In MotoGP, Sponsorizzazioni Sportive, Sports Marketing

Quando Lunedì 30 Luglio il Team Forward Racing ha svelato le prime immagini ufficiali del prototipo con telaio MV Agusta per il campionato Moto2 2018, a molti appassionati sarà probabilmente scesa la proverbiale lacrimuccia.

È il ritorno sulla scena mondiale di uno dei marchi più prestigiosi e più vincenti della storia del motociclismo non solo italiano, ma europeo, 42 anni dopo la sua ultima apparizione nel racing che conta.

Ma, oltre alle ragioni affettive, cosa spinge un costruttore ad entrare (o ri-entrare) in un campionato del mondo come il Motomondiale, investendo soldi, attrezzature, tempo e risorse interne? Quali sono i benefici? E, in buona sostanza, a cosa serve il racing alle aziende dell’automotive?

MV Agusta: da Cascina Costa con Furore

La Meccanica Verghera Agusta viene fondata nel febbraio 1945 a Cascina Costa di Samarate, piccolo comune della provincia di Varese, per volontà del Conte Giovanni Agusta. Come spesso è accaduto nella storia del motociclismo e dell’automobilismo, anche la Meccanica Verghera Agusta nasce in realtà come costola di un progetto aeronautico, la Costruzioni Aeronautiche Giovanni Agusta S.A., azienda dello stesso Conte dedita alla costruzione e alla manutenzione di aerei militari.

Quando, proprio nel ’45 e successivamente alla liberazione, la costruzione di velivoli militari viene sospesa, l’intera fabbrica viene riconvertita alla produzione di “veicoli terrestri”: è proprio di quell’anno la Turismo ’98, la prima moto di “serie” prodotta da MV.

Gli anni 50 sono un periodo di grande espansione aziendale e di grande innovazione ingegneristica: MV introduce il cambio idraulico progressivo, i sistemi di iniezione per motori a 2 e 4 tempi e nuovi sistemi di lubrificazione. Le moto di Varese crescono in popolarità e in affidabilità: tanto che ai modelli 125 e 15 a quattro tempi del 1959 viene dato il nome di Centomila, come i chilometri che si potevano percorrere in garanzia.

Il periodo fra il ’59 e il ’71 è invece caratterizzato da un forte spirito racing. Persa l’ambizione di fare divenire la moto uno strumento di locomozione di massa, gli obiettivi del conte e del suo management si rivolgono verso le competizioni. Sono gli anni che i grandi appassionati ricordano come quelli dei talenti forse più fulgidi de motomondiale: Surtees, Read, Hailwood, ma soprattutto il grandissimo Giacomo Agostini fanno divenire il brand di Cascina Costa il più temuto sulle piste di tutto il mondo. Dal 1952 al 1974 MV Agusta vincerà 75 titoli iridati (38 piloti e 37 costruttori), imponendosi come il marchio europeo più vincente della storia delle due ruote; record che detiene tutt’ora.

mv-agusta-brutalePurtroppo, dalla morte del conte Agusta nel febbraio 1971 ai tempi recenti, le vicende del marchio vivono fortune alterne. È Cagiva a togliere il primo velo su MV Agusta nel 1991, dopo venti anni di di totale silenzio. Ma anche il gruppo dei Castiglioni -vera powerhouse delle due ruote del fino secolo scorso- poco può contro un tempo non galantuomo: Piaggio, la malese Proton, Harley-Davidson e poi di nuovo Castiglioni si passano la patata bollente (composta anche dei marchi  Cagiva, Husqvarna e Bimota) per una decina di anni sino a quando MV non torna finalmente sul Lago di Varese, con una compartecipazione al 25% di Mercedes AMG. È la nuova MV Agusta, che pur non senza difficoltà, riesce ad uscire dal guado della crisi finanziaria anche grazie alla produzione di modelli di straordinario fascino e performance, che stregano i clienti di tutto il mondo: la Brutale, la F4 e la F3, insieme alla Dragster e alla Turismo Veloce sono i modelli del futuro.

Nel 2017 Castiglioni riprende da Mercedes AMG il 25% delle quote, tornando in possesso della totalità dell’azienda. Nello stesso anno, finalmente, il gruppo comunica di essere tornato in utile.

Perchè un costruttore corre nel Motomondiale?

moto-2-mv-agustaIl 2019 segnerà il ritorno di MV Agusta nel motomondiale, a fianco del Team Forward Racing, unicamente nel campionato Moto2 e con la funzione di Telaista (i motori di tutta la classe Moto2 verranno forniti da Triumph). È un’assenza durata 42 anni: un lasso di tempo infinito in un mondo come quello della massima competizione mondiale per motocicli, decisa da decimi, se non centesimi di secondo. Saltare il divario scavato dal tempo è un’operazione che richiede coraggio, fiducia e straordinaria consapevolezza, oltre che un investimento importante, in termini di uomini e di danari.

