In Marketing Sportivo

A costo di ripeterci, ritorniamo sull’argomento sponsorizzazioni gonfiate e fatture false. Lo facciamo dopo che alcune fonti di informazione hanno dato conto, qualche giorno fa, di nuove operazioni illecite legate al mercato delle sponsorizzazioni nel motorsport. 24 procure coinvolte, 135 pagine di sentenza, 80 milioni di euro lavati e riciclati attraverso il circus della Formula 1 e un buon numero di personaggi -anche di primo piano- coinvolti in uno scandalo che ancora una volta getta fango e onta su un mestiere, un’industria e un mercato intero. Il fascicolo dell’inchiesta è stato intitolato semplicemente “Autodromo” e basta questo per mettere una grande, infinita tristezza.

Di nuovo, a costo di ripeterci, è necessario un deciso e definitivo repulisti. È necessario che i colpevoli -che hanno nomi e cognomi e indirizzi e numero di conto corrente- vengano non solo consegnati alla giustizia, ma ricevano una punizione esemplare. In primis in quanto truffatori, ed in secondo luogo in quanto responsabili di avere fatto cadere sul sistema sportivo un’ennesima, violentissima mazzata.

È un colpo in più su un movimento che finisce sulle prime pagine dei quotidiani più per i propri vizi che per le proprie virtù. Un movimento che ha permesso -per pigrizia, indolenza o imperizia- che pochissimi individui facessero terra bruciata attorno alla sponsorizzazione e al motorsport intero, lasciando i pur tanti onesti a ricostruire su macerie, volta dopo volta, sopportando le occhiatacce e i sorrisi a denti stretti.

Sì perché intendiamoci, tanto per esser chiari: questi signori non sono e non si atteggiano a “furbetti del quartierino”. Non sono teppistelli da quattro spicci, che campano di qualche marachella ogni tanto. Sono figuri della peggior specie a pieno titolo, con società fantasma in paradisi fiscali e un grande quantitativo di scatole cinesi attraverso le quali filtrare i proventi illeciti.

Cambio di cultura e riconoscimento della professionalità

Più volte su queste pagine, con tentativi fin troppo ottimisti, abbiamo invocato un cambio di cultura, una ripartenza dal basso, un ritorno ai professionisti e ai professionismi. È evidente che tali richiami non solo rimangono inascoltati, ma non possono trovare fondamento in un sistema che non prevede misure severissime per chi sgarra.

La misura è colma, e l’impressione è che un’intera professione sia sul rischio del collasso a furia di scandali, malefatte e simili colpi di teatro. Quel che forse non è chiaro è che lo sport non può permettersi né simili crisi di credibilità, né di perdersi il valore generato dal marketing sportivo e dalle sponsorizzazioni. Quel che forse non è chiaro, di nuovo, è che sulla barca ci siamo tutti, e si affonda tutti insieme.

A costo di ripeterci, infine, non possiamo che constatare nuovamente la fatica -ma anche l’orgoglio- dei tanti che fanno onestamente questo mestiere, da sempre. E che oggi dovrebbero, in coro, unirsi una volta per tutte e pretendere regole chiare e procedure certificate per potere operare con sicurezza e garanzie.

 

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