In MotoGP

Mi sorprende abbastanza il clamore che taluni hanno sollevato quando la Dorna pochi giorni or sono ha abrogato la Claiming Rule che decretò la nascita delle CRT.  A supporto del loro livore, questi tali portano argomenti singolari e -ad opinione di chi scrive- discordanti, accusando il Right Holder del Motomondiale di navigare a vista, di non avere idee chiare sul futuro della disciplina e di essere responsabile di un “genocidio” motoristico che ha lasciato solo piloti spagnoli ai vertici della categoria. Sono argomentazioni singolari. 

Senza farla troppo lunga, partiamo con il dire che il progetto CRT non ha funzionato. Avere metà della griglia che prende 40 secondi dal primo arrivato significa semplicemente fare correre due campionati totalmente diversi nello stesso posto alla stessa ora. Tant’è che le CRT hanno addirittura una loro classifica, dominata con agio dal buon Espargarò, e un loro podio. Lo stesso Stoner (che a dispetto delle critiche parlava spesso a segno) dichiarò a metà dello scorso campionato: “[in CRT] Non si riesce neanche a capire se ci sono dei buoni piloti o no. Vorrei vedere questi ragazzi con le moto che abbiamo noi. Non è leale correre così“.

Cambio di rotta

Bisogna essere onesti e dire che quello delle CRT è stato un esperimento coraggioso e fallimentare: era impossibile, con i tempi che corrono, avere un paddock di moto ultra competitive e Team Ufficiali, e occorreva trovare una soluzione. La Dorna ci ha provato senza successo: vedremo l’anno prossimo cosa succederà con i Team che non appartengono alla MSMA (cioè le case ufficiali Honda, Ducati, Yamaha, Aprilia) e le nuove proposte (tra cui quella di Ducati).

Vero, il regolamento cambia in continuazione e Dorna cerca, anno dopo anno, soluzioni per cercare di rendere il campionato accessibile, competitivo e divertente ma non potrebbe essere diversamente. D’altronde non si può certo imbastire tutto il circo per poi fare correre otto motociclette e basta, nè si può dire ai Team Ufficiali di diminuire il loro potenziale per rendere competitivo il campionato.

Qui non si vuole per forse difendere il gruppo spagnolo a capo del Motomondiale, ma è indispensabile ricordare il successo ritrovato dalla F1 grazie, appunto, ai cambi di regolamento e all’introduzione di novità quali il DRS e via discorrendo. Scopo di Dorna non è stilare una serie di tavole della legge e poi garantire l’immobilismo ma, al contrario, far sì che il mondiale sia il più imprevedibile possibile.

Differente è l’argomento piloti spagnoli, ma anche in questo caso bisogna affrontare il tema con obiettività. A chi lamenta interi podi iberici con il trio MarquezPedrosaLorenzo sugli scudi, va rammentato che non vi era egual copia di critici quando Valentino Rossi vinceva 9 e dico 9 titoli mondiali, battagliando con Biaggi e compagnia. Se l’Italia non ha ancora trovato il dopo Valentino la colpa non è certo di Dorna. Al contrario, in Spagna il motociclismo è da diversi anni sport di successo, di investimenti e di impegno. Sono certo che fra qualche anno anche qui da noi, grazie agli sforzi fatti dalla Federazione Italiana negli ultimi anni, si raccoglieranno nuovi successi.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Pictures from the web

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