Cosa spinge MV Agusta a rientrare? E, più in generale, perchè  grandi costruttori come Honda, Ducati, Suzuki, Yamaha, KTM, Aprilia e via discorrendo ogni anno impegnano imponenti risorse per stare nei campionati MotoGP, Moto2 e Moto3? Non possiamo fornire le risposte ufficiali delle case costruttrici, ma possiamo certamente ipotizzare alcune ragioni di marketing.

Una straordinaria piattaforma mobile di marketing

Iniziamo con il dire che il motomondiale è una straordinaria piattaforma di visibilità e awareness per tutti i costruttori di motocicli. Grazie alla visibilità del Campionato, che raggiunge 208 paesi collegati in tutto il mondo per 19 tappe all’anno, MotoGP, Moto2 e Moto3 sono certamente uno dei veicoli di comunicazione più potenti per chiunque sia nel settore delle motociclette stradali. Essere sulla griglia di partenza di un Gran Premio significa finire sotto gli occhi di milioni di potenziali consumatori in tutto il mondo. A questo si aggiunge che la MotoGP è un campionato itinerante, capace quindi di permettere operazioni online e offline di promozione su territori molto diversi e distanti.

Un simbolo di eccellenza

C’è poco da fare: essere nel principale campionato del mondo a due ruote significa eccellenza. Semplicemente per potere competere a certi livelli è necessario che il costruttore, la tecnologia impiegata e i progetti creati siano di qualità altissima. Questo è un fatto ben conosciuto dai clienti, dal pubblico e dai consumatori, che riconoscono nella MotoGP e nella Formula 1 il pinnacolo dei rispettivi mondi, a due e quattro ruote. A livello di posizionamento di brand, la partecipazione a queste serie comunica immediatamente qualità e valore.

Uno strumento di innovazione e di tecnologia

Il Motomondiale, come la Formula 1, è un campionato di prototipi. Ciò significa che i mezzi che vi corrono ogni domenica non sono quelli che si possono trovare quotidianamente nelle concessionarie delle varie case. Questo fa sì che la MotoGP sia un eccellente territorio di ricerca e sviluppo per tutti i costruttori, che possono poi portare dalla pista alla strada l’innovazione sviluppata nelle gare. Moltissime delle tecnologie sviluppate nell’ambito del racing, sia a due che quattro ruote, sono poi state impiegate per i veicoli che ogni giorno utilizziamo per andare a lavorare o in vacanza con la famiglia: telai monoscocca nelle auto, controlli di trazione, anti-wheeling, impianti frenanti di ultima generazione e via dicendo.

Essere al punto più alto del racing significa quindi anche garantire ai propri clienti “tradizionali” un eccellente background di ricerca tecnologica. È un attestato di qualità, ma anche di innovazione e di sicurezza

Un business per ampliare il business

Come ribadito in più di una occasione, campionati eccellenti come quelli menzionati sono incredibili luoghi e contesti per ampliare e potenziare il proprio business. Il Paddock, ma è lo stesso per l’intero circus, è un luogo popolato dal meglio dell’industria delle due ruote e una unica possibilità di operazioni B2B e di espansione dei confini del brand. Spesso nelle nostre pagine parliamo di questi luoghi come di un “club esclusivo”: occasioni in cui il meglio dell’automotive e i principali investitori e stakeholders di raccolgono sotto la stessa egida.

Non solo: le opportunità di hospitality, sempre gradite agli ospiti, rappresentano un modo unico per premiare i clienti migliori, per offrire weekend indimenticabili a potenziali investitori e per premiare il proprio staff per il buon lavoro svolto. Spesso è proprio fuori dagli uffici e lontano dai luoghi classici del lavoro che si concludono gli affari migliori: le piste sono proprio uno di questi luoghi.

Una grande storia da raccontare

A livello comunicativo, d’altro canto, vale per i costruttori quello che vale anche per gli sponsor: il motomondiale equivale ad una grande storia da raccontare, spendibile in marketing e comunicazione, certi di incontrare il favore di pubblico e una crescita nell’interesse su social e mezzi online e offline. In un mondo, specie quello digitale, in cui content marketing e storytelling sono diventati conditio sine qua non per una efficace strategia di comunicazione aziendale, le serie sportive di alto profilo possono rivelarsi uno strumento di sicuro effetto.

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