In Formula 1, MotoGP, Sport News

Primissimo volo della settimana dedicato alla paranza estiva da motori che i calendari di MotoGP e Formula1 ci hanno imposto e proposto ieri. Con una sostanziosa fetta dell’italico popolo al mare a cercare refrigerio dalla canicola cittadina -e la restante ad affollare le piscine comunali, i campionati a motore propongono due belle gare in quel, rispettivamente, di Silverstone e Sachsenring.

Mark Webber su Red Bull Racing porta a casa la coppetta ricolma di fish and chips del primo classificato al Gran Premio di Inghilterra, totalizzando la sua seconda vittoria stagionale e piazzandosi saldamente al secondo posto della classifica mondiale con 116 punti, a soli 13 da Fernando.

L’australiano conduce una gara educata e vivace, pur senza particolari lampi di genio, a bordo di una vettura che pare tornata ai fasti del recente passato. Il progresso tecnico che Red Bull e Ferrari hanno compiuto in questa prima prte di stagione è chiaramente dimostrato dall’ordine di arrivo dei primi 4: Webber, Alonso, Vettel e Massa. No, non suo fratello, Massa quello lì. Quello solito.

Alonso, dal canto suo, non molla un colpo mai e pare ormai davvero imbarcato in una crociata che tutto è tranne che onirica. Gli manca che a Maranello gli diano anche un paio di briglie e gli stivaletti con gli speroni e poi ci siamo: da questa Ferrari l’asturiano sta tirando fuori davvero il meglio e quando Hamilton circa a metà gara compie l’azzardo di sorpassarlo, Nando ci mette pochi metri a rimettere a posto l’inglesino con metodi che poco hanno a che spartire con le cortesie per gli ospiti.

Fer, come lo chiamano in Ferrari (senza brillare per fantasia, aggiungo), sta davanti per quasi tutta la gara. Poi, eccola all’orizzonte, l’inutile regola: occorre finire la gara usando tutti gli pneumatici e il team radioPit Fernando Pit” segnala a tutti gli apparecchi collegati l’inizio della fine. Per una singolare legge di Murphy applicata alla Formula 1, quando vai bene con un treno di gomme andrai malissimo con il treno successivo. Puntuale. Con le morbide Alonso fatica a decollare e Webber lo recupera, passandolo easy a dei giri dalla fine e trotterellando verso il traguardo. Dietro nulla da segnalare: McLaren non pervenute, bene come al solito le Lotus, con Grosjean che non ha neppure bisogno di ulteriori prove a dimostrazione dell’eccellente pilota che è divenuto.

Ora, col bene che ti voglio, le domande sono due: la prima, di rapida gestazione, chiede come sia possibile andare molto più piano con le morbide che con le dure, quando il rapporto usura/prestazioni dovrebbe essere inversamente proporzionale. Ma vabbè.

La seconda, molto più spinosa, è quanto il mondo del motorsport sia disposto ad accettare il fatto che sempre più spesso il fattore decisivo di una gara siano le gomme. Nel Mondiale degli pneumatici, più volte abbiamo detto quanto la Formula 1 stia cercando, con profitto per quel che ci riguarda, di rendere più avvincente la bagarre domenicale. DRS, Kers e ciappini vari (come li chiama mia mamma) sono divertenti e utili allo spettacolo, ma rimangono nello spettro delle possibilità. Sono armi in più che i piloti possono usare, un po’ come i gusci di tartaruga a Super Mario Kart. Ma che qualcuno debba obbligatoriamente fermarsi a montare gomme che ti fanno andare due secondi più piano al giro, beh, ecco, mi pare controproducente. Senza gomme morbide, e potendo rimanere sulle dure, Alonso avrebbe vinto senza dubbio.  Amen.

Rimane, in ogni caso, un mondiale di caratura straordinaria.

E adesso MotoGP

L’ambaradan si fa divertente anche in MotoGP dove Dani Pedrosa conferma di essere il re del Sachsenring e incide sulla cintura la prima tacca di questa stagione 2012. Nel paddock si ride e si scherza ma quando il circus si sveglia, il piccolo spagnolo -che sino ad oggi ha fatto paura come i ragni di gomma- è secondo in classifica generale, sei punti avanti a Casey Stoner. Ops.

A proposito di Stoner: l’australiano forse fatica ancora a capire il metodo di assegnamento del punteggio all’interno del Campionato e tuttora maldigerisce il fatto che un secondo posto sia comunque meglio di una caduta all’ultima curva  in termini di classifica.

L’errore che Casey compie all’ultima tornata non ha scusanti ed è da scuola guida in termini di valutazione tattica della gara: nella affannata rincorsa di Pedrosa l’australiano (che pochi giri prima aveva già giocato il jolly, piegando sull’erba)  butta troppo giù la sua Honda HRC e scivola via, spalancando il portone a Lorenzo che arriva misteriosamente secondo e riporta a 20 punti il distacco dall’ex Campione del mondo.

Bene anche Dovizioso, ottimo terzo davanti a narcolessia Spies, che non ha un guizzo di vita probabilmente da quando gli hanno regalato le cuffie nuove per l’iPod e si fa gabbare come un bambino negli ultimi metri. Per il Dovi è il terzo podio stagionale e forse qualcuno dovrebbe riflettere sul fatto che questo ragazzino stia mettendo già parecchie volte il muso di una moto satellite davanti a quelle ufficiali.

Valentino Rossi, sesto, guarda con fiducia al futuro marchiato Audi verso cui si sta incamminando la sua Ducati. “Ci ho parlato, quelli dell’Audi sono interessati ad aiutarci. Farlo con me? Sì, certo. In che modo? Cominciare tutto da zero non serve. Secondo me è più intelligente migliorare quello che abbiamo, Dobbiamo prendere le cose buone della moto che abbiamo adesso, io e il mio team abbiamo dato indicazioni molto chiare ormai da qualche mese”. A Borgo Panigale tremano già, li sento da qui: intanto Honda e Yamaha sono sempre più lontane.

By Emanuele Venturoli - RTR Sports Marketing
Nella foto: Dani Pedrosa
Courtesy - Honda HRC Racing

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