In Hockey

zemgus girgensons

L’All-Star Game NHL si avvicina a grandi falcate, ed è ormai tempo di tirare le prime somme. Conferme, sorprese e delusioni sono all’ordine del giorno, ogni anno; ma quest’anno qualcosa ha dell’incredibile.

Ormai da diversi anni le quattro maggiori leghe professionistiche nordamericane hanno istituito un sistema di votazioni per cui i tifosi possono cercare di assicurare un posto alla partita delle stelle ai propri beniamini. Solitamente queste votazioni decidono le formazioni titolari, mentre il lotto dei rimanenti giocatori viene scelto dagli “addetti ai lavori” tra i più meritevoli. Da quando in NHL si è abolito (discutibilmente) il concetto di scontro Est vs Ovest, trasformandolo in uno scontro tra due squadre fatte a scelte come alle partitelle dell’oratorio, le votazioni servono semplicemente a delineare sei partecipanti alla partita: tre attaccanti, due difensori e un portiere.

È capitato di recente che le votazioni favorissero pesantemente i giocatori della squadra di casa, a scapito talvolta del talento o del merito. Ad esempio, nel 2009 quattro dei sei titolari dell’Est furono giocatori dei Canadiens, mentre tra i sei eletti dal pubblico nel 2012 ci furono quattro Ottawa Senators. Quest’anno l’All-Star Game si tiene a Columbus, sede di una squadra priva di super-superstar, e quindi ecco che le votazioni hanno dato un esito talmente strambo da sembrare quasi assurdo.

Carneade: chi era costui?”. Mai citazione fu più azzeccata. Il leader per voti ricevuti, la cui posizione non è mai stata in discussione durante l’intero processo di votazione, è stato Zemgus Girgensons. Un giocatore al suo secondo anno in NHL, che mai nella sua carriera in Nordamerica si è fatto particolarmente notare, ma che ha una peculiarità: è l’unico giocatore lettone in NHL. E la Lettonia, paese di buona tradizione hockeistica che alle ultime Olimpiadi ha ben figurato dando filo da torcere al Canada, ha pensato bene di votare in massa per il proprio rappresentante. I tifosi dei Buffalo Sabres, poi, hanno foraggiato costantemente l’esplosione del fenomeno Zemgus, ed eccoci qua, nella situazione in cui un semisconosciuto giovane lettone ha distanziato le più note supersuperstar della NHL  guadagnandosi un posto all’All-Star Game. Intendiamoci, non è affatto un brocco: le sue statistiche stagionali sono più che decenti (11 reti e 20 punti in 39 partite); credo però che, senza il supporto dei voti, purtroppo per lui, non sarebbe stato scelto per giocare. Eccolo lì, invece, con un’opportunità di dimostrare al mondo intero di meritarsi il posto e di cominciare a prenotarlo per gli anni a venire.

Gli altri cinque giocatori, invece, sono tutti dei Chicago Blackhawks: Patrick KaneJonathan Toews, Duncan Keith, Brent Seabrook, Corey Crawford. Non credo di aver mai visto una “fan base” votare così compatta in massa i giocatori della propria squadra, e a supporto di ciò va aggiunto che tra gli attaccanti, tra i successivi piazzati, ci sono anche Marián Hossa e Patrick Sharp, con il solo Sidney Crosby a rompere il dominio Hawks.

Insomma, praticamente un plebiscito, per un verso o per l’altro. Se proprio devo essere onesto, tutto questo non mi piace e non lo trovo neanche giusto. Sono convinto che in questo frangente la gente abbia abusato del “diritto” di voto concesso, approfittando per di più del fatto che si poteva votare fino a 10 volte al giorno, per più giorni.

Credo che il concetto della votazione sia una sorta di “sondaggio” da parte della Lega per chiedere al pubblico chi pensa che siano i più meritevoli di far parte della selezione All-Star. Questo non è votare per i più meritevoli, perché guardando la stagione in corso è ovvio che non lo sono. Se può essere vero per Kane, Toews e Keith, che comunque la loro buona stagione la stanno disputando, non lo è assolutamente per gli altri tre. Di Zemgus (perdonatemi la confidenza, ma il nome è più semplice da leggere del cognome) ho già detto; Brent Seabrook non mi sembra particolarmente sugli scudi quest’anno, così come la stagione di Crawford, nella gabbia degli Hawks, lascia piuttosto a desiderare (molto meglio il suo backup Antti Raanta).

Per indicarne uno per ruolo, ad esempio, mi sarei aspettato: John Tavares, leader dei sorprendenti Islanders; Mark Giordano, vero caposaldo difensivo dei Flames e serio candidato al Norris Trophy; Pekka Rinne, dei Predators, che sta inanellando una vittoria dietro l’altra. Ma anche uno Jakub Voráček, per dire, che sta cercando di tenere in piedi quasi da solo l’attacco degli zoppicanti Flyers, avrebbe avuto diritto a una posizione più elevata.

Insomma, dagli una mano e si prendono un braccio, come si suol dire, e questo è quello che ha fatto il pubblico dell’All-Star Game quest’anno. Peccato. Per fortuna, però, ci sono almeno altri 34 posti disponibili (se non sbaglio), e quelli sì che saranno occupati da gente meritevole. Speriamo di vedere un bello spettacolo.

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