In MotoGP, Motomondiale, Motorshow

Ironia della sorte, quando la sua moto lo scalcia nel cielo spagnolo, Pedrosa cade in ginocchio sulla lingua d’asfalto, il capo chino, le mani protese in avanti. Che sia preghiera, supplica o resa definitiva, questo non è dato saperlo. Le sue speranze mondiali si spengono quasi tutte fra l’asfalto e la ghiaia del MotorLand di Aragon, ennesima tappa iberica di un campionato sempre più spagnolo e sempre più affare a due. Anche quest’anno è andato, buon compleanno Dani.

Pedrosa è la sorpresa -in negativo- di questo Mondiale. Nuovamente surclassato dal suo compagno di box, il numero 26 sembra avere perso tutta la baldanza e la sicurezza che mostrava un anno fa quando rincorreva bava alla bocca Lorenzo nella caccia al titolo Mondiale. In questo senso il pilota spagnolo è regredito, è tornato a soffrire il corpo a corpo, a non reggere la pressione. Certo, è veloce, ma è una non-sicurezza quando si tratta di provare a spuntarla.

Come all’epoca Stoner, Pedrosa pare soffrire la presenza sempre più ingombrante del suo compagno di Box. E questa non è un’opzione per chi corre nel Team probabilmente più prestigioso di tutta la MotoGP. Più la sagoma di Marquez si staglia imponente nel panorama MotoGP, più quella di Pedrosa si fa piccina e tremolante. E’ una sindrome di Stoccolma, con variazioni sul tema, in cui Camomillo non reagisce, non prova nemmeno a mulinare i pugni. Non è singolare che, nel weekend della prima vera puntura di Marc (venerdì aveva detto “non sono io a dovere vincere il Mondiale, è Pedrosa”) Dani sia caduto al primo accenno di duello.

A vincere, a stravincere è proprio Marc Marquez, davanti a Lorenzo e Rossi, staccato di una vita.

E’ cambiato, il cabroncito. Era arrivato qui con gli occhi buoni, il sorriso innocente, una parola di ringraziamento per tutti, testa bassa e cuore grande. E’ cambiato lui, ed è cambiato il mondiale, sempre più alla sua mercè mentre il rookie distrugge record, infiamma pole position, vince gare, sfreccia in testa al campionato a 39 punti di vantaggio. Infine, è cambiata l’aria ed è cambiato il gioco, con Lorenzo unico vero pretendente ad un trono già destinato e con gli altri talmente indietro da sembrare su un altro canale.

Già, perchè anche ieri Rossi, Bradl, Bautista e Crutchlow hanno dato vita ad una bella battaglia, tanto fiera quanto inutile. A spuntarla è stato Rossi, più esperto, più astuto e più talentuoso dei tre piloti satelliti, cui manca -questa è l’impressione- sempre qualcosa per arrivare ai punti veri. Alla bandiera a scacchi, Bautista precede Bradl e il pilota Tech3 ma è pur vero che questo quartetto di inseguitori ha preso 13 secondi dalla testa della corsa.

Una vita, appunto.

Ora la MotoGP si butta a capofitto nel round Asiatico, con le tre gare dell’estremo oriente prima del Gran Finale a Valencia. Quando il paddock tornerà in Europa, potrebbe essere solo una passerella per il nuovo Re. Oppure, speriamo, lo showdown definitivo fra gli iberici. Una roba tipo Ok Corral, o giù di lì. Dopo ieri, Pedrosa potrebbe non essere neppure della partita.

Per l’ennesimo anno consecutivo, buon compleanno Dani.

By Emanuele Venturoli
RTR Sports Marketing
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