citare la gara di Bradl, che la spunta all’ultima tornata su un Crutchlow non impeccabile. Solito pallore Ducati, solito ottimo Espargaro (che pure parte con circa un quarto d’ora di anticipo, salvo farsi sanzionare dalla Direzione), solito Bautista senza il centesimo per fare l’euro.

Se ne va Misano. Cappelli e bandiere gialle tornano a casa, i prati si svuotano, il paddock torna piano piano silenzioso.

Alla fine arriva la pioggia, a portar via l’ultimo weekend d’estate.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
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