MotoGP: Valencia, mezzogiorno di fuoco. Ecco perchè 13 punti non sono niente.

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Tempo fa, in un post intitolato “Marquez contro Marquez” ci chiedevamo come e se potesse finire il dominio del giovane spagnolo e chi potesse arrestare la corsa del Cabroncito. Era agosto, più di due mesi fa, e la cavalcata di Marquez verso il titolo Mondiale sembrava tutto tranne che semplice da fermare, con Lorenzo fuori dai giochi a causa di una spalla rotta e Pedrosa ectoplasmico come sempre quando si trattava di far sul serio.

La risposta che ci eravamo dati era che Marquez poteva essere fermato solo dalla pressione di dovere vincere per forza. Non è infatti un caso che quando, tre gare fa, tutti hanno iniziato a parlare di Nuovo Campione del Mondo, il rendimento del giovane Marc (e di tutto il suo team) abbia iniziato a vacillare. Eliminato dalla tenzone a Phillip Island e secondo sia in Malesia che in Giappone, Marquez ha visto il suo vantaggio ridursi di trenta punti in tre settimane. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

A Valencia ci sono in ballo gli ultimi 25 punti della stagione. Non sono pochi, ma non sono neanche tantissimi.

Se esiste una certezza, infatti, è che con ogni probabilità Jorge Lorenzo non sbaglierà neppure sulla pista spagnola: il martillo non ha nulla da perdere, conosce il tracciato come le sue tasche, è in un periodo di forma straordinaria e vive uno stato quasi catatonico di fiducia in cui tutto pare essere possibile. La casistica si riduce alla capocchia di uno spillo: se vince, Marquez è campione del Mondo. Se vince Lorenzo, Marquez non può arrivare oltre la terza posizione. A dar fastidio ci potrebbe essere solo Pedrosa, ma è un’ipotesi poco probabile visto l’OK Corral che si scatenerà sul circuito della Comunidad Valenciana.

Senza volerlo, Marquez e Lorenzo hanno alzato talmente tanto il livello della competizione, nel loro tentativo di annullarsi l’un l’altro, da fare il vuoto attorno a loro. Per il giovane Marc, che dovrà giocare in difesa, questo è uno svantaggio non da poco. Lorenzo infatti non ha avversari, oltre a Marquez stesso. Se il ragazzino si autoannullasse, con una caduta, una fesseria qualunque o un altro svarione del suo box, la faccenda sarebbe chiusa e sigillata per il maiorchino.

L’impressione è che il vento tiri adesso in direzione Yamaha, nonostante i numeri dicano il contrario. Sulla griglia di Motegi, Lorenzo canticchiava sotto le cuffie dell’iPod, Marquez era pietrificato dalla tensione. Se c’è una cosa in cui il pilota Honda non è impeccabile, infatti, è raccontare balle. Come quando nelle ultime settimane continua a raccontare che non sta a lui vincere il titolo, ma a Pedrosa e Lorenzo. E’ un tentativo di autoesorcismo, più che comprensibile per carità, un rito con il quale il cabroncito tenta inutilmente di togliersi la pressione dalle spalle.

Se davvero Lorenzo la spuntasse sarebbe un colpo sensazionale: una delle più straordinarie rimonte non solo del motociclismo, ma dello sport in generale. Dopodichè occorrebbe chiedersi se Marc potrebbe mai davvero riprendersi da un colpo del genere, ad un passo dall’entrare nella leggenda, a soli 20 anni.

Una certezza, comunque, c’è: questo è stato forse il campionato più bello degli ultimi anni. E’ giusto che i due alfieri iberici se la giochino fino in fondo, sotto il sole spagnolo. E’ da lì che tutto è iniziato. E’ lì che tutto deve finire.

Emanuele Venturoli
RTR Sports Marketing
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