In MotoGP

Rossi-MarquezMotoGP- “Non so se correrò a Valencia” questa è la conclusione di Valentino Rossi dopo la giornata di polemiche a Sepang, riguardo l’incidente con Marquez, affermazione che denota non solo un’arrabbiatura momentanea ma anche una delusione profonda, cocente, di qualcuno che a torto o a ragione si è visto portare via un Mondiale dominato dalla prima gara.

La storia ormai è chiara, giovedì Rossi, in conferenza stampa, ha accusato Marquez di aver ordito un piano per non fargli vincere il Campionato, ostacolandolo in modo da far recuperare a Lorenzo punti preziosi, ma oltre a questo c’è l’aggravante di averlo fatto in maniera subdola, sempre col sorriso sulla faccia, mostrandosi amico.

Sul momento sono stata una di quelle persone che ha visto nelle parole di Rossi una sorta di esagerazione, di malafede, uno sfogo legittimo, quello si, ma che si basava su interpretazioni personali e forse affrettate, ma con l’andare avanti delle qualifiche si è visto che forse oltre ai dubbi c’era altro, piccoli dispetti, punzecchiature tra Rossi e Marquez che lasciavano intravedere problemi ben più radicati.

Pensandoci adesso, a mente fredda, qualcuno avrebbe dovuto prenderli in disparte per appianare una situazione che stava diventando ingestibile e forse doveva spiegare a Marc che essere campioni certe volte vuol anche dire saper perdere, o almeno provare a vincere per se stessi, senza bisogno di screditare o sabotare qualcun altro per emergere.

Sono tra quelle persone che vedeva nel giovane spagnolo un diretto successore di Valentino, per talento e anche per stile, ma devo riconoscere di non aver mai visto nessun pilota accanirsi così contro un altro senza avere in ballo almeno una posizione importante. C’è da dire che Marquez, dal suo lato, sembra(va) veramente in buona fede, quasi stupito delle accuse del collega, la sua unica volontà era fare la propria gara, senza entrare nella lotta al mondiale tra i due Yamahisti.

Se a questo sommiamo le dichiarazioni di Lorenzo, che puntava a far innervosire il compagno di squadra arriviamo alla gara di Sepang con una miscela esplosiva, una gara potenzialmente bellissima che si è trasformata in una brutta pagina di sport.

Marquez ha cercato di innervosire Rossi in ogni modo, non ci sono dubbi, Rossi ha reagito perdendo la pazienza e cercando di portare lo spagnolo fuori traiettoria, è caduto nella trappola, passando per molti dalla parte del torto, ma dimostrando che le sue parole avevano un fondamento reale; questa può essere una caduta di stile per lui, ma serve anche a far cadere il velo dell’ipocrisia, perché il motociclismo non è uno sport di squadra e cercare di far vincere a qualcuno un mondiale a tavolino è un gesto altrettanto antisportivo.

Dopo la gara la decisione dei giudici è durissima “Rossi a Valencia partirà dall’ultima fila” che di fatto è quasi come tagliarlo fuori dalla lotta al mondiale, mentre per Marquez solo un’occhiataccia, la consapevolezza di un comportamento che appare scorretto ma non punibile.
Sarebbe stato bello concludere la stagione con bagarre e gare al cardiopalma, soprattutto visto il calibro dei piloti che oggi più che in pista si sono scontrati con i piedi per terra, dimostrandosi molto simili ma irrimediabilmente su fronti opposti, a dispetto di ciò che era sempre sembrato guardandoli da fuori, da dove sembravano non amici, ma almeno leali avversari, pronti a lottare con tutte le loro forze pur mantenendo il rispetto reciproco.
Con oggi si arriva ad uno strappo che sembra irrimediabile e soprattutto ci avviciniamo a Valencia con molti punti di domanda e i nervi più tesi che mai.
Chi e quanto avesse ragione dei due lo dirà il tempo (e forse nemmeno quello), rimane l’amarezza di vedere uno sport meraviglioso e quasi sempre corretto macchiato indelebilmente da questa giornata.

In tutto questo a passarci male è stato Lorenzo, che poteva rimanere in disparte e godersi i punti recuperati mentre ha preferito andare in Direzione Gara per dire la sua su un contatto al quale non aveva preso parte, intromettendosi in un litigio che non lo vedeva protagonista, pretendendo che a Rossi (suo unico rivale in campionato) fossero tolti punti, rivendicando il diritto su un mondiale che ancora non è concluso.

Valencia è tra due settimane, c’è molto tempo per calmarsi, pensare e decidere come affrontare l’ultima corsa, sperando che il destino di un campionato così bello possa decidersi in pista e non dentro quattro mura, sperando che alla fine Rossi decida di correre, anche solo per quei milioni di tifosi che ancora ci credono…e chissà che alla fine, proprio grazie a loro, il Dottore non riesca a compiere l’ennesimo miracolo…

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