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Honda HRC e Red Bull Racing si stanno trovando oggi per le mani un problema di non poco conto: i loro piloti, anzichè aiutarsi vicendevolmente, si fanno la guerra. E’ quello che capitò a Valentino e Lorenzo anni fa e prima ancora a molti altri (Prost e Senna giusto per citare un caso). Da cosa e perchè nascono le rivalità interne ad un team? Ci sono  fattori comuni? Proviamo a spiegare.

Diceva quel tale, riferendosi ad uno sport giocato con la palla a spicchi, che bisogna giocare per il nome che si ha sul davanti della maglia e non per quello che si ha sul retro. In parole povere, occorre giocare per la propria squadra più che per sè. Parole nobili, non c’è che dire, ma poi fra il dire e il fare v’è una bella differenza. Inoltre, ed anche questo è importante, bisogna vedere a cosa si gioca.

Non è un caso che la stagione MotoGP e quella di Formula 1 2013 si siano aperte con in primissimo piano le accese rivalità fra alcuni compagni di squadra: Pedrosa e Marquez da una parte, Vettel e Webber dall’altra. Più che semplici scaramucce, queste battaglie interne rischiano di trasformarsi in accese rivalità fratricide in cui nessuno vuole fare un passo indietro. La cosa fa audience, crea emozione attorno allo sport e galvanizza i tifosi di questa o quella parte, ma crea danni enormi all’interno delle scuderie e situazioni personali difficili da gestire.

Schermaglie in casa

In casa Honda HRC le schermaglie hanno ricevuto battesimo ufficiale sabato scorso durante le qualifiche del Gran Premio di Losail di MotoGP in Qatar. Per la terza tornata di fila, Pedrosa si è trovato incollato alla ruota posteriore Marquez, intento a prendere la scia del compagno di squadra per fare tempi migliori e sopratutto per studiare le traiettorie più efficaci. Tradizionalmente questo è un comportamento mal sopportato durante prove libere e qualifiche: vi è una sorta di patto fra gentiluomini fra i piloti che prevede di tenersi a debita distanza l’uno dall’altro, per evitare di infastidirsi. Evidentemente al giovane Marc nessuno l’aveva spiegato o, molto più probabilmente, lo spagnolo ha deciso che la cosa lo interessava assai meno che carpire scia e traiettoria del compagno di squadra. Pedrosa, che è un rider esperto e poco disposto a farsi bagnare il naso dall’ultimo arrivato, ha deciso di non usare le maniere della domenica. In piena curva, con Marquez a pochi centrimetri, ha chiuso il gas e tirato la leva del freno, costringendo il Campione Moto2 ad una decisa sterzata e a un bel rischio. Chi ha orecchie per intendere.

Più eclatante –e lungamente discusso– è il problema in casa Red Bull Racing. Durante l’ultimo Gran Premio, ignorando i pur evidenti ordini di scuderia, Sebastian Vettel ha superato Mark Webber per andare a conquistare la prima vittoria stagionale. Gelo sul podio e scuse balbettate da parte del 3 volte Campione del Mondo che non sono servite a placare nè i vertici della scuderia, nè il compagno di squadra nè tantomeno i media.

Fatte le debite premesse, occorre analizzare i fattori comuni a questi due casi che -ribadiamo- non sono se non la punta di un iceberg assai profondo nella storia del motorsport.

Andiamo con ordine

  • 2 IS MEGL’ CHE 1 – Recitava un celebre commercial anni ’90 reclamizzante un gelato due gusti. Per quanto banale possa sembrare, 2 è un numero strano e difficile da gestire. Avere una squadra da 2 piloti è diverso che avere una squadra da 11 calciatori o 5 cestisti, così come è diverso che gestire un solo nuotatore o un tennista. 2 è un numero che porta inevitabilmente al confronto 1VS1 e che prevede per forza che uno sia migliore dell’altro. Anche psicologicamente, questo è un fattore che molti sport non conoscono.
  • SUPERIORITA’ TECNICA – Sia nel caso Honda che nel caso Red Bull Racing, parliamo dei due mezzi probabilmente più veloci e prestanti dei rispettivi Campionati. Questa supremazia tecnica consente ai piloti di sollevarsi in molti casi rispetto alla concorrenza e di non avere altro rivale se non, appunto, il compagno di squadra.
  • DIFFERENZA D’ETA’ – Tanto per Vettel – Webber quanto per Pedrosa – Marquez esistono divari di età difficilmente ignorabili. In entrambe le coppie, ma valeva anche per Rossi – Lorenzo, abbiamo un pilota molto esperto da un lato e un ragazzino velocissimo e molto aggressivo dall’altro. A riprova di questo fatto, ad esempio, ciò non è vero per il caso di Scuderia Ferrari, dove Alonso e Massa  hanno più o meno la stessa età.
  • POTENZIALE DI VITTORIA – Lorenzo, ultimo arrivato in casa Yamaha Factory Racing, al secondo anno con Rossi vinse il titolo. Vettel, più giovane di Webber, di titoli ne ha vinti tre. Con ottime probabilità, se tutto andrà come deve andare, prima o poi Marquez vincerà un Mondiale MotoGP a discapito dello stesso Pedrosa. In ognuno di questi casi, i “vecchi” hanno paura (o in alcuni casi la certezza) che le seconde guide abbiano maggior successo di loro. Questo, riprendendo l’eccezione che fa la regola di Ferrari, è improbabile per Alonso e Massa.
  • ORDINI DI SCUDERIA – Sia Yamaha che Red Bull che Honda HRC tendono per etica a non esplicitare gli ordini di scuderia. Ciò non significa che non ci siano, ma che -almeno su un piano formale- si osservi la politica del “vinca il migliore”. Nel caso del GP di Malesia, il muretto Red Bull aveva ordinato di non rischiare e di arrivare al traguardo congelando le posizioni, con Webber primo e Vettel secondo. Idem dicasi per Honda HRC, che ha messo sia Pedrosa che Marquez nella condizione di vincere. Altre scuderie invece sono molto esplicite su questo punto: ci sono prime guide e seconde guide. Si pensi a Hamilton e Rosberg. O a Crutchlow e Smith.
  • CARATTERE – Per quanto banale possa sembrare, il nuovo arrivato deve  avere caratteristiche mediatiche e personali che mettano un po’ in ombra il grandi vecchio. Sfacciati, carini, più abili con i media, divertenti, arroganti e un po’ presuntuosi, tutti i giovani che puntano al top hanno elementi in comune che ai “grandi” non piacciono per niente ma che tifosi e giornalisti adorano.

Quando questi elementi vanno livellandosi, come nel caso di Rossi e Lorenzo quest’anno, le rivalità tendono a trasformarsi in pacifico spirito di competizione, in cui si cerca di prevalere nel rispetto dell’altro e senza accanimenti. D’altro canto, non v’è dubbio che le rivalità siano il sale e il succo di ogni sport. Noi ci auguriamo di vederne tante, di sportellate dentro lo stesso box.

Forse Suppo, Horner e Jarvis non sono dello stesso avviso.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Mareting
Nelle foto Marc Marquez e Dani Pedrosa, Mark Webber e Sebastian Vettel, Jorge Lorenzo e Valentino Rossi (in una vecchia immagine)
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