In Sponsorizzazioni Sportive

Gli sport motoristici sono esaltanti, la velocità che ne è una componente essenziale fa venire i brividi. La sensazione di pericolo e il rischio che i piloti corrono rendono questi sport ancora più eccitanti. Questo è il percepito comune. Ed è proprio la velocità che ci ha fatto innamorare della nostra prima bicicletta.  Il rischio e la sensazione che non tutto sia sotto controllo ci ha fatto compagnia durante le prime discese in bob o sugli sci, da ragazzini, e l’adrenalina ci ha fatto tremare e sorridere allo stesso tempo.

Tuttavia, questa componente di pericolosità e rischio non è un ingrediente sempre amato dalle aziende e dai brand che sponsorizzano. La paura è che il pericolo si trasformi in tragedia e che i benefici di marketing della sponsorizzazione si trasformino in un boomerang che vola pericolosamente contro chi lo ha scagliato.

Più di una volta ci siamo sentiti dire: “Gli sport a motore ci piacciono, ma sono troppo pericolosi. Non possiamo fare un investimento su discipline così rischiose”. È una posizione comune, ma che non risponde a realtà.

Ma cosa dicono i numeri?

Siamo certi che gli sport del motore e segnatamente  F1 e MotoGP, siano più pericolosi di altre discipline o di altre attività che a prima vista sembrerebbero distanti anni luce dal rischio d’incidente? Proprio dei  rischi e degli incidenti collegati agli sport del motore che vogliamo scrivere oggi. È un argomento  delicatissimo e difficile da trattare che affronteremo basandoci sui numeri.
Prenderemo in considerazione  gli ultimi 40 anni dei più importanti e popolari campionati del motorismo mondiale: F1 e MotoGP.

Ne scriviamo dopo il Gran Premio d’Italia del Mugello che ha visto, nelle prove del venerdì, una caduta di Pirro ad oltre 270 Km all’ora che, fortunatamente, si è risolta senza gravi conseguenze.

40 anni di gare

Dal 1978 ad oggi, in quaranta anni di gare, sono purtroppo deceduti, sotto gli occhi di centinaia di milioni di persone, 6 piloti di F1 e 19 piloti collegati al campionato di MotoGP. Perdite dolorosissime che hanno segnato lo sport, perdite che hanno fornito l’impulso, se vogliamo trovarci qualcosa di non negativo, a cambiare le regole contribuendo a migliorare la sicurezza di queste discipline. E che hanno spinto i produttori di protezioni e abbigliamento tecnico a cercare soluzioni e tecnologie d’avanguardia. Telai, tute, caschi ed equipaggiamento in genere hanno fatto passi da gigante con un innalzamento delle condizioni di sicurezza di tutti i partecipanti.

L’introduzione dell’Halo in F1 e l’airbag obbligatorio nelle tute della MotoGP  stanno a dimostrare che anche nel 2018 si è fatto un ulteriore passo in avanti verso la sicurezza. In passato i piloti erano maggiormente esposti: oggi le cose sono migliorate.

Numeri a confronto

Premesso che anche una sola vittima nel motorsport è una vittima di troppo, vogliamo porre un quesito: secondo voi quante persone hanno perso la vita sciando, cadendo da cavallo, facendo ginnastica artistica o giocando a calcio nello stesso periodo?
E come possiamo paragonare questi numeri a F1 e MotoGP? Per strano che possa sembrare i motori con un totale di 25 decessi in 40 anni sembrerebbero molto meno pericolosi delle sopraccitate discipline.

Pensate che nella sola Italia le vittime legate alle pratica sportiva sono almeno 100 l’anno, come dimostra questa inchiesta. E l’ utilizzo della bicicletta costa la vita ad una persona ogni 35 ore. In aggiunta ci sono attività che mai ci aspetteremo di annoverare tra le più pericolose ma che mietono vittime.Una di queste, andare a funghi, è più mortale di F1 e Motociclismo messe insieme

Alleghiamo un vecchio articolo di Repubblica. I dati si ripetono anno dopo anno, potete controllare voi stessi su Google (quelli di cui scrivo si riferiscono alla sola Italia). http://www.repubblica.it/cronaca/2010/08/29/news/funghi_strage-6588917/

Ovviamente si tratta di stragi silenziose, che avvengono lontano dalle telecamere, che non riguardano persone famose e che quindi non hanno l’impatto mediatico che un evento tragico in diretta televisiva inevitabilmente porta con se’.

In Conclusione

Quello della pericolosità di determinate discipline sportive è un argomento delicato e non semplice da trattare senza correre il rischio di apparire cinici. La verità, tuttavia, è che il tema della pericolosità del motorsport mal si applica a ragionamenti sulle sponsorizzazioni e sul business. Formula 1 e MotoGP non sono più pericolose di calcio, ciclismo e discesa libera o via discorrendo. Al contrario: le discipline del motorsport hanno contrbuito in maniera significativa al miglioramento delle condizioni di sicurezza sulle strade per automobilisti e motociclisti. Se abbiamo monoscocche, giacche con protezioni e caschi dalle straordinarie proprietà, lo si deve anche all’industria del racing.

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