Pininfarina passa a Mahindra. Un altro pezzo d’Italia che se ne va

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Pininfarina_mahindraTanto tempo fa, in una galassia lontana lontana ( giusto perchè è tempo di Star Wars) c’era un giovane carrozziere Torinese, Battista Pinin Farina, che del martello e della lamiera aveva saputo fare un’arte. Dalle sue mani, e da quelle dei suoi collaboratori, nacquero alcune delle forme e delle vetture più iconiche non solo della storia dell’automotive, ma dell’intero design mondiale.

Ieri, dopo che già dalla giornata di venerdì i mercati avevano dato segnali di irrequietezza nei confronti del titolo, la PinCar, la holding che controlla il 76% di Pininfarina, ha firmato un accordo per cedere l’azienda al gruppo indiano Mahindra. Mahindra & Mahindra e TechMahindra acquisteranno la totalità della quota di PinCar per 1,10 euro ad azione, prevedendo di lanciare un’OPA  immediatamente dopo per raggiungere quota 30 milioni di euro.

I vertici aziendali, come è prevedibile, salutano con gioia il passaggio al gruppo indiano, che coincide con ogni probabilità anche con il termine di un periodo di grande sofferenza cominciato nei primi anni 2000 e che aveva poi portato di fatto le banche a controllare il marchio nel 2009. A tal proposito gli indiani hanno messo sul piatto anche 110 milioni di Euro come garanzia contro i debiti. Così, per spiegarci come si fa.

Nonostante i proclami e le promesse dunque, perché “tutto rimarrà in Italia” fino a prova del contrario, una delle più prestigiose firme dell’industria nostrana finisce sotto l’egida bianco verde e arancione della penisola asiatica. Pinifarina segue così Alitalia, Italcementi e Pirelli, ma anche Ducati e Lamborghini, se vogliamo restare in temi più motoristici. 

Rimane l’amaro in bocca e il rammarico di avere perso per la strada l’ennesimo pezzo di storia bella e di successo. E soprattutto nostra. Nonostante il management sventoli la bandiera della vittoria, non può esservi soddisfazione nel vedere emigrare, a partire dalla proprietà, qualcuno o qualcosa che ci ha regalato ancora una volta l’orgoglio di essere italiani.

Certo, perché proprio di questo si tratta.

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