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marc marquez

Questione di 4 punti. Spiccioli. Una lacrima nel mare, come quella versata da Marquez nel trionfo delirante, variopinto e chiassosissimo di Valencia. Il nuovo mondo è cominciato ieri, benvenuti. Marc Marquez, vent’anni appena, un sorriso che fa dimenticare tutti i problemi, è campione del Mondo MotoGP 2013. E’ il più giovane vincitore della classe regina di sempre, ma soprattutto ha dato a questo campionato e a questo sport una sferzata di energia, di vita e di entusiasmo che sono una boccata d’aria fresca. E’ un fenomeno, certo, ma soprattuto è il campione perfetto dei giorni nostri: aggressivo, giovane, dal viso fresco, simpatico.

Marquez ha vinto ai punti contro un Lorenzo straordinario, magnifico, capace di una maturità tecnica e mentale impensabile. E’ stata la battaglia perfetta: da un lato l’esuberante giovinezza di un ragazzino seduto su un missile, dall’altra la concentrazione quasi zen di un maestro della fluidità e della geometria. Ne è nato un fuoco d’artificio lungo 18 gare, 8 mesi, 4 continenti. Come già detto su queste pagine, la cifra tecnica messa in pista è stata di tale portata da avere fatto scomparire il resto del gruppo: Rossi, Pedrosa, Bradl, Bautista, Crutchlow erano tutti a guardare.

Quello che più impressiona, forse, e che offre davvero la misura del talento del ragazzo di Cervera, è la sua crescita negli ultimi 8 mesi. Una cosa infatti è certa: fosse stato quello di inizio anno, Marc non avrebbe vinto questo mondiale. Era arrivato con l’etichetta del Kamikaze, se ne va con quella del ragioniere. E’ diventato un campione soprattutto di testa, ha saputo gestire la pressione terrificante di Valencia, non farsi abbattere dal disastro di Phillip Island, cadere e poi rialzarsi al Mugello. Mica roba da poco.

L’incoronazione, a differenza di quanto si possa pensare, è arrivata ieri a circa 1o giri dalla fine. Lorenzo primo, Marquez secondo, Pedrosa che incalza in terza posizione. Marc si gira, vede il compagno che arremba alle sue calcagna e si fa un rapido conto a mente. Poi alza la mano sinistra e fa cenno a Dani di passarlo: corrigli dietro tu, a quello là davanti, che a me basta arrivare alla fine. Campione.

Lo spagnolo della Honda si è adattato a Lorenzo quanto Lorenzo si è adattato a lui. Tanto il ragazzino è divenuto calcolatore e astuto, quanto il maiorchino è divenuto guerriero e pronto al corpo a corpo. Se la stagione si era aperta con una sportellata di Marc a Jorge, così si è chiusa, con Lorenzo che pur di passare Pedrosa gli si è stampato senza troppi salamelecchi sulla carena.

Nemici amici Marc e Jorge, che certamente si rispettano ma che sicuramente non si piacciono. Questa loro rivalità, che è stata tagliente e da galantuomini al tempo stesso, ha dato vita ad uno dei Campionati più belli di sempre, un vernissage di una nuova era del motociclismo. Entrate, accomodatevi, comincia il nuovo mondo. Con largo anticipo sui rivali -come dimostra il distacco atomico dal resto del paddock- il 93 e il 99 hanno messo in scena la MotoGP di domani, velocissima, esuberante, feroce come quella dei grandi padri fondatori, ma allo stesso tempo attenta, minuziosa, precisa come i cugini delle 4 ruote.

Alla fine, rimane solo una domanda: davvero Marc è più forte di Jorge? Forse no, o meglio non ancora, ma mentre pare davvero che al pilota maiorchino non manchi più niente per essere completo, al ragazzino restano immensi spazi di miglioramento, dalla partenza alla percorrenza in curva. Se mai durante quest’inverno, senza la pressione del cambio di categoria, Marquez dovesse migliorare in questi aspetti davvero si potrebbe avere un pilota come non se ne sono mai visti. Vedremo: oggi cominciano i test del 2014, con tanti cambi e tante novità. Sarà un primo step per capire cosa ci riserverà la prossima stagione.

Ma non bisogna correre troppo. Anzi, godiamoci il momento. Abbiamo appena visto il mondo cambiare davanti ai nostri occhi.

Emanuele Venturoli
RTR Sports Marketing
Pictures from the web

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