MotorShow, cortesie per gli ospiti. Come si guarda la fine di un’era.

 In Motorshow, Motorsport

Motorshow 2013

Mi sono tenuto dentro queste righe per qualche giorno. Le ho covate, come si fa con la rabbia ed il risentimento, nella speranza che l’ira scemasse e lasciasse il posto solo ad un velo di tristezza. O delusione, scegliete voi le parole. Così non è stato e quindi eccomi qui, ad una settimana dal comunicato con cui GL Events sancisce la fine di un salone storico e di una fiera importantissima. Non si lasci il posto a pie illusioni: quella che è stata decretata non è la scomparsa di un’edizione (la 38esima), ma la fine di un’era, perchè forse il MotorShow tornerà, qui o a Milano, ma è ufficiale che una spina è stata staccata. E non si può ignorare.

Parlo da responsabile comunicazione di un’agenzia di Marketing Sportivo, certo, ma anche da Bolognese. E per entrambe queste anime questo annuncio è un colpo doloroso e bassissimo perchè ci perde il mercato (proprio quel mercato cui sono state addossate le responsabilità della serrata) e ci perde la città. Molto. Perchè Bologna, che non ha una Settimana della Moda né un Festival del Cinema né un Colosseo da mettere in bella mostra, di queste fiere ci vive e ci viveva. E il MotorShow era un evento, una parte importante dell’anno felsineo, amato o odiato dai cittadini (che ne lamentavano il traffico ma ne apprezzavano il prestigio riflesso), ma che apparteneva a Bologna e a tutti i bolognesi.

Una fiera è ricchezza, lo sanno persino i bambini. Specialmente quando è una fiera non troppo di settore, aperta a tutti, che raduna in un sol luogo le passioni e i sogni di grandi e piccini. Si dica quel che si vuole, ma i numeri erano da capogiro. L’economia secondaria generata ancora maggiore. Il biglietto da visita che la città presentava al mondo intero praticamente incalcolabile. Si perde tanto, tantissimo, con la scomparsa del MotorShow: da tanti posti di lavoro a molto business potenziale, dai soldi dei panini a quelli degli alberghi e dei taxi, fino ancora ad una montagna di ricordi e di sensazioni che saranno sempre indissolubilmente legati a Bologna. Si chiama geomarketing, ed ha un valore. Ci sono ragazzi -li ho conosciuti- che venivano al MotorShow come si fa il viaggio della maturità: era un momento della vita, uno scalino, una delle prime gite fuori con gli amici. Ridete, se volete, ma è così. E chi ci è stato lo sa.

Singolarmente però, le parti in causa anzichè fare quadrato han giocato alla patata bollente, rimbalzandosi la palla fino a quando questa è caduta e si è rotta.

Ci si aspettava altro. Ci si aspettava che le organizzazioni, la Fiera, il Comune, la comunità si facessero carico di salvare il salone. Ora si grida con scandalo alla mancanza di informazioni, ma non è che l’ennesimo atto di una commedia conosciuta e tristissima, in cui gli attori vanno in scena quando è già finito tutto. Ci si aspettava che gli amministratori, nessuno escluso, avessero imparato qualcosa da questa città: una città che da sempre vive con le porte aperte e che da queste porte aperte ha sempre tratto ricchezza e sapere. Vedi alla voce Università. Vedi alla voce Fiere. E non è un caso che proprio mentre queste cose si vanno perdendo, anche la città si stia perdendo con esse. Cortesie per gli ospiti, o chiamatele come vi pare.

Tutto questo, sia ben chiaro, non arriva senza preavviso, come un fulmine a ciel sereno. Al contrario, vi erano state avvisaglie chiare negli anni passati, che imponevano di prendere misure cautelative ben preciso, a livello concettuale ed economico. Avvisaglie che non si potevano ignorare, se non volontariamente, ed è proprio questo a fare male. Le soluzioni c’erano, fossero esse tattiche e strategiche, ma l’impressione ancora una volta è che non si sia voluto trovarle. Andavano bene edizioni ridotte, un diverso equilibrio fra esposizioni e spettacolo, un diverso peso degli investitori una loro diversa scelta. C’erano possibilità di cordate, sinergie e Joint Venture, tutte parole molto affascinanti fino a quando non si tratta di metterle in pratica.

Che ci sia la crisi non è certo una novità, ma non è in nome di questo che possiamo mandare tutto allo sfascio e poi far spallucce. Si stacca un altro pezzo di città, un altro pezzo di Paese ed occorre riflettere con attenzione, con un’operazione di concerto, sulle cause e sulla conseguenze. Perchè il MotorShow non era la sagra del salume nostrano, ma il più importante salone italiano dell’automobile, nonchè la più importante fiera in Italia in quanto a numero di visitatori.

Due dati che è importante ricordare per fare capire, se mai non fosse chiaro, di che ordini di grandezza stiamo parlando. E di che cosa siamo disposti a cedere e a lasciare crollare, guardando dalla finestra verso la fine di un’era.

Emanuele Venturoli
 RTR Sports Marketing
 Pictures from the web

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